POST CINEMATOGRAFICI

indice completo dei  1300 film 2016 - 2018

lista film (pdf)  2015   2014   2012-13

2016

1 - 50

51 - 100

101 - 150

151 - 200

201 - 250

251 - 300

301 - 350

351 - 403

 

2017

1 - 50

51 - 100

101 - 150

151 - 200

201 - 259

260 - 299

300 - 349

350 - 399

400 - 443

2018

1 - 50

51 - 100

101 - 150

151 - 200

201 - 250

251 - 300

301 - 350

351 - 400

401 - 454

2019

1 - 50

51 - 100

       

micro-recensioni dei film guardati nel 2016   (dal 1°al 50°)


leggi tutte le 50 micro-recensioni (in basso, dopo i poster)

Ted Tetzlaff, USA, 1949

Luis Berlanga, Spa, 1981

Emilio Aragón, Spa, 2010

José Luis Cuerda, Spa, 1995

Mira Nair, India, 2001

Danny Boyle, USA, 2015

Kenji Mizoguchi, Jap, 1940

David O. Russell, USA, 2015

Benito Alazraki, Mex, 1954

Volker Schlöndorff, Ger, 1979

Carlos Saura, Spa, 2002

Eliseo Subiela, Arg, 1986

Erich von Stroheim, USA, 1924

Jaime H. Hermosillo, Mex, 1979

Mel Brooks, USA, 1974

Stefan Ruzowitzky, Ger, 2007

Giuseppe Tornatore, Fra, 1994

Jean-Luc Godard, Fra, 1964

E. Valli, M. Debatsv, Nep, 1999

Alain Resnais, Fra, 1959

Joel Zwick, USA, 2001

Jean Renoir, Fra, 1954

A. G. Iñárritu, USA, 2015

Adam McKay, USA, 2015

Tom Hooper, USA, 2015

Ryan Coogler, USA, 2015

Satyajit Ray, Ind, 1955

Alberto Gout, Mex, 1955

Tom McCarthy, USA, 2015

F. W. Murnau, Ger, 1926

Yimou Zhang, Cina, 1994

Satyajit Ray, Ind, 1956

Satyajit Ray, Ind, 1959

Ismael Rodríguez, Mex, 1963

John Crowley, USA, 2015

Johnson e Kaufman, USA, 2015

F. W. Murnau, Ger, 1927

Miguel M. Delgado, Mex, 1952

Andrew Haigh, UK, 2015

Marcos Carnevale, Arg, 2009

 Quentin Tarantino, USA, 2015

Quentin Tarantino, USA, 2015

Gabriel Retes, Mex, 1978

Lenny Abrahamson, Can, 2015

Gómez  e Zinnemann, Mex, 1936

Patricio Kaulen, Cile, 1967

Busby Berkeley, USA, 1935

Jacques Demy, Fra, 1967

George Stevens, USA, 1951

Kenji Mizoguchi, Jap, 1952

1 * “The Window” (di Ted Tetzlaff, 1949, USA) * con Bobby Driscoll, Barbara Hale, Arthur Kennedy

Primo film del 2016 ... un grande noir-thriller sconosciuto ai più, ma ben noto ai cinefili, da non confondere con “Rear Window” di Hitchcock!

Un bambino, che ama passare il suo tempo sulle scale antincendio, assiste per caso a un omicidio. Nessuno gli crede, tranne gli assassini che ben presto scoprono che esiste lo scomodo testimone.
Protagonista un giovanissimo Bobby Driscoll (uno dei pochi bambini “veri attori” - “Peter Pan”, “L’isola del tesoro”), affiancato da due ottimi caratteristi come Arthur Kennedy e Paul Stewart.
CONSIGLIATISSIMO

IMDb 7.5 * RT 100% * Nomination Oscar per il montaggio

 

2 * “Patrimonio Nacional” (di Luis Berlanga, 1981, Spagna) con J. Luis Lopez Vazquez, Luis Ciges, Luis Escobar
Secondo film della Trilogia di Berlanga (co-sceneggiatore della serie con Rafael Azcona), dopo “Escopeta nacional” (1978) e prima di “Nacional III” (1982).
Non fra i suoi migliori, ma con ottimi momenti di satira e feroce critica della società.
IMDb 7.2 * FA 6,8

 

3 * “Pajaros de papel” (di Emilio Aragón, 2010, Spagna) con Imanol Arias, Lluís Homar, Roger Príncep.
Pare che non sia arrivato in Italia. Buona pellicola ambientata subito dopo la fine della guerra civile spagnola. Storia non sempre credibile, ma molto ben interpretata, che segue una scalcagnata compagnia teatrale della quale fanno parte vari antifranchisti. Un po’ di commedia, un po’ di suspense, un po’ di dramma. Buona opera prima. 
IMDb 7.0 * FA 7,1

 

4 * “Así en el cielo como en la tierra” (di José Luis Cuerda 1995, Spagna), film corale con tanti dei migliori attori e caratteristi del cinema spagnolo: Francisco Rabal, Fernando Fernán Gómez, Luis Ciges, ...
Al di là di come viene rappresentata, la trama è ricolma di riferimenti biblici, questioni religiose (e filosofiche) irrisolte, interpretazione dei testi sacri e, come se non bastasse, tira in ballo anche Nietzsche e Sartre. Difficile da recuperare, ma da non perdere se se ne avesse l’occasione!
Parte di questo post è relativo al film https://discettazionierranti.blogspot.com/2016/01/cogli-gli-indizi-segui-le-tracce.html

IMDb 6.8 * FA 6.8

 

5 * “Monsoon Wedding” (di Mira Nair, 2001, India) * Naseeruddin Shah, Lillete Dubey, Shefali Shah

Quasi tutto si svolge in una casa della ricca borghesia indiana nel corso dei preparativi per il matrimonio dell’unica figlia. Parenti arrivati da varie parti del mondo e personaggi-stereotipo di contorno raffazzonati e poco credibili forniscono uno spaccato dell’India divisa fra modernità e tradizione e barcamenandosi fra dramma e commedia. 
Si nota la produzione multinazionale che, probabilmente, ha costretto a varie scelte infelici per avere una più facile distribuzione all’estero. Trovo che i rating in rete lo sopravvalutino anche se è un prodotto ben costruito e diretto con mano ferma da Mira Nair (che però ha fatto di meglio).

RT 95% IMDb 7.4 

 

6 * “Steve Jobs” (di Danny Boyle, 2015, USA) con Michael Fassbender, Kate Winslet, Seth Rogen  
Troppi dialoghi ripetitivi, concentrati nei minuti immediatamente precedenti tre storiche presentazioni in grandi teatri. È difficile credere che ad anni di distanza sempre e solo le stesse persone si presentassero, non invitate e talvolta non gradite, a ripetere le stesse lamentele/recriminazioni. E mi sembra ancor meno credibile che un pragmatico (almeno così dovrebbe essere) come Jobs possa aver sprecato tanto tempo in discussioni simili con migliaia di partecipanti acclamanti che lo attendevano. Quelli che hanno letto il libro sostengono che (a parte tutto ciò che era impossibile importare in due ore di film) l’immagine di Jobs risulta abbastanza distorta. Pur non essendo un film assolutamente privo di merito, i dialoghi sono troppo preponderanti e poco comprensibili da chi non ha almeno una discreta conoscenza del mondo dell'informatica e della finanza. 
IMDb 7,6 RT 85%

 

7 * “Sanshô dayû” (di Kenji Mizoguchi, 1940, Giappone) con Kinuyo Tanaka, Yoshiaki Hanayagi, Kyôko Kagawa 
Non c’è bisogno di effetti speciali, né necessità di ingaggiare grandi stelle (che spesso non sanno recitare) per produrre un FILM (con tutte maiuscole). Non so quanti sono in sintonia con questa mia valutazione generale in quanto certamente ben pochi avranno visto questo film (che ne è prova evidente) per poter ed essere sicuramente d'accordo o meno.
Un film di 75 anni fa, ovviamente in b/n, di una cultura molto diversa dalla nostra, eppure le 2 ore sono passate senza farsi sentire al contrario di quei filmacci che portano a guardare l’orologio dopo meno di un’ora ... “Quanto manca alla fine di questo strazio?”
In rete potete trovarne varie versioni sottotitolate e anche tante recensioni (quasi tutte ottime, guardate il rating).
RT 100% IMDb 8.4  

 

8 * “Joy” (di David O. Russell, 2015, USA) con Jennifer Lawrence, Robert De Niro, Bradley Cooper
Le valutazioni non erano molto promettenti, ma speravo nel trio Russel, Cooper, Lawrence (che a soli 25 anni conta già un oscar e 2 nomination). Purtroppo “Joy” galleggia al limite della mediocrità e, come ha scritto un critico, l’ennesima buona interpretazione di Jennifer Lawrence non basta a farne un buon film. 
Robert De Niro dovrebbe rendersi conto che è ora di ritirarsi per essere ricordato come interprete di film come Mean Streets, Taxi Driver, Raging Bull e altri di anni fa e non finire di rovinarsi la reputazione come sta facendo ormai da qualche anno comparendo in varie commedie di scarso valore.
Come già scrissi, devo sperare in The Hateful Eight, Heil Cesar, The Revenant, Spotlight, The Big Short

IMDb 6,7 RT 60%

 

9 * “Raices” (di Benito Alazraki, 1953, Mexico) con Beatriz Flores, Juan de la Cruz, Juan Cano
Questo film messicano è abbastanza sui generis in quanto, oltre ad essere composto di 4 episodi, volge quasi più al documentario che alla fiction. Il denominatore comune è costituito dalla cultura "india" (“Raices” significa radici), dalla sua - per certi versi - arretratezza ed in particolare per il rifiuto della medicina, e dai contrasti che si vengono a creare fra nativi ed europei. 
I suoi meriti sono soprattutto antropologici, e a me ha fatto particolarmente piacere scoprire che il secondo episodio era ambientato fra i Chamula e includeva alcune rare riprese del Carnevale al quale dedicai un intero post 
E in un altro episodio si vede la originalissima piramide di El Tajin e il “palo voladores” (vedi album foto di viaggio Mexico1983). 
IMDb 7.1. FA 7.7 - entrambi con un numero di votanti molto basso e pochi commenti, tuttavia positivi. Su RT risultano addirittura solo 7 voti, ma con l’ottima media di 4.3 su 5. Pur godendo di ottima critica, l'argomento e lo stile ne  hanno limitato di molto la circolazione.

 

10 * “Die Blechtrommel” (Volker Schlöndorff, 1979, Germania) tit. it. "Il tamburo di latta"  * con David Bennent, Mario Adorf, Angela Winkler
Questo è uno dei tanti buoni film da "digerire e metabolizzare" con molta calma. La lettura dell'omonimo libro dal quale è tratto (di Günter Grass, successivamente premio Nobel) può aiutare a chiarirsi le idee. Come quasi ogni trama al limite del plausibile, anche questa include scene grottesche e irreali che possono urtare la sensibilità di qualcuno. Condensare in un film (seppur lungo 2h15') un romanzo molto articolato e colmo di riferimenti storici, simbologie e metafore (almeno la maggior parte dei critici ne vedono tante pur non essendo sempre d'accordo sulle interpretazioni), con un protagonista che blocca la sua crescita dai 3 ai 21 anni impersonato da un undicenne (molto bravo) non è cosa facile.
Chi si interessa di cinema lo dovrebbe senz'altro guardare essendo un'opera pressoché unica che, seppur controversa, ha vinto l'Oscar come miglio film straniero e la Palma d'oro a Cannes (ex-aequo con “Apocalypse now”) ... qualche motivo ci dovrà pur essere. Assodata la complessità della storia che si svolge a Danzica fra le due guerre mondiali e fino alla liberazione della Polonia, ripeto il consiglio iniziale: guardatelo con attenzione e, prima di giudicarlo, meditate, leggete qualche opinione o recensione autorevole ed eventualmente il libro.
IMDb 7.6  RT 79%

 

11 * “Salomé” (di Carlos Saura, 2002, Spagna) con Aída Gómez, Pere Arquillué, Paco Mora 
Ottima messa in scena, come altre volte a Saura basta una sala e una scenografia essenziale che però prende vita attraverso un sapiente gioco di luci, ombre quasi “cinesi”, quinte e specchi per produrre un buon film.
Al di là dell’indiscutibile talento del corpo di ballo e delle coinvolgenti musiche (flamenco e melodie arabeggianti che si alternano e si fondono) l’esperienza di Saura  per questo tipo di film si fa notare nella varietà delle riprese, nell'alternanza di primi piani e campi totali e non da ultimo nell’ottimo montaggio. 
La prima parte è un po' parlata (per lo più direttive del regista dello spettacolo ai ballerini), tutto il resto solo musica e danza.
Il film lo trovate anche su youtube. A meno che non odiate il ballo e il flamenco, ve lo consiglio senz’altro. In via subordinata, guardate almeno Aida Gomez nella “Danza dei sette veli” 
IMDb 7.1  FA 7.7

 

12 * “Hombre mirando al sudeste” (di Eliseo Subiela, 1986, Argentina) con Lorenzo Quinteros, Hugo Soto, Inés Vernengo 
Film molto interessante, segnalato fra i migliori argentini dell’epoca, trovato su youtube.
Drammatico-fantastico ma non si tratta di fantascienza. Il protagonista compare misteriosamente in un manicomio e racconta allo psichiatra di essere un extraterrestre. Personaggio di una logica ferrea che riesce a mettere in difficoltà lo specialista e addirittura ad inculcargli dei dubbi. Finale drammatico (che ovviamente non svelo), ma sappiate che neanche all’apparire della parola fine si potrà essere certi della vera origine e provenienza di Rantes. 
Senz’altro da guardare. Non ho trovato notizie di una versione italiana, ma senz’altro esiste in inglese come “Man Facing Southeast”. 

IMDb 7.8. RT 86%

 

13 * “Greed” (di Erik Von Stroheim, 1924, USA) tit. it. "Rapacità" * con Gibson Gowland, Zasu Pitts, Jean Hersholt 
Senza bisogno della prosopopea logorroica di Aaron Sorkin (recente vincitore del Golden Globe per la sceneggiatura con “Steve Jobs”, ma tanti si chiedono come mai) questo è un’altro gran bel film di Erik Von Stroheim. 
Chiaramente muto ed in bianco e nero, e nonostante un numero molto limitato di cartelli, racconta alla perfezione l’escalation del dramma dell’avarizia e della cupidigia (traduzione letterale del titolo originale), capace di rovinare amori ed amicizie. 
Si può liberamente scaricare da archive.org in quanto di pubblico dominio:  
IMDb 7.9. RT 100%
 

14 * “Maria de mi corazón” (di Jaime Humberto Hermosillo, 1979, Messico) con Héctor Bonilla, María Rojo, Armando Martín 
Coincidenze ... al pari dell’ottimo “Hombre mirando al sudeste”, anche questo film termina in un ospedale psichiatrico.
Purtroppo non vi si avvicina minimamente essendo di levatura molto inferiore per regia e interpretazione. Pochissimi gli spunti degni di nota nonostante fosse tratto da un racconto di Gabriel García Márquez, il quale ha anche collaborato alla sceneggiatura.
Senza dubbio il più deludente dei 16 visti nel 2016 in versione dvd, in sala ho visto di peggio in particolare se rapportato alle produzioni.
IMDb 7.2  FA 6,7

 

15 * “Young Frankenstein” (Frankenstein Junior) (di Mel Brooks, 1974, USA) con Gene Wilder, Madeline Kahn, Marty Feldman 
Buona commedia straconosciuta, in bianco e nero, che all’epoca ebbe un grande successo e ottenne due Nomination agli Oscar (Sceneggiatura e Sonoro). 
L’ho visto in versione originale e mi sono chiesto come abbiano potuto rendere in italiano i tanti giochi di parole che se funzionano in una lingua, non è detto che funzionino in un’altra. 
I dialoghi non sono al livello dei fratelli Marx (quasi impossibili da tradurre mantenendo gli stessi risultati esilaranti) e quindi solo in alcuni punti chi ha visto la versione doppiata si è perso il divertimento. Tutt’oggi piacevole.
Chi non l’ha mai visto dovrebbe provvedere a colmare la lacuna
IMDb 8.1  RT 92%

 

16 * “Die Fälscher” (Stefan Ruzowitzky, 2007, Austria-Germania) tit. it. "Il falsario - Operazione Bernhard" con Karl Markovics, August Diehl, Devid Striesow 
Mi sono imbattuto in questo altro film austro-tedesco, ancora una volta con soggetto legato al nazismo, così come in Spagna non si contano le pellicole ambientate durante o immediatamente dopo la guerra civile. La storia (in parte vera) è tratta dal libro di memorie di un sopravvissuto ai campi di concentramento che fu costretto a collaborare ad una manovra (Operazione Bernhard) per immettere sul mercato internazionale una grande quantità di sterline false. Film ben fatto, con ottimi attori (chiaramente a noi sconosciuti), buona fotografia, buon ritmo. 
Fu presentato alle selezioni per l’Oscar come film austriaco, ma scrivendo precedentemente dei buoni film tedeschi mi riferivo a “Im Labyrinth des Schweigens” (“Il labirinto del silenzio”, 2014, regia del’italiano Giulio Ricciarelli* IMDb 7.3  RT 75%) che è stato proposto agli Oscar 2016 per la Germania, ma non è riuscito a entrare nella cinquina finale.
Suggerisco la visione di entrambi.

IMDb 7.6  RT 94% * Oscar 2008 come miglior film straniero (per l'Austria)
 

17 * “Una pura formalità” (di G. Tornatore, 1994, Italia-Francia)  * con Gérard Depardieu, Roman Polanski, Sergio Rubini
Bel film, quasi teatrale, che si svolge quasi interamente all’interno di una sperduta stazione di polizia.
Interrogatorio apparentemente informale ma al limite del reale, in un ambiente quasi allagato (piove a dirotto e il tetto fa acqua da tutte le parti), senza luce e senza collegamento telefonico.
Lo spettatore viene a conoscenza di un particolare dopo l’altro attraverso le risposte, spesso contraddittorie, che il fermato (Depardieu) fornisce al commissario (Polanski). Vari rapidi flash-back contribuiscono a imbrogliare la matassa e bisogna attendere fino alla fine per dare una spiegazione al tutto.
Interessante, ben strutturato e ben interpretato.
IMDb 7.9  RT 80%

 

18 * “Bande à part” (di Jean-Luc Godard, 1964, Francia) * con Anna Karina, Claude Brasseur, Danièle Girard
Film fra i più significativi della Nouvelle Vague, un Godard essenziale al 100%.
C’è poco da discutere o lo si apprezza inquadrandolo nell’epoca e cogliendone lo stile non convenzionale o non lo si capisce assolutamente. 
Il film è bianco e nero per scelta, prodotto rapidamente e a basso costo, subito dopo “Le mépris” (1963) megaproduzione a colori con la partecipazione di attori del livello di Brigitte Bardot, Michel Piccoli e Jack Palance, girata in buona parte a Villa Malaparte, Capri.
Leggi il post Brigitte Bardot a Villa Malaparte (Capri) 

IMDb 7.9  RT 100%

 

19 * “Himalaya - L'infanzia di un capo” (di Eric Valli e Michel Debats, 1999, Nepal-Francia) * con Thilen Lhondup, Gurgon Kyap, Lhakpa Tsamchoe
Film “antropologico” che introduce lo spettatore al mondo tibetano. 
Tutta la prima parte si svolge in un piccolo villaggio sperduto fra le montagne dell’Himalaya nel quale ci si prepara a partire con una carovana di yak per andare a vendere il sale a valle intraprendendo un viaggio a piedi di quasi 2 settimane. 
Al di là dell’essere ben costruito, straordinariamente ben interpretato (considerato che non ci sono attori) e con scenografie naturali spettacolari nella loro durezza il film ha il pregio di riuscire a mostrare tanto in meno di due ore avvicinandoci alla religiosità, alle tradizioni e ai costumi di queste popolazioni che vivono quasi del tutto isolati dal resto del mondo.
Chi è interessato a ciò che avviene nel “resto del mondo” non se lo deve perdere!

IMDb 7.5  RT 90% - Nomination Oscar per miglior film straniero

 
20 * “Hiroshima, Mon Amour” (di Alain Resnais, 1959, Francia)  * con Emmanuelle Riva, Eiji Okada

Bellissimo film, ma molto particolare. Si avvale di una ottima sceneggiatura di Marguerite Duras (nomination Oscar 1960) ed ha praticamente solo due interpreti. Il primo quarto d’ora è quasi un documentario su Hiroshima e gli effetti della bomba atomica. 
Il film si presta a varie e profonde chiavi di lettura ma è incentrato soprattutto sugli opposti guerra/pace e ricordo/oblio. Molto teoricamente si potrebbe anche solo ascoltare (o leggere il copione), ma Resnais ha abbinato al testo eccezionali riprese in bianco e nero che esaltano i dialoghi e i racconti dei protagonisti.
Non è per tutti e ai più sensibili alcune immagini (in particolare quelle iniziali) possono apparire troppo forti, ma è senza dubbio gran CINEMA. 

IMDb 8.0 RT 100%  *  Nomination Oscar per miglior sceneggiatura.

 
21 * “My Big Fat Greek Wedding” (di Joel Zwick, 2002, USA) tit. it. “Il mio grosso grasso matrimonio greco” * con Nia Vardalos, John Corbett, Michael Constantine
Commedia sopra la media, purtroppo tristemente bassa, incentrata sull’argomento che pare sia il più di moda in tempi recenti: le differenze culturali. Quando queste sono trattate a dovere dagli sceneggiatori senza essere eccessivamente vincolate esclusivamente a stupidaggini, luoghi comuni e stereotipi (pur necessari per il genere), riescono a fornire uno spettacolo più che onesto e talvolta ci spingono anche a meditare su determinati atteggiamenti (anche nostri). Certamente c’è sempre un po’ di esagerazione, ma non succede lo stesso con i giornalisti  che enfatizzano e talvolta distorcono tendenziosamente le notizie spingendoci a interpretarle in un determinato modo? 
Buona scelta per passare un’ora e mezza spensieratamente, ma nulla di più. 

IMDb 6.6 RT 77% - Nomination Oscar per miglior sceneggiatura


22 * “French Cancan” (di Jean Renoir, 1954, Francia)  *  con Jean Gabin, María Félix, Françoise Arnoul
Commedia basata sulla nascita del famosissimo Moulin Rouge di Parigi alla fine dell’800. Il cast, che non avevo analizzato in precedenza fidandomi della regia di Renoir e della presenza di Jean Gabin, mi ha riservato non poche sorprese: 
* Maria Felix (la più famosa attrice messicana, l’unica che potrebbe contenderle questo primato sarebbe Dolores Del Rio che tuttavia diventò famosa negli USA all’epoca del muto prima di rientrare in Messico 
* un giovane e quasi irriconoscibile Michel Piccoli
* Franco Pastorino, molto probabilmente il nome non vi dice niente, ma si tratta di un attore milanese morto a soli 26 anni con all’attivo solo pochissimi film dei quali due molto famosi anche se penso che pochi li conoscano entrambi: “French Cancan” in Francia e il nostro “Miseria e Nobiltà” con Totò, nel quale interpretava Eugenio, fidanzato di Sofia Loren.
* cameo di Edith Piaf che per meno di un minuto appare nelle vesti di Eugénie Buffet, cantante in un locale notturno, l’Eldorado. Guarda il videoclip
Nel complesso, è un film molto piacevole e per certi versi interessante, anche se sia Renoir che Gabin hanno fatto di meglio.

IMDb 7.5 RT 100% 

 
23 * “The Revenant” (di Alejandro G. Iñárritu, 2015, USA)  *  con Leonardo Di Caprio e Tom Hardy
Il film non mi ha convinto. Non penso che resterà nella storia del cinema come pietra miliare nonostante le 12 nomination (resta da vedere quanti Oscar si aggiudicherà ...).
Attori molto bravi, ho apprezzato in particolare Tom Hardy il quale, pur avendo fornito altre ottime interpretazioni, non riesce ancora a “sfondare”. Questa è la sua prima nomination, ma era in lizza per quella come attore protagonista per Mad Max: Fury Road (10 nomination).
Il film si avvale di scenografie naturali imponenti e spettacolari, ma è un po’ più lungo del necessario. Le numerose scene molto truculente lo portano talvolta al limite dello splatter. Per una produzione di questo livello era lecito aspettarsi una maggiore attenzione alla plausibilità della storia (che pare sia molto lontana da quella vera del libro), cicatrici che scompaiono all’improvviso senza alcuna cura, nessun danno da ipotermia e ciò nonostante Glass non mangiasse quasi niente, le solito incongruenze geografiche e tanto altro che si tollererebbero senza remore in altri film ma in non questo. Alterna parti appassionanti ad altre lente e forse inutili con lunghissime riprese delle cime degli alberi, ripetitive come le scene oniriche e di ricordo. 
L’anno scorso Iñárritu si aggiudicò praticamente da solo 3 dei 4 Oscar vinti da “Birdman” (film, regia e sceneggiatura) che era pellicola migliore dal punto di vista cinematografico, ma indubbiamente meno spettacolare di “The Revenant”.
Film comunque da non perdere a patto che abbiate uno stomaco relativamente forte.
Ritornerò sull’argomento con un post a fine mese.

IMDb 8.3  RT 83% - 3 Oscar  e 9  Nomination 2016
 

24 * “The Big Short” (di Adam McKay, 2015, USA)  tit. it. “La grande scommessa” * con Christian Bale, Steve Carell, Ryan Gosling
Ottimo film anche se poco commerciale per il tema trattato, a molti completamente estraneo. Per poter apprezzare tutta la storia (per lo più vera) si deve avere un po’ più di una semplice infarinatura delle attività finanziarie.
Film corale che si sviluppa in parallelo seguendo tre storie diverse, non c’è un vero protagonista ma tutti gli attori, fra i quali si distingue Christian Bale, sono di ottimo livello.
Ho trovato il montaggio eccellente in particolare per i tanti inserti di tipo documentaristico che ritraggono gente comune, i notiziari, le citazioni.  
Proprio ieri ha aggiunto ai premi già vinti  quello del Sindacato Produttori. Concorre agli Oscar per miglior Film, Regia, Sceneggiatura, Montaggio e Christian Bale come attore non protagonista. Potrebbe anche ottenerne vari e forse più di quanti ne riceverà “The Revenant” con 12 Nomination. Molti film sono partiti con tante nomination per finire stringendo un pugno di mosche. Solo guardando agli anni recenti vari vincitori dell’Oscar per il miglior Film hanno vinto solo quello pur partendo da numerose nomination: “Birdman” (9), “The King's Speech” (12), “The Hurt Locker” (9) e “No Country For Old Men”  (8).
Ripeto quanto detto in apertura, se avete un minimo di conoscenza del mondo delle banche, mutui, fondi, ecc. non ve lo dovreste perdere.

IMDb 8.0 RT 88% - Oscar per la sceneggiatura e 4 Nomination 2016


25 * “The Danish Girl” (di Tom Hooper, 2015, UK | USA | Belgium | Denmark | Germany) * con Eddie Redmayne, Alicia Vikander, Amber Heard
Film lento e abbastanza noioso, le doti di trasformista di Eddie Redmayne (Oscar 2015 miglior attore er in “The Theory of Everything”) non basta a farne una buona pellicola. 
L'interpretazione dell'anno scorso nelle vesti di Hawking, oltretutto nel corso degli anni con la malattia che progrediva e limitava sempre di più i suoi movimenti costringendolo a contorsioni varie, fu molto migliore. In “The Danish Girl” le espressioni del viso sono ripetitive e poco convincenti, pur riconoscendo il difficile ruolo. Forse ha meritato la nomination ma oltre non dovrebbe andare. 
Interessante l'ambientazione con bella fotografia, ma nella ricostruzione degli esterni urbani le scene sono desolatamente deserte. Perfino il mercato all'aperto sulle banchine dei canali è triste e privo di vita, non si vede neanche un bambino e quasi nessuno parla. 
Gli interni sono un po’ più “ricchi” ma non direi vivi; il regista sembra ossessionato da porte, cornici e finestre e le inquadrature da una stanza all’altra (quasi tutte pressoché vuote) attraverso porte semiaperte non si contano. 
Se non siete particolarmente interessati al soggetto (tratto da una storia vera e relativo libro) o agli anni '20 in nord Europa, potete evitarne la visione e scegliere qualcos'altro.

IMDb 6.8 RT 70% 4 nomination Oscar 2016


26 * “Creed” (di Ryan Coogler, 2015, USA)   *  con Michael B. Jordan, Sylvester Stallone, Tessa Thompson
Non mi aspettavo molto, ma si è rivelato migliore di quanto potessi immaginare. Stallone con l'età (70 anni ben portati) appare certamente appesantito, ma recita anche molto meglio tant'è che ha ottenuto la sua terza nomination (attore non protagonista) dopo le due per il Rocky originale di 40 anni fa (attore protagonista e sceneggiatura). Forse è il migliore della lunga serie di Rocky (della quale si può considerare continuazione).
Resta uno dei tanti buoni film che si sviluppa attorno al mondo del pugilato, non certo il migliore, ma ha i suoi meriti. La scena con moto e quad si poteva certo eliminare insieme a qualche altra parte un po' melensa, ma la trama regge. Per questo genere di film ottenere un bel 94% su RottenTomatoes é un ottimo risultato.
Infine, mi ha sorpreso l'età del regista Coogler, ai più - me compreso - del tutto sconosciuto: 30 anni non ancora compiuti e appena al suo secondo lungometraggio. Da tenere d'occhio sperando che gli affidino sceneggiature di maggior sostanza.

IMDb 8.0 RT 94% * 1 nomination Oscar (Stallone)


27 * “Pather Panchali” (di Satyajit Ray, 1955, India) tit. int.: “Apu 1: Song of the Little Road” - in italiano “Il lamento(?) del sentiero”  *  con Kanu Bannerjee, Karuna Bannerjee, Subir Banerjee  *  Musiche di Ravi SHANKAR (!!!)
Primo film della cosiddetta Trilogia di Apu, universalmente riconosciuta come CINEMA di altissimo livello. Ben lontano dal moderno stile di Bollywood, il bianco e nero di Satyajit Ray descrive in maniera superba la vita (e le morti) della famiglia di Apu nel corso della sua infanzia. Tutti i personaggi sono magistralmente delineati a cominciare dall’anziana zia Indir (foto).
Si racconta che il regista dovette vendere quasi tutto per portare a termine questo progetto che, al contrario di altri che diventano “cult” dopo molti anni, già all’epoca fu apprezzato a livello internazionale. La seconda parte (“Aparajito”, 1956) vinse addirittura il Leone d'oro al Festival di Venezia (all’epoca di grande valore, seppur simbolico) pur avendo come contendenti registi del calibro di Akira Kurosawa, Nicholas Ray, Luchino Visconti e Fred Zinnemann. 
Pare che lo stesso Kurosawa, riconoscendo la superiorità del film di Satyajit Ray, abbia detto: “Non aver mai visto i film di Satyajit è come non aver mai visto la luna e le stelle”. 
Pochi mesi fa è stato completato il restauro completo dei tre film.
Curiosità: c’è un bambino che gioca con uno “strummolo” (trottola), utilizzando corda lunga e facendola ritornare sulla mano prima che tocchi terra.
Ne parlai un paio di mesi fa

IMDb 8.3 RT 100% 

 
28 * “La sospechosa” (di Alberto Gout, 1955, Mexico)  * con Silvia Pinal, Víctor Parra, Andrés Soler, Miguel Torruco
L'ho scelto e scaricato da YouTube per essere diretto da Alberto Gout (regista di “Aventurera”, uno dei noir messicani che preferisco) e per la presenza di Silvia Pinal, protagonista di tre dei più importanti film del periodo messicano di Buñuel: Viridiana, El ángel exterminador e Simon nel deserto.
Strano noir messicano, abbastanza diverso dalla media sia per ambientazione che per sviluppo della storia. La trama ha qualche punto debole (ma nel genere c’è tanto di peggio), compensato tuttavia con abbastanza momenti di suspense e vari colpi di scena. 
Film piacevole che si avvale anche di un buon cast, con Silvia Pinal affiancata da vari caratteristi storici del cinema messicano a cominciare da Andrés Soler (201 film) fratello maggiore degli altri tre Soler, tutti attori: Fernando (protagonista di vari film di Buñuel), Domingo e Juliàn. 
Purtroppo, come per la maggior parte dei film messicani de ”la Epoca de Oro”, non esiste versione italiana. Se non conoscete lo spagnolo potete tentare con i sottotitoli automatici di YouTube ... buona fortuna.

IMDb 6.5 


29 * “Spotlight” (di Tom McCarthy, 2015, USA)  * con Mark Ruffalo, Michael Keaton, Rachel McAdams
Non se ne può parlar male in quanto è un prodotto ben confezionato, ben presentato, ben interpretato, che racconta una storia purtroppo vera e conosciuta ma ... oso dire che è senza anima, non appassiona più di tanto anche perché non c'è nessuna sorpresa e si sa bene come va a finire. Le parole, anche se giustamente considerata l’argomento, sono predominanti sulle immagini e quindi sono troppe per un FILM nel senso classico del termine. 
Penso che buona parte delle lodi (forse eccessive) che ha ricevuto derivino da considerazioni in merito al tema trattato e non da una eccezionale qualità cinematografica. 
In quanto film corale basato su avvenimenti reali che hanno rovinato tante persone comuni può essere apparentato a The Big Short ma fra i due le mie preferenze vanno al secondo per essere più vivo, più coinvolgente pur seguendo storie parallele e per l'ottimo montaggio (spero che vinca l'Oscar in questa categoria). 
Nelle foto Mark Ruffalo e Rachel McAdams candidati all’Oscar fra i non protagonisti, ma non dimentichiamo le ottime prove di Michael Keaton e Stanley Tucci, sempre sottovalutato.

IMDb 8.3 RT 98% - 2 Oscar (miglior film e scenegiatura) e 4 Nomination 2016


30 * “Faust” (di F. W. Murnau, 1926, Germania) * con Gösta Ekman, Emil Jannings, Camilla Horn
Ultimo film di Murnau girato in Germania, non fra i suoi migliori, ma nel senso che nella sua carriera ha prodotto ancora di meglio e non che “Faust” sia mediocre. 
A mio modesto avviso, nei suoi due precedenti capolavori “Nosferatu, eine Symphonie des Grauens” (“Nosferatu, il vampiro” -1922) e “Der letzte Mann” (“L’ultima risata” -1924) aveva approfondito e descritto meglio i caratteri dei protagonisti. 
I seppur notevoli effetti speciali (esistevano anche allora, e ancora prima grazie soprattutto a Méliès, senza computer) sono un po’ tirati per le lunghe e il film è nel complesso un po’ lento senza arrivare ad avvincere veramente. Volendo fare un ardito confronto, sottolineerei che invece in “Nosferatu”, nel quale forse accade di meno che in “Faust”, con la lentezza e le pause riuscì a produrre una tensione che attanaglia lo spettatore, stile poi ripreso da Herzog in tempi molto più recenti e non solo nel suo remake “Nosferatu: Phantom der Nacht” (“Nosferatu: il Pincipe della notte” - 1979). 
Murnau resta comunque uno dei più grandi registi di tutti i tempi pur avendo prodotto poco. Infatti, dopo aver girato il suo terzo capolavoro appena arrivato a Hollywood “Sunrise: A Song of Two Humans” (“Aurora” - 1927  - primo vero film sonoro, con traccia sulla pellicola), ne diresse solo altri tre prima di morire in conseguenza di un incidente d’auto nel 1931. 
Chi è interessato a guardare il film, sappia che qui trova la versione integrale accompagnata da una presentazione di Chiara Novelli. Penso che comunque tutti quelli che si interessano di cinema dovrebbero guardare “Faust” e gli altri film di Murnau, almeno i tre appena succitati. 

IMDb 8.1  RT 94% 

 
31 * “Huo zhe” (Vivere!) (di Yimou Zhang, 1994, Cina) * con You Ge, Li Gong, Ben Niu
Yimou Zhang esordì come regista nel 1987 con l’ottimo “Sorgo rosso” e da allora si è (quasi) sempre mantenuto a buoni livelli - “Lanterne rosse”, “Hero”, “Foresta dei pugnali volanti” sono i più conosciuti in Italia. 
Questo film, secondo me molto ben realizzato, copre un arco di tempo di oltre venti anni, dalla guerra civile fra le forze comuniste e i nazionalisti di Chiang Kai-shek fino alla rivoluzione culturale di Mao e le Guardie Rosse. 
Seguendo le (dis)avventure dei protagonisti si apprende molto delle tensioni interne fra i vari gruppi di potere e si ha anche un interessante spaccato della vita quotidiana dei cinesi negli anni ’50 e ’60, fra i vantaggi portati dal comunismo di Mao e disastri causati dall’ideologia troppo radicale. 
Oltre a tutto ciò, si apprezza anche una antichissima e affascinante forma d’arte, successivamente esportata in altri paesi, vale a dire il teatro delle ombre cinesi. Il protagonista del film per un certo periodo si guadagna da vivere proprio con questo tipo di spettacolo e le bellissime marionette in suo possesso sono spesso al centro di avvenimenti importanti della sua vita. 
Più che consigliato, sia come film in sé e per sé, sia per il suo interesse culturale.

IMDb 8.3 RT 87% 

 
32 * “Aparajito” (di Satyajit Ray, 1956, India) (L’invitto)  * con Smaran Ghosal, Kamala Adhikari, Lalchand Banerjee  *  musiche di Ravi Shankar
Seconda parte della “Trilogia di Apu”, film con il quale nel 1957 Satyajit Ray vinse ben tre premi a Venezia (Leone d’Oro, FIPRESCI e New Cinema). 
Apu lascia il paese natio e, restato solo con la madre, successivamente si trasferisce a Calcutta per studiare. Anche la descrizione dell’adolescenza di Apu è cinematograficamente ammirevole come quella dell’infanzia. Ottima l’interpretazione di Karuna Bannerjee nella parte della madre. Vale la pena di guardare i tre film della trilogia a poca distanza di tempo l’uno dall’altro e nella giusta sequenza. Oggi è per me il turno del conclusivo Apur Sansar (Il mondo di Apu)

IMDb 8.1 RT 94%


33 * “Apur Sansar” (di Satyajit Ray, 1959, India) (Il mondo di Apu) * con Soumitra Chatterjee, Sharmila Tagore, Alok Chakravarty  *  musiche di Ravi Shankar
Parte conclusiva della “Trilogia di Apu”, ancora una volta con la colonna sonora di Ravi Shankar. Abbastanza diverso dai due precedenti tant’è che tutti lo giudicano il migliore o il peggiore (meno buono, comunque un bel film) senza alcuna via di mezzo.
Io faccio parte del secondo gruppo, anche se devo riconoscere che in “Apur Sansar” Satyajit Ray raggiunge i picchi più drammatici.
Dopo averne seguito l’infanzia e l’adolescenza ora ritroviamo Apu, restato solo, nella fase della maturità con i problemi che ne conseguono (ed a lui sembrano non mancare mai) fra i quali un matrimonio molto particolare.
Da vedere, quanto meno per completare la Trilogia. 

IMDb 8.1 RT 100%

 
34 * “El Hombre de Papel” (di Ismael Rodríguez, 1963, Mex)  *  con Ignacio López Tarso, Alida Valli, Susana Cabrera
Questo film messicano l'ho scaricato da youtube per avere un più che discreto 7,6 su imdb.com, per essere una commedia diretta da Ismael Rodriguez e infine per la curiosa presenza di Alida Valli. 
Purtroppo si è rivelata molto deludente con pochi spunti decenti ... non la valuto oltre il 5. Il protagonista è il muto Adan (interpretato da Ignacio López Tarso, che pare che amasse questo tipo di ruoli) ma il suo vero problema è quello di essere anche abbastanza tonto e di comunicare come se stesse mimando le parole per una sciarada o facendo una pessima imitazione di Harpo Marx. 
Ma ciò che mi chiedo è: Alida Valli che ha recitato in film internazionali più che importanti, con registi di altissimo livello come Carol Reed per “Il terzo uomo” con Orson Welles, Hitchcock (Caso Paradine), Visconti (Senso), Antonioni (Il grido), Pasolini (Edipo Re), Bertolucci (Novecento) ... come si è andata a impegolare in questa scadente produzione messicana?
IMDb 7.6

 

35 * “Brooklyn” (di John Crowley, 2015, Irlanda, UK, Canada) * con Saoirse Ronan, Emory Cohen, Domhnall Gleeson
Film ben costruito e ben interpretato che, in un paio d'ore, descrive in modo acuto (alcuni) vizi e virtù, e soprattutto contrasti, dell'Irlanda del dopoguerra e del sogno americano degli europei immigrati a New York. Essendo una coproduzione Irlanda-UK-Canada ci sono un sacco di facce nuove e nomi sconosciuti ai più, ma in generale ognuno ha svolto il proprio compito più che degnamente, alcuni egregiamente. 
La trama (come un milione di altri film) si basa su piccole bugie e cose non dette e verrebbe a cadere se almeno qualcuno dei protagonisti si comportasse con più criterio, ma non succede così anche nella realtà? 
Le descrizione dei vari gruppi etnici sono un po' stereotipate, ma è pur vero tutti i modelli hanno le proprie radici nell’osservazione delle abitudini reali. Varie situazioni e alcuni personaggi sono un po' caricati, ma nei limiti del plausibile e piacevole con alcuni momenti quasi esilaranti come la "cena italiana". 
Le 3 nomination si riferiscono a miglior film, attrice protagonista e sceneggiatura non originale. Da vedere

IMDb 7.7   RT 100%  *  3 Nomination Oscat 2016


36 * “Anomalisa” (di Duke Johnson, Charlie Kaufman, 2015, USA) * animazione, con sole tre voci: i due protagonisti ed una per tutti gli altri (uomini, donne e bambini!)
Uno dei peggiori film di animazione che abbia mai visto. Storia più o meno senza senso, stracolma di luoghi comuni, frasi fatte e intercalari tipicamente americani. Il soggetto, abbastanza deprimente e noioso e già sfruttato in teatro e in radio, poteva forse essere adatto per un film drammatico, ma perché farne uno "animato" in stop-motion?
Queste specie di pupazzi sono goffi e si muovono male nonostante la potenziale versatilità dei computer ... marionette per ombre cinesi e pupi siciliani, pur avendo molte meno possibilità di movimento, appaiono estremamente più sciolti nei gesti e aggraziati nei movimenti. 
Non sostengo certo che tutti i cartoon (che questo film tecnicamente non è) debbano essere per bambini o estremamente divertenti, ma in questo non vedo né creatività, né un buon uso delle pressoché infinite possibilità fornite dall'animazione. 
Mi viene da pensare che sia stato “nominato” solo per aver utilizzato tecniche differenti dalle solite e, lo riconosco, non semplici, ma non vedo come possa competere per l'Oscar con “Inside Out” e “Shaun the Sheep”, entrambi con trovate geniali o quanto meno non trite e ritrite (degli altri due in lizza non parlo in quanto non li ho visti, ma per me difficilmente potranno essere peggiori di Anomalisa).

IMDb 7.5 RT 90% * Nomination all’Oscar per film di animazione


37 * “Sunrise: Song of two humans” (di F. W. Murnau, 1927, USA) con George O'Brien, Janet Gaynor, Margaret Livingston - (titolo italiano “Aurora”)
Nelle foto al lato del poster: una delle tante doppie esposizioni, Janet Gaynor Oscar come Miglior attrice protagonista e George O'Brien nella scena nella quale piange.
Dopo aver "criticato" il suo Faust, sono passato a guardare Sunrise: Song of two humans, primo film americano di Murnau. Uscì nelle sale nel 1927 ed è quasi unanimemente considerato uno dei suoi capolavori tant'è che in IMDb si trova in 126ima posizione nei film di tutti i tempi e vinse anche 3 Oscar (miglior film, attrice e fotografia). In particolare nella prima parte ci sono "effetti speciali" creati con doppia esposizione.
Ottimo film "quasi muto" (i pochi dialoghi sono sui classici cartelli), ma anche il primo film con sonoro sulla pellicola. Il suo contendente (The Jazz Singer) al quale molti attribuiscono il primato di primo film sonoro si avvaleva di musica registrata su altro supporto e suonata contemporaneamente, e quindi non sempre sincronizzata. In questo caso ci sono invece musiche e rumori d'ambiente come quelli della scena del traffico e della sala da ballo.
Anche in questo film i temi sono i soliti amore, gelosia, tradimento ma ci sono anche vari momenti di ilarità degni delle migliori commedie dell'epoca (scena dal barbiere e quella del maiale).
Altro primato che strapperebbe a “Via col vento” al quale di solito viene attribuito, è quello del primo protagonista maschio che piange in un film, ovviamente solo per statistica. (ma che vanno a guardare ...)
 IMDb 8.4 RT 98% * 3 Oscar (miglior film, attrice e fotografia) * al 126° posto nella classifica IMDb di tutti i tempi

 

38 * “Si Yo Fuera Diputado” (di Miguel M. Delgado, 1952, Mex) *  con Cantinflas, Gloria Mange, Andrés Soler
Non è da annoverare fra i migliori di Cantinflas, il più famoso attore "comico" (attributo usato spesso a sproposito in termini spregiativi) messicano. Potrebbe essere paragonabile a Totò sia per la fama e il successo riscosso in patria sia perché entrambi nelle loro commedie interpretavano spesso personaggi (talvolta arguti, altre volte sprovveduti) che dovevano affrontare situazioni di ogni genere rimanendo sempre dalla parte dei buoni e dei giusti. In questo caso Cantinflas (all'anagrafe Mario Moreno) impersona un barbiere illetterato che difende i poveri anche in tribunale e infine viene convinto a entrare in politica per rappresentarli ufficialmente. 
Il film, pur non essendo all'altezza di “El padrecito” o “Su excelencia” che includevano vari spunti di seria satira politica e sociale, ha dei buoni momenti e comunque è sempre un piacere (tentare di) seguire Cantinflas nei suoi sproloqui apparentemente senza né capo né coda.

IMDb 7.2  FA 6,3

 
39 * “45 Years” (di Andrew Haigh, UK, 2015) * con Charlotte Rampling, Tom Courtenay, Geraldine James 
“45 Years” ovverossia “come rovinarsi gli ultimi anni di vita matrimoniale”, per giunta senza che ce ne sia bisogno, necessità, ragione o utilità, per questioni passate, avvenimenti ampiamente trascorsi che temporalmente non si accavallano alla loro vita in comune, che non potrebbero interferire nel futuro. Ciò premesso - follia al di sopra di ogni logica - questo tipo di situazioni a livello di coppia sono più che frequenti ... ed è noto. 
Nel film non accade più di questo, i detrattori lo biasimano poiché non accade niente, i sostenitori lo elogiano per lo stesso motivo e apprezzano l'interpretazione di entrambi i protagonisti: Charlotte Rampling (nomination migliore attrice) e Tom Courtenay, entrambe già premiati con Orso d’Argento 2015. 
Come stile (ritmi lenti, campagna, vita quotidiana, routine) richiama un certo tipo di film francesi, in particolare quelli dei racconti delle quattro stagioni di Eric Rohmer.
Se vi piace il genere è da non perdere ma se, al contrario, non lo sopportate suggerisco di farne a meno. 
Il consiglio è probabilmente tardivo in quanto in Italia è uscito 3 mesi fa e al momento non sembra essere in circolazione salvo tornarci in caso di assegnazione dell’Oscar a Charlotte Rampling. 

 

40 * “Anita” (di Marcos Carnevale, 2009, Argentina) * con Norma Aleandro, Leonor Manso, Luis Luque 
Pur non trovandomi sempre d'accordo con le valutazioni dei siti specializzati, mi baso spesso sui loro rating per cercare film potenzialmente buoni, prendendo in considerazione quelli con oltre 7,0 in IMDb. Al contrario di quanto accaduto con “El Hombre de papel” qualche giorno fa, ho trovato che Anita meriti tutto il suo 7,2 e, anzi, dovrebbe avere una media migliore. 
Anita è una giovane down che si ritrova di punto in bianco da sola (non dirò niente del come, del perché, né del seguito) e nel suo vagare successivo trova sulla sua strada una serie di personaggi “strani” e al limite della società (seppur singolarmente plausibili) che da "normali" agiscono in maniera molto più irrazionale di lei che invece si attiene ad una logica rigorosa. 
Momenti allegri, quasi da commedia, si miscelano a quelli drammatici in una alternanza molto ben bilanciata.
Senz'altro ne consiglio la visione, si trova su youtube in spagnolo (argentino), dovrebbero essere disponibili anche i sottotitoli visto che è recente ed che ha vinto vari premi.

IMDb 7,2  FA 7,1


41 * “The Hateful Eight” (di Quentin Tarantino, USA, 2015)  * con Samuel L. Jackson, Kurt Russell, Jennifer Jason Leigh, Tim Roth 
Deludente considerate le aspettative di vari mesi fa, meno peggio di come mi era stato descritto successivamente, non certo fra i migliori film di Tarantino.
Troppo (inutilmente) lungo e troppo parlato (vizio che sembra essere ricorrente negli ultimi tempi). 
Buone le interpretazioni, poche situazioni di rilievo, nessun momento memorabile. 
Rischia seriamente di non ottenere alcun Oscar ... Morricone è la sua unica speranza.

IMDb 8,0  RT 75% * 3 Nomination Oscar 2016  (andò proprio così ... Oscar solo a Morricone


42* “Carol” (di Todd Haynes, USA, 2015)  *  con Cate Blanchett, Rooney Mara, Sarah Paulson
A mio modesto parere, nel complesso non vale Brooklyn che quindi preferisco sui vari fronti di concorrenza per gli Oscar. Buona interpretazione di Cate Blanchett, ma non al livello di Saoirse Ronan, mentre è Rooney Mara quella che potrebbe aspirare alla statuetta nella sua categoria. 
Non ho letto "The Price of Salt” (romanzo di Patricia Highsmith che ebbe buone recensioni e che è stato adattato per la sceneggiatura) ma la storia così come è presentata nel film mi sembra un po' fragile. Non posso dire se sia un “peccato originale” o una colpa dell’adattamento, tuttavia in lizza per l’Oscar.
Nonostante le 6 nomination corre il rischio di uscire a mani vuote dagli Oscar 2016. (indovinai anche in questo caso ... 6 Nomination = Nessun Oscar)

IMDb 8,0  RT 75%  * 6 Nomination Oscar 2016


43 * “Nuevo mundo” (Gabriel Retes, 1978, Mexico) * con Julian Abitia, Ángel Aragon, Lucila Balzaretti 
Pellicola messicana che fu bloccata dalla censura nel 1978 ed è rimasta sconosciuta i messicani stessi durante i 30 anni successivi. Le didascalie iniziali mettono al corrente lo spettatore del fatto che fu la Carrillo, sorella del presidente dell'epoca, ad architettare l'operazione sotto la pressione delle massime autorità ecclesiastiche.
In effetti la storia è mal proposta, non racconta niente di nuovo in merito alle angherie subite dagli indios da parte dei conquistadores spagnoli con il beneplacito, e talvolta la spinta, dei gesuiti ed altri ordini monastici. 
L’argomento delle vessazioni inflitte agli indios (indigenas) e dei contrasti fra essi e gli spagnoli vari secoli fa, così come quelli con tutti gli altri gruppi messicani (oltre la metà dei quali sono mestizos, meticci, ormai da secoli) è stato già affrontato e trattato in modo migliore sia dal punto di vista cinematografico che da quello informativo-documentaristico da tanti altri autori.
Il relativo scalpore suscitato da questo film deriva soprattutto dal lungo periodo di censura e non certo dalla novità della storia o dal come è stata riportata in immagini. In ogni caso può essere utile a ricordare che i soprusi nei confronti degli indigenas (che oggi rappresentano meno del 10% della popolazione messicana e sono concentrati per lo più nel sud-est del paese) sono ancora in essere.
IMDb 7,1  FA 6,6

 

44 * “Room” (Lenny Abrahamson, 2015, Irl-Can) con Brie Larson, Jacob Tremblay, Sean Bridgers 
Sono andato al cinema un po’ titubante, temendo un’altra parziale delusione e invece, al contrario di altri recenti casi, mi sono trovato davanti ad un ottimo film aspettandomi tutt’al più solo un buon dramma. 
Mi è sembrato scorrevole e bilanciato, nonostante il tema angosciante (soprattutto nella prima parte) e ottimamente interpretato non solo da Brie Larson, ma anche dal piccolo Jacob Tremblay. 
La parte finale include forse troppe sfaccettature dei problemi del reinserimento di madre e figlio nella vita normale (e reale) e si perde un poco. 
Comunque, come anticipato, oltre all’Oscar a Brie Larson (quasi certo) può ambire senz’altro ad aggiudicarsene anche qualche altro.

IMDb 8,3  RT 96%  * finì con il solo Oscar a Brie Larson e 3 Nomination (film, regia, sceneggiatura)

 

45 * “Redes”  (di E. Gómez Muriel e Fred Zinnemann, Mexico, 1936)  *  con Silvio Hernández, David Valle González, Rafael Hinojosa
Piccola (in quanto breve, circa un’ora) perla del cinema messicano, con varie particolarità. Seconda co-regia di Zinneman, uno dei tanti registi europei che hanno avuto successo in USA (4 Oscar), opera prima di Gómez Muriel.
La storia si sviluppa in un piccolo centro peschiero messicano dove, ovviamente, i pescatori sono sfruttati e vessati dai grossisti e proprietari delle imbarcazioni. Una storia molto simile a quella di “La terra trema” (di Luchino Visconti, 1948) che però è adattata da “I Malavoglia” di Verga. 
Interessante dal punto di vista sociale e per le scene di pesca, la storia non è del tutto scontata, la fotografia è bellissima, sempre con molta luce ed ombre nette. Non per niente questo film è stato scelto da Martin Scorsese per far parte del suo World Cinema Project.
E’ disponibile su YouTube in varie versioni.
IMDb 7,0  FA 6,8

 

46 * “Largo viaje” (di Patricio Kaulen, Chile, 1967)  *  con Enrique Kaulen, Eliana Vidal, Fabio Zerpa
E dopo “Redes” ecco un altro film dell’America Latina antropologicamente molto interessante. 
Il protagonista è un bambino che durante buona parte del film segue o è accompagnato - per modo di dire - da un paio di ali posticce e da un colombo.
La narrazione viene interrotta numerose volte da brevi flash nei quali si seguono altre persone di ambienti molto diversi che poco hanno a che vedere con il ragazzino, ma che nel corso del film interagiranno con lui anche se per pochi istanti. 
Viene presentata una Santiago sconosciuta ai più (anche in Cile) con la lunga scena della veglia funebre che certamente resta impressa e spinge ad approfondire l’argomento.
IMDb 7,3  FA 6,9

 

47 * "Gold Diggers of 1935" (Busby Berkeley, USA, 1935) * con Dick Powell, Adolphe Menjou, Gloria Stuart
Busby Berkeley più che regista era coreografo molto apprezzato a Hollywood (3 Nomination Oscar fra le quali quella per questo film). Non fatevi ingannare dal titolo che letteralmente significa “cercatori d’oro” in quanto questi non c’entrano assolutamente niente e la storia si sviluppa in un grande albergo che definire di lusso sarebbe un diminutivo. All’epoca “Gold Digger” era un termine comunemente usato per indicare le ragazze, o donne, in cerca di un marito straricco. La prima parte del film è una commedia molto divertente, con personaggi bizzarri non solo fra gli ospiti dell’hotel ma anche fra il personale. Tutti quelli che hanno o hanno avuto a che fare con questo ambiente lavorativo dovrebbero vederlo ... da allora niente è cambiato. 
La parte finale volge più al musical classico con coreografie affollatissime che coinvolgono anche un numero incredibile di pianoforti che si muovono come in un caleidoscopio ... e non è un gioco di specchi, sono veramente tanti!. 
Se è piaciuto a me che non sono amante di questo genere di film penso che possa piacere anche a tanti altri.  
IMDb 7,5  RT 100%  * 1 Oscar

 

48 * "Les Demoiselles de Rochefort" (Jacques Demi, Francia, 1966)  *  con Catherine Deneuve, Gene Kelly, George Chakiris, Françoise Dorléac, Michel Piccoli 
Con un salto di 30 questo musical francese a colori faceva da contrasto con "Gold Diggers of 1935" nel doppio spettacolo di un paio di sabati fa alla Cinemateca Portuguesa. Chiaramente tutt’altro stile, le coreografie son ben distribuite durante l’arco dell’intero film e sono soprattutto in esterni. La trama, divertente, si sviluppa su una quantità di incontri mancati per poco, incontri casuali, persone che inaspettatamente ricompaiono, persone che non sono chi sembrano essere. Cast più che buono con una giovane Catherine Deneuve che balla spesso con la sua “gemella” Françoise Dorléac, due divi dei musical americani come Gene Kelly (che tutti conoscete) e George Chakiris (Oscar in West Side Story) e l’immancabile Michel Piccoli, sempre bravo. 
Vale quanto detto per "Gold Diggers of 1935" ... se è piaciuto a me piacerà anche a tanti altri.  
IMDb 7,6  RT 100%  

 

49 * “A Place in the Sun” (George Stevens, USA, 1951)  *  con Montgomery Clift, Elizabeth Taylor, Shelley Winters
Questo film fu distribuito in Italia con il titolo “Un posto al sole” (una volta tanto una traduzione letterale ...) che niente ha a che vedere con la ben più nota soap opera/telenovela nostrana che va avanti da una ventina di anni.
Si tratta infatti di un film drammatico segnato da tragici eventi che nel 1952 ottenne ben 6 Oscar ed altre tre Nomination. 
Un cast di tutto rispetto con la giovanissima Elizabeth Taylor (all’epoca diciannovenne, ma già affermata avendo iniziato a recitare a 10 anni) accanto ad altri giovani che si stavano facendo rapidamente strada come Montgomery Clift (31) e Shelley Winters (29). 
Film girato in un bel bianco e nero classico, nonostante all’epoca il colore fosse già quasi norma.
Oserei dire: un classico dell’epoca, molto americano ... the American dream (il sogno americano) talvolta porta alla rovina.
IMDb 7,8  RT 75%  * 6 Oscar nel 1952

 

50 * “Saikaku ichidai onna” (The Life of Oharu ) (Kenji Mizoguchi, Jap, 1952) * con Kinuyo Tanaka, Tsukie Matsuura, Ichirô Sugai
Questo è uno dei due film giapponesi che ho avuto modo di guardare alla Cinemateca Portuguesa e ancora una volta mi sono trovato a riflettere sul fatto che purtroppo raramente si prendono in considerazione e si programmano pellicole come queste e si continuano a proporre prodotti moderni ben sotto il limite della decenza.
Mizoguchi è stato uno dei migliori registi giapponesi alla pari di Ozu e Kurosawa anche se solo quest'ultimo ha avuto fama veramente internazionale, probabilmente solo per essere sopravvissuto ai suoi due colleghi vari decenni pur essendo quasi coetanei. 
“La vita di O-Haru - Donna galante” (titolo italiano) è uno dei suoi film più famosi con il quale ottenne il Premio Internazionale e il Leone d’Argento a Venezia, quando questo era il più importante Festival del vecchio continente.
Nella scia del successo di Rashomon di Kurosawa negli anni ’50 cominciarono ad arrivare numerosi film giapponesi e in particolare Mizoguchi fu presente a tutte le edizione successive fino alla sua morte (1956) ottenendo puntualmente altri Leoni, premi e nomination.
Quasi tutto il film consiste di un lungo flashback nel quale la ormai anziana O-Haru ripercorre episodi salienti della sua vita, da concubina, a moglie, a monaca, a prostituta. In questo, forse più che in altri, è possibile apprezzare ottimi piani sequenza (molto amati da Mizoguchi)  utilizzati senza parsimonia. 
Certamente per apprezzare un film come questo oltre ad una buona dose di attenzione (regola generale per prodotti di qualità) è anche opportuno conoscere almeno un poco la cultura giapponese, in questo caso quella medievale e dalla rete si può sapere quanto basta.
Come nel campo della pittura o della musica, venendo a contatto con generi nuovi, sono necessarie più visioni, ascolti e analisi per apprezzare determinate sottigliezze e sfumature di pregio. 
L’importante è iniziare ... pertanto lo suggerisco non solo ai cinefili, ma anche a chi è (irrazionalmente) terrorizzato dai film giapponesi in bianco e nero, casomai in lingua originale con sottotitoli.

IMDb 8,0  RT 100%  

Per informazioni generiche, tecniche e recensioni  dei film consiglio di consultare i seguenti siti:

IMDb (Internet Movie Database) : il più completo, la Bibbia del Cinema, con archivio di 3.5mln di titoli e quasi 7mln di nomi (in inglese)

Rotten Tomatoes : meno dati di IMDb, raccoglie soprattutto recensioni in rete, quindi carente su film datati (in inglese, con numerose recensioni in spagnolo)

Film Affinity/es : trovo che sia il più completo per quanto riguarda film spagnoli e dell'AmericaLatina (in spagnolo)

Allo Ciné : sopratutto cinema francese, ma non solo (in francese)

 Upperstall.com  : specializzato in cinema indiano. uno dei più frequentati al mondo fra i siti che si occupano di cinema  (in inglese)

per ricevere o fornire informazioni cinematograiche potete scrivermi a giovis@giovis.com

     

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