POST CINEMATOGRAFICI

indice completo dei  1300 film 2016 - 2018

lista film (pdf)  2015   2014   2012-13

2016

1 - 50

51 - 100

101 - 150

151 - 200

201 - 250

251 - 300

301 - 350

351 - 403

 

2017

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51 - 100

101 - 150

151 - 200

201 - 259

260 - 299

300 - 349

350 - 399

400 - 443

2018

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101 - 150

151 - 200

201 - 250

251 - 300

301 - 350

351 - 400

401 - 454

2019

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51 - 100

       

micro-recensioni dei film guardati nel 2016   (dal 201°al 250°)


leggi tutte le 50 micro-recensioni (in basso, dopo i poster)

Servando González, Mex, 1965

Robert Altman, USA, 1973

Hector Babenco, Bra, 1981

Hector Babenco, Bra, 1985

Robert Redford, USA, 1992

R. W. Fassbinder, Ger, 1981

R. W. Fassbinder, Ger, 1982

V. Schlöndorff, USA, 1985

A. Robbe-Grillet, Fra, 1970

A. Robbe-Grillet, Fra, 1971

Lars von Trier, Dan, 1991

Sam Mendes, USA, 2002

Q. Tarantino, USA, 2007

Peter Howit, UK, 1998

Clint Eastwood, USA, 2006

A. Robbe-Grillet, Fra, 1974

T. Alfredson, UK, 2011

Julie Taymor, USA, 2002

Jay Roach, USA, 2015

Alan Parker, USA, 1988

Michaele Haneke, Fra, 2005

Michaele Haneke, Ger, 2009

A. de la Iglesia, Spa, 1995

E. von Stroheim, USA, 1919

S. Soderbergh, USA, 2000

Ivan Zulueta, Spa, 1979

Ernst Libitsch, USA, 1942

Jaime Chavarri, Spa, 1984

Lee Daniels, USA, 2009

Vijay Anand, India, 1965

E. von Stroheim, USA, 1928

E. von Stroheim, USA, 1928

Gilles Grangier, Fra, 1957

Pedro Lazaga, Spa, 1959

Anthony Minghella, UK, 1996

Wong Kar-wai, Cina, 2000

Cherien Dabis, USA, 2009

Steven Spielberg, USA, 2006

Sidney Pollack, USA, 1969

Martin Scorsese, USA, 2004

Georges Lautner, Fra, 1968

Nicholas Ray, USA, 1948

Nicholas Ray, USA, 1949

Jorge Fons, Mex. 1990

Nicholas Ray, USA, 1950

Nicholas Ray, USA, 1951

Nicholas Ray, USA, 1952

Karel Reisz, UK, 1981

D. de la Patellière, Fra, 1972

John Huston, USA, 1985

201 * “Viento negro” (di Servando González, Mexico, 1965) con José Elías Moreno, David Reynoso,Jorge Martínez de Hoyos
Ennesimo film trovato rovistando in rete. Nella classifica dei migliori 100 film messicani, stilata nel 1994 da 25 critici per la rivista SOMOS, si trova all’88° posto ed è disponibile su YouTube a 480p con sottotitoli in inglese e anche a 720p virato a seppia (mai il passaggio da b/n a seppia è stato più adatto. Non è certo affidabile il generoso rating su IMDb (8,3), ma è senz’altro un buon film rimasto quasi del tutto sconosciuto nonostante le mediamente ottime recensioni e l’essere stato proposto alle selezioni per rappresentare il Messico agli Oscar.
“Viento negro” è girato quasi interamente nel deserto di Altar (Sonora, Mexico), che non ha niente da invidiare ai più famosi deserti di sabbia africani e tratta di fatti reali relativi alla costruzione della linea ferroviaria. Buona storia e interessanti personaggi ben interpretati.
Servando González è stato un regista poco prolifico con solo 11 film in 26 anni, dei quali due nel 1965: “Viento negro” e “The Fool Killer” (con Anthony Perkins). Il titolo del secondo è in inglese in quanto fu prodotto negli States e González fu il primo messicano a dirigere un film in USA.
Tutti commenti che ho trovato sono positivi e ciò mi ha spinto ad indagare anche su “The Fool Killer” con lo stesso risultato, vale a dire film semisconosciuto ma quasi sempre elogiato, con un 7,2 su IMDb sostenuto da recensioni con media 9/10 e le sole 2 in RottenTomatoes ma con 4 e 5/5. Resta veramente un mistero capire perché Servando González non abbia avuto maggior successo. Nel frattempo ho già scaricato da YouTube “The Fool Killer”, mai uscito in dvd
IMDb 8,3


202 * “The long goodbye” (di Robert Altman, USA, 1973) con Elliott Gould, Nina van Pallandt, Sterling Hayden
Ai miei ospiti non è piaciuto tanto, a me è piaciuto di nuovo. Oserei definirlo un noir moderno (relativamente), con qualche ammiccamento alla commedia. Ambientato a Malibù (California) fra ricche ville in riva all’oceano e personaggi al limite della legge, o proprio fuorilegge (inclusi gli stessi poliziotti); non è cupo e più o meno triste come i classici noir, ma più solare e festaiolo.
Elliot Gould interpreta Philip Marlowe, classico investigatore privato protagonista di decine di romanzi di Chandler e di almeno una dozzina di film, per non parlare delle ancor più numerose apparizioni televisive. Il personaggio è anomalo, la storia è abbastanza originale (con vari ruoli stravolti), non ci sono i soliti e il più delle volte noiosi inseguimenti, né scazzottate né sparatorie, i colpi di scena non mancano e, secondo me, ha un gran finale.
Non aggiungo altro - chi vuole la trama la troverà facilmente in rete - ma ne consiglio senz’altro la visione.
“The long goodbye” è l’omaggio al noir di Altman che, specialmente nella prima metà della sua lunga carriera, se è divertito a visitare praticamente tutti i generi cinematografici.
Curiosità: nel film potrete vedere anche il giovane Arnold Schwarzenegger, alla sua seconda apparizione sul grande schermo, ma non parla e il suo nome non è menzionato da alcuna parte (uncredited). All’epoca aveva già vinto 3 dei suoi 6 titoli mondiali consecutivi di culturismo (Mr. Olympia) che lo resero famoso e gli aprirono la strada di Hollywood dove divenne ancor più famoso nei panni di Conan e Terminator, prima di affermarsi anche in politica come 38° Governatore della California.
IMDb 7,4 RT 96%


203 * “Pixote: a lei do mais fraco” (di Hector Babenco, Bra, 1981) tit. it. “Pixote: la legge del più debole”
con Luis Bayardo, Eduardo Manzano, José Carlos Ruiz
Con questo film Babenco guadagnò notorietà internazionale con una Nomination ai Golden Globe e tanti premi negli Stati Uniti e in Europa (Locarno, San Sebastian) e quindi fu il suo trampolino di lancio che lo portò ad ottenere finanziamenti per il suo film più conosciuto "Kiss of the spider woman” (1985) che ottenne 3 nomination agli Oscar e William Hurt si guadagnò la sua statuetta come miglior attore protagonista.
In “Pixote: ...” l’attenzione è focalizzata su un gruppo di ragazzi “ospiti” di un carcere minorile e della loro vita una volta tornati in strada ... una escalation criminale nonostante la loro giovanissima età. La prima metà del film si svolge dietro le sbarre e, seppur ben realizzata ed abbastanza varia, è un po’ scontata (i bulli, le violenze, le bande, i secondini, ... tutto già visto e rivisto). Nella seconda parte, invece, Babenco si concentra sui rapporti interpersonali, le gelosie e, soprattutto, la solitudine ... e qui stanno tutti meriti di questo interessante film.
IMDb 8,0 RT 100%


204 * “Kiss of the spider woman” (di Hector Babenco, Bra, 1985) tit. it. “Il bacio della donna ragno”
con William Hurt, Raul Julia, Sonia Braga
Come già specificato, questo è il più conosciuto dei film di Babenco e quello che ha ottenuto maggiori riconoscimenti. In esso io ne vedo tre ben distinti:
* quello che si svolge fra le quattro mura della cella, una piece quasi teatrale con due soli attori William Hurt e Raul Julia
* i film raccontati dal primo al secondo con dovizia di particolari e messi in scena con immagini virate e accativanti
* la storia che si deve invece “estrarre” dai precedenti e che include la vita dei protagonisti nella società civile, il loro rapporti con polizia e carcerieri, le loro attività “fuorilegge” (omosessualità e opposizione politica).
Un giusto equilibrio fra queste tre parti, le ottime interpretazioni e le sapienti inquadrature giustificano ampiamente premi, lodi e recensioni positive..
IMDb 7,4 RT 88%  * Oscar a William Hurt e 3 Nomination (film, regia, sceneggiatura)
 

In occasione delle visioni 203 e 204, scrissi anche il seguente post:
“In memoriam” di Hector Babenco (7/2/1946-13/7/2016)
Ho approfittato della triste occasione della morte del regista argentino trapiantato in Brasile, per organizzarmi un double bill con "Kiss of the spider woman” (1985), la cui visione era già in calendario avendo trovato il dvd un paio di mesi fa a Menorca, e con il suo primo successo internazionale “Pixote: a lei do mais fraco” (1980) del quale, prendete nota, esiste la versione originale in brasiliano con sottotitoli in inglese su YouTube, in HD 720p.
Li ho guardati in ordine cronologico e fra il primo, girato con budget ridotto e quasi un docu-film, e il secondo di 4 anni dopo, produzione internazionale con attori bravi e famosi (William Hurt ottenne l’Oscar) si nota una grande differenza di stile, di ritmo, di costruzione dell’intera pellicola. Le micro-recensioni di questi 2 film, le pubblicherò con post separati.
Babenco è sempre stato molto impegnato a mostrare realtà poco conosciute e tragiche come quella delle sovraffollate prigioni carioca dove succede di tutto e di più (ma sembra essere prassi comune in parecchi altri paesi) tant’è che i suoi tre film più famosi (i due citati in apertura e “Carandiru”) hanno tale ambientazione anche se in effetti Pixote solo per la prima metà si svolge in un carcere minorile. Quasi tutti i film hanno una profonda connotazione sociale.
In generale, meraviglia il fatto della scarsissima produzione brasiliana di film di livello internazionale. I registi conosciuti e apprezzati si contano sulla punta delle dita e molti di loro hanno proseguito la loro attività all’estero. L’industria cinematografica brasiliana sembra non esistere pur potendo contare su una vasto bacino di utenza (200 milioni di abitanti). A memoria posso citare Glauber Rocha (molto sperimentale, 9 lungometraggi in 21 anni), Fernando Meirelles (7 in 32 anni, “Cidade de Deus”, “The constant grdener”), Walter Salles (8 in 30 anni, “Central do Brasil”, “Diarios de motocicleta”) e, fra gli emergenti Gabriel Mascaro con soli due film all’attivo, entrambe apprezzati in vari festival, di recente ho visto il buon “Boi neon” in Messico.
Anche facendo una ricerca in rete non si trova molto di più di quanto appena esposto e quindi Hector Babenco deve essere senz’altro inserito fra i più rappresentativi registi brasiliani di sempre, anche se in effetti è argentino (ma non ha mai prodotto niente in patria) e dei suoi soli 11 film in 42 anni solo una parte sono veramente brasiliani.
R.I.P.


205 * “A rivers runs through it” (di Robert Redford, USA, 1992) tit. it. “In mezzo scorre il fiume”
con Craig Sheffer, Brad Pitt, Tom Skerritt
Film a immagine e somiglianza del regista e attore Robert Redford, “belloccio”, senza infamia e senza lode.
“A rivers runs through it” è ben fatto, ben interpretato, con un’ottima fotografia e spettacolari scenari naturali, ma la sceneggiatura è un po’ debole e nell’insieme non riesce ad avvincere. Se si vanno a leggere i commenti, questa mia analisi è confermata dalle poche recensioni sufficienti e dalle tante divise fra “noioso, mi sono addormentato, non succede niente, senza trama” e “spettacolare, magico, ambientazione perfetta, ecc.”.
Come detto, io rimango nel mezzo giudicandolo sufficiente ma assolutamente senz’anima.
IMDb 7,3 RT 91% * Oscar per miglior fotografia, Nomination per sceneggiatura e colonna sonora


206 * “Lola” (di Rainer Werner Fassbinder, Ger, 1981)
con Barbara Sukowa, Armin Mueller-Stahl, Mario Adorf
Girato nel classico stile di Fassbinder, questo film è una graffiante satira sugli eterni e storici vizi umani, con particolare riferimento alla politica vista come potere, quindi corruzione, soldi, prevaricazione, avidità, ricatti e, ovviamente, sesso e passione. Si tratta del tassello centrale della trilogia (Maria Braun - Lola - Veronika Voss) della quale Fassbinder non solo è regista ma anche co-sceneggiatore al pari di quasi tutte le sue opere.
Ambientata nella Germania del dopoguerra questa commedia drammatica beneficia delle ottime interpretazioni dell’intero cast ed in particolare dei tre protagonisti fra i quali spicca l’imperituro Mario Adorf (ancora attivissimo all’età di 86 anni, due film e un telefilm quest’anno, 216 in carriera), spesso poco apprezzato o relegato a ruoli minori nelle sue apparizioni italiane.
Piacevole ed interessante in senso assoluto, può essere molto più apprezzato da chi conosce almeno un po’ della realtà del Nuovo Cinema Tedesco, quello che includeva anche Werner Herzog, Wim Wenders, Volker Schlondorff, Margarethe von Trotta, ... che in patria, negli anni ’70-’80, hanno probabilmente dato il meglio di sé prima di perdere smalto nel tempo o, per alcuni di loro, cimentandosi in megaproduzioni all’estero. Una storia che si ripete da quasi un secolo.
IMDb 7,7 RT 100%


207 * “Veronika Voss” (di Rainer Werner Fassbinder, Ger, 1982) con Rosel Zech, Hilmar Thate, Cornelia Froboess
Pellicola conclusiva dell trilogia di Fassbinder (Maria Braun - Lola - Veronika Voss) si differenzia dalle precedenti per avere un risvolto noir. e per essere girato in bianco e nero (eccellente). Inoltre fu il suo penultimo film, seguito solo da “Querelle” uscito pochi mesi dopo, dopo la sua morte per overdose, a 37 anni, il 10 giugno 1982.
Giudicato da molti l’elemento più debole della trilogia, la sua quota artistico comunque non se ne distacca molto e penso che sia una questione puramente soggettiva. Egualmente sono convinto che Fassbinder sia stato un regista ampiamente sottovalutato dal grande pubblico, nonostante l’ottimo livello media della sua produzione, ricchissima considerato il relativamente breve periodo di attività (1969-82).
Tornando al film, ho trovato avvincente la sceneggiatura (dello stesso Fassbinder) molto ben decritta per immagini, luci, cose dette e non dette, bugie lampanti, pause e sorprese. Nulla da eccepire in quanto alle interpretazioni.
Da non perdere, possibilmente dopo aver visto anche gli altri.
IMDb 8,0 RT 67%


208 * “Death of a salesman” (di Volker Schlöndorff, USA, 1985) con Dustin Hoffman, Kate Reid, John Malkovich
Non amo il teatro quanto il cinema, neanche lontanamente, e quindi è naturale che questa versione di “Morte di un commesso viaggiatore” non mi abbia entusiasmato in quanto Schlöndorff dirige in modo troppo “teatrale”, senza aggiungere molto di “cinematografico”.
Sulle ottime interpretazioni di Hoffman, Reid e del giovane Malkovich nei ruoli principali non si discute, mentre gli altri, anche per avere parti minori, non mi hanno colpito particolarmente colpito.
In quanto alla regia, trovo che Schlöndorff non abbia saputo gestire al meglio gli spazi ristretti e limitati facendoli apparire più palcoscenico che set cinematografico.
Da non perdere per gli amanti del teatro, noioso per gli amanti del Cinema (che oltretutto lo troveranno estremamente lungo con le sue 2h15min).
IMDb 7,3 RT 100%


209 * “L'éden et après” (di Alain Robbe-Grillet, Fra, 1970) con Catherine Jourdan, Pierre Zimmer, Richard Leduc
Sempre più sperimentale, sempre più misterioso, sempre più criptico.
Pur essendo enigmatico come i precedenti, questo film di Robbe-Grillet è ancor più teatrale anche se i cambiamenti di ambiente sono frequenti e includono molti esterni, particolarmente affascinanti quelli girati in Tunisia. Comincia con dei titoli di testa molto originali e prosegue alternando le usuali scene”congelate” a serie di brevissime riprese, solo pochi fotogrammi, che comunque riescono ad essere recepite creando ulteriore curiosità e talvolta disorientamento nello spettatore.
Per buona parte del film le “finzioni reali” iniziali vengono sostituite da fantasie, allucinazioni e visioni apparentemente senza senso alle quali lo spettatore dovrà cercare di darne uno. In questa parte ci sono anche scene più lunghe alcune delle quali si inseriscono perfettamente nel ritmo serrato mentre altre, a mio parere, lo rallentano troppo. Il tutto per tornare poi al punto di partenza alla fine della pellicola.
Per dare un giudizio definitivo (che comunque prevedo provvisorio in quanto opere come queste hanno bisogno di essere digerite, analizzate e discusse) aspetto di guardare anche il successivo, “N. a pris les dés...”, che è stato prodotto utilizzando le stesse scene di “L'éden ...” montate in modo totalmente diverso e quindi raccontando un’altra storia con immagini identiche.
In ansiosa attesa, per ora posso solo consigliare la visione di questo quarto film di Robbe-Grillet.
IMDb 6,8


210 * “N. a pris les dés...” (di Alain Robbe-Grillet, Fra, 1971)
con Catherine Jourdan, Pierre Zimmer, Richard Leduc
Un po’ deludente rispetto al precedente “L'éden et après” del quale, come detto, è gemello per utilizzare molte riprese identiche . Soffre di un lungo preambolo con voce fuori campo (questa volta il narratore è un uomo, l’altra era una donna, Violette).
I punti di vista sono quindi un po’ ribaltati, l’uomo misterioso ha un ruolo molto minore e comunque questo film è più breve dell’altro di una ventina di minuti. Molte sono le riprese interessanti, anche viste di nuovo ad un paio di giorni di distanza, ma resto dell’impressione “N. a pris les dés...” non valga “L'éden et après” ed il divario è notevole. Ma ci si deve rendere conto che Robbe-Grillet faceva quasi sperimentazione pura, i suoi film circolavano poco e l’onda lunga susseguente il suo successo come sceneggiatore di “L'année dernière à Marienbad” tanto lunga non fu.
Ha portato una certa innovazione parallela alla Nouvelle Vague eppure in qualche modo contrastante con essa.
Non è fra i suoi miglio film ma senz’altro vale la pena guardarlo per la sua unicità.
IMDb 6,7


211 * “Europa” (di Lars von Trier, Dan, 1991) (aka “Zentropa”)
con Barbara Sukowa, Jean-Marc Barr, Udo Kier
Gran bel film, fotografia molto curata e nitida, così come sono ben scelte le inquadrature sia come campo che come angolo di ripresa.
Quasi completamente in bianco e nero, vanta parecchi inserti a colori (virati, solo tonalità della gamma dei rossi, dal carminio al marrone al rosaceo della carnagione) e alcune sovrapposizioni di riprese a colori su sfondo in b/n.
Von Trier (sua anche la sceneggiatura originale) mette molta carne a cuocere spaziando dalla guerra (in senso generale) ai tradimenti, dall’amore agli ideali (più o meno nobili che siano) e collegandoli con numerosi colpi di scena. Una fotografia cupa e quasi perfetta, che spesso fa pensare ai grandi registi negli anni ’20 e ’30, quasi costringe lo spettatore a tenere lo sguardo “incollato” allo schermo alle ricerca dei particolari, nessuno dei quali è casuale (e questo lo vedo come un merito).
Una musica ossessiva, quasi come un ticchettio o lo scandire del tempo di un metronomo, accompagna la voce fuori campo (di Max von Sydow) che sembra essere quella di un ipnotizzatore, che quindi pronuncia distintamente le parole, in modo lento e cadenzato, con voce suadente, bassa monotona.
Von Trier è giustamente considerato l’unico degno erede dell’indiscusso Carl Theodor Dreyer nell’ambito della cinematografia danese
I cinefili che non l’hanno ancora visto dovrebbero senz’altro guardare “Europa”, senz’altro uno dei migliori film di Von Trier.
IMDb 7,7 RT 85%  *  3 premi a Cannes oltre alla Nomination per la Palma d’Oro (che andò a Barton Fink dei fratelli Coen)


212* “Road to perdition” (di Sam Mendes, USA, 2002) tit. it. “Era mio padre” * con Tom Hanks, Tyler Hoechlin, Rob Maxey, Paul Newman, Daniel Craig, Jude Law, Stanley Tucci, Jennifer Jason Leigh
Nonostante un cast pieno di nomi famosi (ma non tutti grandi attori) e un soggetto niente male tratto da graphic novel, Sam Mendes (regista) e Davis Self (sceneggiatore) sono riusciti a mettere insieme un film veramente di scarso livello con dialoghi inverosimili e spesso noiosi, pieno di errori e incongruenze (le oltre 100 elencate su IMDb, ne sono solo una parte).
“Era mio padre” si salva per la fotografia (per la quale ottenne l’Oscar), le altre Nomination furono per l’allora 77enne Paul Newman (alla sua ultima apparizione sul grande schermo) e per scenografie e 3 relativi al sonoro. Trovo che il sopravvalutato Tom Hanks nel ruolo principale anche in questo caso “vanti” una interpretazione più che scialba e Daniel Craig, futuro 007, non gli è da meno.
Chi si aspetta un ennesimo film di gangster nell’America fra le due guerre rimarrà deluso, non solo per la pochezza dei personaggi (in questo caso irlandesi e non i soliti italiani di Cosa Nostra) ma anche per la scarsa e superficiale analisi.
A parte la buona ricostruzione degli ambienti dei primi anni ’30, sia di interni che di esterni, oggetti e costumi, “Road to perdition” ha ben poco da offrire e quindi penso che non sia indispensabile guardarlo.
IMDb 7,7 RT 81%  *  1 Oscar + 5 Nomination


213 * “Death proof” (di Quentin Tarantino, USA, 2007)  *  con Kurt Russell, Zoë Bell, Rosario Dawson, Quentin Tarantino
Film sottovalutato dai più, con molte recensioni negative che però sono soprattutto di quelli che non apprezzano/comprendono Tarantino e tuttavia continuano ad andare a vedere i suoi film. Secondo me, invece, è uno dei migliori e le tante esagerazioni sono il vero scopo del regista, dagli inseguimenti, meglio dire “duelli”, in auto (non che li ami, ma trattandosi di un road movie sono indispensabili) ai lunghi dialoghi che mi sono sembrati molto più realistici e plausibili (considerati i personaggi) di quelli dl molto più acclamato “Road to Perdition”, visto appena prima. (micro-recensione 212). Nella prima parte, come spesso accade, si vede Tarantino anche nelle vesti di attore, interpretando Warren, il gestore del bar dove si riuniscono le protagoniste.
Singolari sono i tanti graffi sulla pellicola (artificiosi) e i falsi salti in corrispondenza delle giunture delle bobine (le famose pizze che si montavano e smontavano, le cui code si rovinavano e spesso ne venivano tagliati vari fotogrammi).
E’ stracolmo di citazioni (IMDb ne elenca ben oltre 100) dai B-movies ai classici, dai western ai thriller fra i quali ce ne sono anche vari di Dario Argento e polizieschi. I riferimenti principali ed evidenti (per chi conosce i classici road-movies degli anni ’70) sono a “Convoy” (di Sam Peckinpah, 1978) e, nella seconda metà del film, a “Vanishing Point” (Richard Sarafian, 1971, tit. it “Punto Zero”).
Nel primo caso si tratta del fregio (un’anatra arrabbiata”, vedi foto) sul cofano della macchina di Kurt Russel, identico a quello di Kris Kristofferson (che in “Convoy” interpretava 'Rubber Duck'), nel secondo è invece la Dodge Challenger R/T bianca del 1970 (circa 7.000cc di cilindrata ...) guidata dal mitico Kowalski (ne ho parlato brevemente in questo post  relativo al cinema americano degli anni ’70).
“Death proof” fu ideato per essere distribuito insieme con “Planet Terror” di Robert Rodriguez, sotto l’unico titolo “Grindhouse” come un classico “double bill”. In questo doppio programma era anche inserito un falso trailer di “Machete” (altro notevole film cult) che evidentemente all’epoca era già in embrione anche se vide la luce solo nel 2010, prodotto e diretto da Robert Rodriguez.
IMDb 7,1 RT 67%


214 * “Sliding Doors” (di Peter Howitt, UK, 1998)   *  con Gwyneth Paltrow, John Hannah, John Lynch
Uno dei tanti film basati su ipotetiche vite parallele, conseguenza del Caso. Mi sembra inutile scomodare filosofi per ribadire il concetto, ovvio, che tutti siamo soggetti alle casualità della vita in quanto anche pochi secondi di fortuito ritardo possono cambiare radicalmente la vita delle persone, anche se poi vengono di solito considerati più gli effetti disastrosi che gli quelli positivi conseguenti dalla pura casualità.
Per estensione, sono simili anche i film con salti temporali, talvolta anche di secoli, viaggi a ritroso nel tempo, Doppelgänger e via discorrendo. Considerando solo i film che ho visto recentemente, mi vengono in mente vari di Robbe-Grillet e soprattutto “Los cronocrimenes” che però, in confronto a questo, è di livello nettamente superiore essendo a dir poco geniale.
Venendo allo specifico, questo “Sliding Doors”, pur avendo dei meriti per come tratta la quasi contemporanea presenza delle due Helen (Gwyneth Paltrow) nella stessa scena, non riesce ad appassionare o ad essere avvincente e i rapporti con i due uomini mi sembrano quasi surreali.
Non sono riuscito a capire se fossero pessimi gli attori (Hanna e Lynch) o interpretavano alla perfezione degli evidenti bugiardi che incredibilmente riescono ad abbindolare la ragazza.
“Sliding Doors” uno dei rarissimi film durante i quali ho rischiato di addormentarmi, veramente deludente.
IMDb 6,8 RT 62%


215 * “Flags of our fathers” (di Clint Eastwood, USA, 2006)  *  con Ryan Phillippe, Barry Pepper, Joseph Cross
Ennesimo buon film di Eastwood, anche se non fra suoi migliori. Il principale punto di forza è quello di mostrare l’altra faccia della medaglia, la necessità di creare miti ed eroi per la popolazione in patria allo scopo di ottenere supporto per i militari al fronte. Questi si trovano quindi a diventare eroi loro malgrado, qualcuno tenta di resistere e di scrollarsi di dosso l’etichetta per lui incomoda, altri tentano di approfittarne in ogni modo possibile. C’è chi si rende perfettamente conto che i veri eroi sono per lo più sconosciuti ed anonimi e che lui si è solo trovato al posto “giusto” al momento “giusto” e poco gli importa - anzi, gli dà fastidio - essere additato e riconosciuto come eroe pensando ai commilitoni tragicamente rimasti sul campo. La storia, vera, tratta dal libro scritto dal figlio di John "Doc" Bradley (interpretato da Ryan Phillippe) fa ben comprendere come la macchina organizzativa della propaganda passasse su tutto e tutti pur di perseguire i suoi scopi.
Molto interessante e da guardare, ma i più sensibili sappiano che si imbatteranno in immagini molto cruente.
Ai lunghi titoli di coda sono affiancate molte foto originali relative agli eventi e personaggi rappresentati nel film.
IMDb 7,1 RT 73%


216 * “Glissements progressifs du plaisir” (di Alain Robbe-Grillet, Fra, 1974)  *  con Anicée Alvina, Olga Georges-Picot, Michael Lonsdale
Ultimo film incluso nel cofanetto dei primi sei diretti da Robbe-Grillet. Dopo averli visti tutti, in ordine cronologico, devo dire che concordo con la valutazione dei più, vale a dire che dopo un inizio a dir poco travolgente e scoppiettante, anticipato dalla sceneggiatura d’esordio per “L’anno scorso a Marienbad”, ha man mano perso verve e in più occasioni appare troppo ripetitivo.
In questo “Spostamenti progressivi del piacere” (il più osé dei 6) la trama si sviluppa lentamente, soprattutto in interni, e pertanto le inquadrature sono troppo da studio e fanno rimpiangere le avvincenti riprese esterne, i campi lunghi e gli inusuali angoli di ripresa dei film precedenti.
Una curiosità: ritorna Jean-Louis Trintignant (nel ruolo, breve ma non troppo, del poliziotto) senza essere però menzionato in alcun modo nei titoli.
Nel suo genere, avanguardia francese degli anni ‘60-‘70, è comunque un buon film, da guardare per completezza d’informazione.
I miei preferiti sono (nell’ordine, che corrisponde anche a quello cronologico): “L’immortelle”, “Trans-Europ-Express” e “L'éden et après”.
IMDb 6,3

 
217 * “Tinker Tailor Soldier Spy” (di Tomas Alfredson, UK, 2011) tit. it. “La talpa” * con Gary Oldman, Colin Firth, Tom Hardy, Benedict Cumberbatch, Mark Strong, Toby Jones, John Hurt, Ciarán Hinds
Cast d’eccezione con Gary Oldman nelle vesti del protagonista, Smiley. Trama piene di sorprese, dubbi, sospetti e colpi di scena, come è giusto che sia trattandosi di una storia di spionaggio ambientata all’epoca della Guerra Fredda e, del resto, da John Le Carré (autore del libro omonimo) non ci si poteva aspettare altro.
Le due ore scorrono velocemente con pochi spari, ma nessuna sparatoria, e senza alcun inseguimento (film inglese, non americano). Ritmo lento all’insegna della sobrietà, ottima fotografia nella quale prevalgono i toni scuri e da parte del regista svedese Alfredson (“Lasciami entrare”) grande attenzione ai tempi, agli sguardi, alle inquadrature.
Se non si disdegna il genere, è certamente un film da non perdere, uno dei migliori fra quelli di spionaggio degli ultimi anni.
Segnalo la esaustiva ed interessantissima pagina Wikipedia
IMDb 7,1 RT 93%  * 3 Nomination Oscar


218 * “Frida” (di Julie Taymor, USA, 2002) con Salma Hayek, Alfred Molina, Geoffrey Rush
Avevo il sentore che non fosse un gran film e non mi sbagliavo. Pur basato sulla biografia di una donna certamente fuori dal normale, eccezionale, non riesce a coinvolgere e ad interessare più di tanto. Il punto di vista artistico-creativo è assolutamente trascurato e la struttura portante delle sceneggiatura è più che altro basata sugli amori, avventure e tradimenti di Frida e dell'altrettanto famoso (all'epoca più di lei) Diego Rivera, suo marito.
La pur apprezzabile fotografia e la buona ricostruzione degli interni contrasta con una molto approssimativa descrizione degli ambienti umani ed esterni che appaiono estremamente edulcorati.
Infine mi è sembrato abbastanza ridicolo il forzato inglese con accento latino degli interpreti, la maggior parte dei quali sono nati in UK o USA. Potrebbero aver girato il film in spagnolo, lingua parlata da Frida, Diego e la quasi totalità degli altri protagonisti, ma avendo optato per l'inglese perché quel ridicolo accento? (ho scoperto che questa mia critica è condivisa da molti)
In generale mi sembra un'occasione persa pur avendo due meriti: la colonna sonora e le transizioni da quadri e foto a immagini reali e viceversa ... tutto veramente notevole.
Per alcuni versi mi sembra che il precedente messicano "Frida, naturaleza viva" (di Paul Leduc, 1983, microrecensione 16/128) prodotto con budget molto inferiore e senza grandi nomi, pur non essendo certo un capolavoro sia molto più credibile di questo e senz'altro trasmetta di più (a patto che si conosca l’argomento ...).
IMDb 7,4 RT 75%  *  2 Oscar (musica originale e makeup) + 4 Nomination

219 * “Trumbo” (di Jay Roach, USA, 2015) con Bryan Cranston, Diane Lane, Helen Mirren
Buon film con un interessante soggetto purtroppo solo parzialmente analizzato. Si tratta di un dovuto tributo ad uno dei più grandi sceneggiatori di Hollywood, capace di trattare qualunque genere con grande maestria.
La storia dei “10 di Hollywood” è relativamente abbastanza conosciuta grazie soprattutto alla notorietà delle persone coinvolte, condannate o semplicemente sospettate, ma in Trumbo quasi non si fa riferimento all’estremamente più vasta operazione di “caccia alle streghe” condotta ad ogni livello ed in ogni ambito, addirittura anche fra militari di alto rango.
Mi sembra che Jay Roach abbia scelto di focalizzarsi più sulla famiglia Trumbo che non sui reali problemi nell’ambiente cinematografico dell’epoca. A questo proposito torna utile avere una certa dimestichezza con i titoli originali dei film americani menzionati e quelli dei quali si vedono alcune scene o solo i poster, nonché con i nomi dei tanti attori, registi e sceneggiatori citati e inclusi fra i personaggi del film.
In merito alla veridicità della storia è sorta un’aspra polemica relativa ad Edward G. Robinson che fu veramente indagato, ma non c’è evidenza del fatto che fece i nomi dei 10, cosa che invece avviene nel film. Ciò ha causato una levata di scudi da parte dei numerosi ammiratori del “Piccolo Cesare” e degli amanti della verità storica.
Per saperne di più su questo periodo del cosiddetto maccartismo (anche se McCarthy non fu l’unico né il principale esponente della caccia alle streghe durata fino al 1954) si può guardare “J. Edgar” (di Clint Eastwood, 2011), biopic di J. Edgar Hoover, che cominciò la sua ascesa ai vertici dell’FBI proprio perseguendo i comunisti o presunti tali.
IMDb 7,5 RT 74%  * Nomination Oscar per Bryan Cranston


220 * “Mississippi burning” (di Alan Parker, USA, 1988) tit. it. "Arde Mississippi" con Gene Hackman, Willem Dafoe, Frances McDormand
Solido film, coinvolgente e terribile per i fatti narrati, realmente accaduti nel 1964 anche se qualcosa nella versione cinematografica è stato ovviamente adattato. Eccezionale il casting, non solo dei protagonisti (che forniscono prove più che convincenti) ma anche dei comprimari e comparse, che danno l’idea di essere veri abitanti degli stati del sud, con i loro volti rugosi e bruciati dal sole. La buona regia di Parker fa passare in sottordine le poche debolezze della sceneggiatura.
Pellicola da non perdere, ma poco adatto ai più sensibili considerate le violenze subite dagli afroamericani (all’epoca ancora chiamati “negri”) da parte del Ku Klux Klan e dei suoi simpatizzanti con continuità durante l’intero film.
IMDb 7,8 RT 89%  *  1 Oscar (miglior fotografia) + 6 Nomination


221 * “Cachè” (di Michael Haneke, Fra, 2005) tit. it “Niente da nascondere”* con Daniel Auteuil, Juliette Binoche, Maurice Bénichou, Annie Girardot
Il film è inusuale ma ben fatto e c’è poco da discutere. Haneke riesce a mantenere alta l’attenzione, e la tensione, raccontando poco o niente ma lasciandoci la possibilità di elaborare le ipotesi più strane e fare mille illazioni. L’alone di mistero, anche più che un alone, rimane fino alla fine e neanche a quel punto allo spettatore viene fornita una spiegazione definitiva. L’alternanza fra le lunghissime inquadrature fisse (mute) e i dialoghi, soprattutto fra i coniugi, è ben ritmata e gli attori sono bravi eppure nella sceneggiatura dello stesso Haneke c’è qualcosa che non convince.
I coniugi interpretati da Auteuil e Binoche, apparentemente persone colte, felici e soddisfatti di carriera e famiglia, gestiscono talmente male la situazione, oggettivamente spiacevole e preoccupante, da provocare una escalation di bugie, ripicche che porta al limite dell’esasperazione la loro relazione. Pur essendo entrambi professionisti della comunicazione, parlano a vuoto, non solo fra loro, non vanno mai al sodo, agiscono in modo del tutto irrazionale. I dialoghi sono irrazionali e i pochi suggerimenti logici avanzati dalla moglie restano puntualmente inascoltati.
Non sarebbe stato possibile mantenere egualmente il mistero, e quindi tutta la struttura del film, con protagonisti un po’ più plausibili?
Aspetto di guardare “The white ribbon” (2009 tit. it “Il nastro bianco”) nella speranza di comprendere meglio il lavoro di Haneke.
IMDb 7,3 RT 89%


222 * “The white ribbon” (di Michael Haneke, Ger, 2009) tit. it “Il nastro bianco”
con Christian Friedel, Ernst Jacobi, Leonie Benesch
Questo film conferma l’impressione che avevo avuto di Haneke guardando “Caché” (recensione 221): ottimo regista, tempi perfetti, belle inquadrature, ora ho scoperto che tratta magnificamente anche il bianco e nero, ma resto dell’opinione che per i soli dialoghi si debba affidare ad altri ... soggetto e il resto della sceneggiatura vanno più che bene.
“Il nastro bianco” si svolge durante l’anno precedente l’inizio della I Guerra Mondiale in una piccola comunità rurale tedesca, tutti al servizio del Barone. Questa volta il Haneke fornisce più indizi per indirizzare lo spettatore alla ricerca di chi sia a provocare i misteriosi incidenti e chi sia l’autore di vere e proprie aggressioni. Oltretutto, non essendo palese che si tratti sempre della stessa persona, si resta liberi di pensare che gli avvenimenti non siano connessi tra loro, o che dietro tutto ciò ci sia un gruppo di persone che agiscono seguendo un preciso schema.
Per questo film ho quindi ancor meno riserve rispetto al precedente guardato ieri e senz’altro ne consiglio la visione. Non a caso ottenne due Nomination agli Oscar (fotografia e miglior film straniero), vinse un Golden Globe, ben 4 premi a Cannes oltre ad un’altra cinquantina di successi. Non ve lo perdete!
IMDb 7,8 RT 86%


223 * “El dia de la bestia” (di Alex de la Iglesia, Spa, 1995) tit. it “Il giorno della bestia” * con Álex Angulo, Armando De Razza, Santiago Segura, Gianni Ippoliti, M. Grazia Cucinotta
Questo è il secondo lungometraggio di Alex de la Iglesia, ma è quello che lo ha fatto conoscere al grande pubblico come regista dissacratorio che spazia fra i generi horror, demenziale, splatter e la classica comedia negra spagnola. Si tratta dello stesso regista dei più conosciuti (almeno in Italia) “La comunidad” /aka “Intrigo all'ultimo piano” (2000) e “Crimen ferpecto” / aka “Finché morte non li separi” (2004). Fra i suoi fan spagnoli “El dia de la bestia” rimane il suo film più apprezzato e da tempo è un vero e proprio film cult in Spagna.
In breve, un sacerdote è convinto di aver trovato nell’Apocalisse di San Giovanni la profezia della nascita dell’Anticristo e quindi si dà da fare in ogni modo (più illeciti che leciti, certamente non molto cristiani) per bloccarlo, tentando perfino di mettersi in contatto con il Diavolo. I suoi compagni di “avventura” sono un mago/veggente (=ciarlatano) ed un rockettaro specializzato in heavy metal e musica satanica. Trovo che abbia delle trovate veramente geniali, ma più di una volta quasi si arena, rallenta, per poi cambiare rotta con l’introduzione di nuovi personaggi o con colpi di scena. Un po’ deludente il finale, ma si deve riconoscere che è difficile concludere film come questo in modo perfetto.
Curiosa la presenza di un trio italiano nel cast: Armando De Razza (lanciato da Arbore con il personaggio del cantante escobarito interprete di “Esperanza d’escobar”) / Cavan, il veggente, Maria Grazia Cucinotta / Susana, la sua fidanzata e Gianni Ippoliti / il suo produttore televisivo (negli studi campeggia una gigantografia di Berlusconi!).
Ovviamente c’è tanta violenza (palesemente finta), tanto sangue e, dato l’argomento, qualcuno lo ha anche bollato il film come blasfemo.
Mi sembra sopravvalutato, ma se niente di quanto anticipato vi disturba è un buon modo per distrarsi un po’ e farsi due risate.
IMDb 7,5 RT 80%


224 * “Blind Husbands” (di Erich von Stroheim, USA, 1919) tit. it “Mariti ciechi”
con Sam De Grasse, Francelia Billington, Erich von Stroheim
Film d’esordio di von Stroheim, sia come regista che sceneggiatore, ma già gravitava nell’ambiente hollywoodiano da vari anni dove si era fatto le ossa lavorando come stuntman e comparsa, fra l’altro anche nei due più famosi film di Griffith, “Nascita di una nazione” e “Intolerance”.
“Blind husband” fu un buon viatico per la sua breve carriera di regista, infatti ottenne subito successo e conseguenti buoni contratti, ma le sue manie di precisione e grandiosità esasperarono ben presto i produttori e ufficialmente diresse meno di una decina. Fece qualcosa di più come sceneggiatore e ancor più come attore impersonando per lo più lo stereotipo di cattivo, seduttore e uomo senza scrupoli, spesso nelle vesti di ufficiale austroungarico.
Fu interprete di tutti i film diretti da lui, ma rimangono memorabili i suoi ruoli in “La grande illusione” (Jean Renoir, 1937) e “Il viale del tramonto” (Billy Wilder, 1950) per il quale ottenne la Nomination all’Oscar come miglior attore non protagonista.
Introdotto il personaggio, passo al film, ambientato sulle Dolomiti, esattamente a Cortina d’Ampezzo e su Monte Cristallo che la domina. Come il titolo lascia intendere (una volta tanto tradotto fedelmente) è la storia di un dottore americano che trascura l’avvenente moglie che quindi viene subito corteggiata dal tenente von Steuben (von Stroheim). Fra tentativi di seduzione ostacolati da una guida e una cameriera e ardue scalate verso Monte Cristallo, le immagini scorrono velocemente e mantengono viva l’attenzione.
Si tratta senza dubbio di un film di ottima qualità in particolare in considerazione delle limitate possibilità tecniche dell’epoca ... quasi un secolo fa. Non a caso Erich von Stroheim è considerato uno fra i più importanti registi del muto americano.
Per la cronaca, il film che segnò la sua fine come regista fu “Greed” (“Rapacità”, 1924). Infatti la “sua” versione del film fedelissima al romanzo dal quale era tratto ("McTeague”, di Frank Norris, 1899, classico della letteratura americana), durava oltre 8 ore e, visto che non acconsentì a ridurla in alcun modo, fu licenziato e ne fu montata una versione di sole 2h20’. Questa versione commerciale comunque ottenne un grande successo, ma purtroppo si sono perse le tracce di quasi tutte le altre 6 ore di film.
Chi non disdegna i muti, dovrebbe senz’altro guardarlo e sono convinto che, se non gia visti, seguiranno “Foolish Wives”, “Greed”, “The Wedding March”, ...
IMDb 6,7


225 * “Traffic” (di Steven Soderbergh, USA, 1942) con Michael Douglas, Benicio Del Toro, Catherine Zeta-Jones, Dennis Quaid
Molti, parlando di “Sicario” (di Denis Villeneuve, 2015), lo paragonarono a questo film di Soderbergh che nel 2001 vinse 4 Oscar su 5 Nomination, mentre Sicario, pur essendo secondo me migliore, da 3 Nomination non ha ottenuto nessuna statuetta.
Questo è uno di quei film che non avevo visto all’epoca della sua uscita e francamente mi aspettavo qualcosa di più. Non è certo un filmaccio, ma lo trovo senza dubbio sopravvalutato.
Non ho afferrato l'utilità del diverso colore che distingue le riprese in Messico e quelle negli USA, né mi sembra un apprezzabile pregio artistico; fra i protagonisti non brilla si distingue il solito Benicio Del Toro, poco incisivo si rivela ancora una volta M. Douglas (lontanissimo dai livelli del padre) e Catherine Zeta-Jones può contare solo sulla sua avvenenza, ma in quanto a recitazione ... Fra i personaggi secondari, molti dei quali più che buoni, c’è una vecchia conoscenza del cinema italiano (provate a riconoscerlo nelle ultime due foto). non può salvarsi ... una patata avrebbe recitato in modo più convincente.
La pur buona sceneggiatura soffre, secondo me, di troppi e continui salti da un paese all'altro, da un ambiente all'altro, da una storia all’altra. Infatti la trama soffre di mancanza di continuità essendo costituita da tante vicende, ciascuna con almeno un elemento o un personaggio collegato con un’altra, ma senza un vero punto comune per tutte.
Prima di guardarlo di nuovo nei prossimi anni, prima certamente vedrò con maggior piacere Sicario.
IMDb 7,6 RT 92%


226 * “Arrebato” (di Iván Zulueta, Spa, 1979)
con Eusebio Poncela, Cecilia Roth, Will More
Dopo “El dia de la bestia” ecco un altro cult del cinema spagnolo, anche questo del genere certamente fantastico, quasi fantascientifico con un po’ di horror (è difficilissimo, se non impossibile, categorizzare film come questi).
Prodotto con budget ridottissimo, è uno dei due soli lungometraggi di Zulueta che per il resto si è limitato a dirigere una decina di corti e qualche telefilm. Eusebio Poncela è affiancato da Cecilia Roth, al suo primo film da protagonista, entrambe poi finiti alla “corte” di Almodovar, ma hanno recitato insieme anche nell’ottimo “Martìn (Hache)” dell’argentino Aristarain (1996, consigliato). L’inquietante personaggio di Pedro è affidato a Will More (nome d’arte del madrileno Joaquín Alonso Colmenares-Navascúes García-Loygorri de los Ríos, certamente un po’ lungo per i titoli e per i poster), probabilmente anche lui un cinefilo che si divertiva a partecipare film sperimentali, corti e poco altro, in tutto 13 solo apparizioni.
Pellicola di cinefili pensata per cinefili, inizia con il dettaglio di una giuntatrice per pellicole Super8, si continua con numerosi poster di film, strisce di pellicola pendono dalle finestre, e poi proiezioni casalinghe del girato, proiettori, riprese da cavalletto, consegna e ritiro delle bobine.
Considerato il suo ruolo fondamentale, fra i protagonisti avrebbero dovuto citare anche la cinepresa Canon (non posso dire di più).
Su IMDb non risulta essere stato distribuito in Italia, ma viene citata una proiezione proposta dal DBCult Film Institute, 4 gennaio 2012.
Film molto, molto particolare che può entusiasmare qualcuno e far inorridire altri ... usate il vostro giudizio, casomai leggendo di più sull’argomento.
IMDb 7,2


227 * “To be or not to be” (di Ernst Lubitsch, USA, 1942) tit. it “Vogliamo vivere”
con Carole Lombard, Jack Benny, Robert Stack
Classica e godibile commedia americana degli anni ’40, in pieno periodo di guerra. Eppure il soggetto (prima di sapere come sarebbe andata a finire) era una palese, ma arguta ed elegante, presa in giro del nazismo e dei suoi leader.
Oltre ai protagonisti famosi, vanta un cast di ottimi caratteristi, diretti con mano sicura da Lubitsch, tedesco di Berlino ma già da una ventina d’anni a Hollywood, maestro della commedia sofisticata (Ninotchka, Il cielo può attendere, Scrivimi fermo posta, Mancia competente, ...).
Ottimo ritmo, tanti colpi di scena al di là di quelli un po’ prevedibili.
Fu l'ultimo film di Carol Lombard (star dell'epoca e moglie di Clark Gable) che morì in un incidente aereo prima dell'uscita del film.
Nel suo genere è una perla da non perdere, ovviamente non adatta a chi ama solo ed esclusivamente drammi e contorsioni mentali.
IMDb 8,2 RT 98% * 1 Nomination Oscar 1943


228 * “Las bicicletas son para el verano” (di Jaime Chávarri, Spa, 1984) con Amparo Soler Leal, Agustín González, Victoria Abril, Gabino Diego, Laura del Sol
Oserei definirlo un film ignavo, senza infamia e senza lode, privo di chiare finalità e/o idee. L’ambientazione è quella iperutilizzata della guerra civile spagnola (1936-1939) e i fatti sono incentrati solo su una famiglia e il loro vicinato. Soffre anche del fatto di essere adattamento di una pièce teatrale (di Fernando Fernán Gómez il quale, stranamente, non partecipa come attore). Si notano le scene esterne aggiunte proprio per spezzare il ritmo lento, con lunghi dialoghi, proprie del teatro.
Le tante facce conosciute da anni di famosi attori spagnoli sono affiancate da promettenti giovani come Diego Gabino (diciottenne, al suo esordio), Laura Del Sol (23 anni) al suo secondo film dopo l’esordio in “Carmen” di Saura e Victoria Abril (25enne ma già con una ventina di film alle spalle). Le pecche sono da ricercare nella sceneggiatura e non certo nelle interpretazioni.
Un film di argomento simile (vita di una famiglia borghese nello stesso periodo storico), ma secondo me più incisivo e in generale migliore, è “Las largas vacaciones del ‘36” (di Jaime Camino, 1976, tit. it. “Le lunghe vacanze del ‘36”).
IMDb 7,3


229 * “Precious” (di Lee Daniels, USA, 2009) con Gabourey Sidibe, Mo'Nique, Paula Patton, Mariah Carey
Precious è una ragazza di 16 anni nettamente in sovrappeso (interpretata dalla brava Gabourey Sidibe, al suo debutto) ma questo è l’ultimo dei suoi problemi. Alla seconda gravidanza (a 16 anni), deve continuare a subire le angherie e le violenze gratuite e al limite della perversione da parte della madre malvagia, spietata e crudele (potrei aggiungere altri aggettivi, ma scadrei nel turpiloquio). Tuttavia, ci sono delle svolte positive nella vita di Precious, ma anche qualche altra brutta sorpresa.
Film molto ben fatto, anche gli inserti dei sogni e delle fantasie della ragazza, che in un primo momento mi avevano lasciato perplesso, in una visione generale sono appropriati e funzionali.
La madre è interpretata dalla bravissima Mo'Nique (vinse l’Oscar come miglior attrice non protagonista) che riesce a farsi odiare e disprezzare fin dalle prime scene, per poi proseguire con un crescendo che incita lo spettatore a elaborare pensieri di violenza, anche con risvolti sadici .
Penso sia importante sapere che, purtroppo, la storia non è campata in aria ... alle gravidanze fra teenager (note) si deve aggiungere il fatto (meno noto) che 32 milioni di statunitensi (il 21% della popolazione) non sanno leggere e che un altro 19% legge e scrive al livello elementare.
IMDb 8,0 RT 91%  *  2 Oscar + 4 Nomination, una delle quali per Gabourey Sidibe.


230 * “Guide” (di Vijay Anand, India, 1965) con Dev Anand, Waheeda Rehman, Leela Chitnis
“Guide” è di solito inserito fra i migliori film indiani del secolo scorso, e anche su IMDb è ben quotato con un 8,6; fu candidato agli Oscar dall'India, ma non ottenne la Nominationà; nel 2007, 42 anni dopo la sua uscita, fu proiettato al Festival di Cannes.
Commedia drammatica e romantica, con una decina di canzoni e varie coreografie in stile musical hollywoodiano, passa disinvoltamente da scene campestri e vasti panorami, alla descrizione della semplice vita di una villaggio rurale e ai palazzi della ricchissima borghesia, e infine si conclude in modo quasi mistico. C’è quindi tutto quello che ci si aspetta da una megaproduzione in classico stile indiano, della durata di quasi 3 ore, inclusa la morale e il divertimento.
La sceneggiatura è basata su un omonimo romanzo molto apprezzato, che descrive vari anni di vita della guida (turistica) Raju, nel corso dei quali incontra un amore in modo abbastanza burrascoso, arriva all’apice del successo, ricade molto in basso fino a diventare (quasi) un santo. Tutti gli elementi per avere un gran successo popolare.
Per apprezzare pellicole come queste torna utile avere un minimo di conoscenza di cultura orientale ed aver visto qualche altro film del genere.
Come altre volte accade, è un peccato che i sottotitoli non comprendano le traduzioni dei testi delle canzoni in quanto queste non sono un semplice contorno musicale, bensì vere e proprie espressioni di pensiero o dialoghi se duetti.
Se si vuole comprendere qualcosa del variegato modo del cinema indiano, “Guide” deve senz’altro essere inserito nella prima lista di film da guardare.
IMDb 8,6


231 * “The wedding march” (di Erich von Stroheim, USA, 1928) tit. it. “Sinfonia nuziale” * con Erich von Stroheim, Fay Wray, Zasu Pitts, Matthew Betz
Dopo i grandi successi dei film precedenti, a Erich von Stroheim si concedeva quasi ogni stravaganza prima di giungere al punto di rottura. Pare che per questo film non fu licenziato come regista a metà delle riprese solo perché era anche interprete principale.
Storia semplice e classica di un nobile impoverito che è costretto ad un matrimonio di interesse abbandonando l’amata (povera) nelle mani di un rivoltante macellaio (personaggio veramente disgustoso interpretato forse con troppa enfasi da Matthew Betz).
Nei panni del principe Nickolas (Nicki ) c’è lo stesso von Stroheim mentre la bella ragazza contesa è Fay Wray al suo primo film importante come progonista, preludio ad una rapida ascesa che culminerà con la sua interpretazione di Ann nello storico “King Kong” del 1933.
Pur non essendo, secondo me, all’altezza di “Greed”, “Foolish wives” e “Blind husbands” resta un ottimo film. Nonostante gli sfarzi dei set, i palazzi regali , i costumi e i gioielli, le scene di massa, certamente von Stroheim avrebbe voluto ancora di più ... chissà cosa avrebbe potuto realizzare senza limiti di spesa e con produttori che gli avessero concesso carta bianca.
IMDb 7,5 RT 71%


232 * “Queen Kelly” (di Erich von Stroheim, USA, 1929) tit. it. “La regina Kelly” * con Gloria Swanson, Walter Byron, Seena Owen
Dove arrivava von Stroheim arrivavano anche i guai. Questo film ha in effetti due finali (e durate) completamente differenti. Dopo la prima ora, praticamente identica, nella versione più lunga ci si sposta in Africa dove Gloria Swanson verrà effettivamente soprannominata Queen Kelly. Di questa parte della trama la Swanson (coproduttrice del film) non fu per niente soddisfatta, sostenne di essere stata ingannata da von Stroheim e il film fu distribuito quasi esclusivamente in sud America e nel vecchio continente. Per non perdere le buone riprese (= tempo e denaro), soprattutto quelle girate in Europa, nel 1931 la stessa attrice diresse il nuovo breve finale riducendo così la durata da 100 a circa 70 minuti. Questa versione breve, conosciuta come “Swanson ending” (finale Swanson) è quella che si trova in rete ed è quella che ho visto. Sarebbe interessante guardare l’oltre mezz’ora mancante, girata da von Stroheim.
Così com’é mi ha lasciato perplesso ed il lento inizio sembra ancora più lungo considerata la brevità della versione. Certamente nel finale “africano” sarebbero apparsi significativi vari elementi che invece restano in sospeso. Difficile giudicare metà film con un finale aggiunto successivamente da altri.
Dopo i “dissapori” sorti per questo film von Stroheim e Gloria Swanson appariranno insieme nel famoso “Sunset Boulevard” (di Billy Wilder, 1950, tit. it.”Il viale del tramonto”) interpretando rispettivamente Max, ruolo per il quale ottenne la sua unica Nomination Oscar, e Norma Desmond, attrice a fine carriera ... sul “viale del tramonto”..
IMDb 7,8 RT 100%


233 * “Le rouge est mis” (di Gilles Grangier, Fra, 1957) tit. it. “Il dado è tratto” * con Jean Gabin, Paul Frankeur, Marcel Bozzuffi, Lino Ventura, Annie Girardot
Classico film noir - gangster francese degli anni 50, con un cast di tutto riguardo, sceneggiatura basata su un romanzo di Auguste Le Breton, autore molto utilizzato in questo campo per i vari Rififi, “Razzia sur la chnouf” ma soprattutto per l’ottimo “Bob le flambeur” (di Melville, 1956, un cult per questo genere).
Tutto fila liscio per gran parte del film, nel senso che non ci sono rallentamenti, le interpretazioni sono di ottimo livello così come la scelta dei tempi e delle inquadrature. Poi, giunti al finale, che si prospetta più che buono con un confronto a tre, si rimane profondamente delusi per gli ultimi due minuti, trattati in modo quasi indegno, privo di qualunque plausibilità e anche mal interpretato (sembra che anche gli attori si trovassero a disagio per queste poche scene insulse che hanno quasi rovinato l’intero film).
Perché???
IMDb 6,4


234 * “Los tramposos” (di Pedro Lazaga, Spa, 1959) * con Tony Leblanc, Concha Velasco, Antonio Ozores, Laura Valenzuela, José Luis López Vázquez
Un classico della commedia spagnola (in questo caso, non negra) degli anni ’50, quasi un cult.
“Tramposo” si può tradurre imbroglione, truffatore, bugiardo e i protagonisti del film sono appunto dei piccoli imbroglioni che sbarcano il lunario fra borseggi e truffe di poco conto finché un bel giorno decidono di cambiar vita, ovviamente per amore.
L’ottima serie di “lavori” (fra i quali vari non visti e rivisti), l’ambiente della “taberna” nella quale si riuniscono con i loro “colleghi”, i difficili rapporti con le fidanzate (oneste lavoratrici) si susseguono velocemente e piacevolmente fra sorprese e qualche colpo di scena.
Non essendo trama vera e propria, penso di poter accennare al loro lavoro onesto: agenzia turistica che propone visite guidate di Madrid. In modo imprevedibile si troveranno ad avere un gran successo coinvolgendo i turisti (stranieri, non spagnoli) in situazioni tipiche della vita della città. Alcune trovate sono veramente geniali, particolarmente apprezzate da chi conosce l’ambiente delle guide ...
Come altre volte faccio un richiamo a un film italiano per certi versi simile e solo di pochi anni successivo: Totòtruffa (di Camillo Mastrocinque, 1962). In “Los tramposos” si vedono un paio di volte dei colleghi dei protagonisti andare in giro vestiti da operai e con un cartello “Lavori in corso”. Ovviamente fanno intendere a qualche negoziante di dover eseguire degli scavi proprio davanti al suo ingresso, per poi farsi convincere ad andare da un’altra parte, persuasi da una “spontanea donazione”. In questo caso scena molto rapida, mentre quella in cui Totò e Nino Taranto fingevano di dover piazzare un vespasiano davanti ad un ristorante è molto più lunga e articolata.
Sembra che non sia giunto in Italia, ma se vi trovate in Spagna e aveste l’occasione di guardarlo in televisione o, come è capitato a me, di trovare il dvd pubblicato da EL PAIS non vi perdete questa commedia divertente, originale, pulita e ben realizzata ... altro che cinepanettoni!
IMDb 6,5


235 * “The English patient” (di Anthony Minghella, UK, 1996) con Ralph Fiennes, Kristin Scott Thomas, Juliette Binoche, Willem Dafoe, Colin Firth
Questo è uno dei pochi film che ottengono molte Nomination e quasi tutte si trasformano in effettivi Oscar, in questo caso ben 9 su 12, il che mi sembra del tutto esagerato. Infatti il film non mi ha convinto ... ottima fotografia, buon intreccio di storie con continui salti temporali fra prima e dopo l’incidente, buone (ma non eccezionali) prove degli interpreti, ma i personaggi non convincono, sembrano tutti irreali in un contesto di europei in Africa, per di più in periodo di guerra. Anche i tanti dettagli sono spesso poco congruenti e credibili e vari comportamenti sono del tutto improbabili.
Questo a voler essere attenti e un po’ pignoli, altrimenti si sopportano più che bene le circa 2h30min ammirando la parte strettamente visiva ... gli Oscar per fotografia, scenografia e costumi sono certamente meritati, non sono assolutamente d’accordo per quello a Minghella e per il miglior film. . .
IMDb 7,4 RT 88%


236 * “In the mood for love” (di Kar Wai Wong, Cina, 2000) con Tony Chiu Wai Leung, Maggie Cheung, Ping Lam Siu
Essenziale, bello, lento al punto giusto, con pochi attori, riprese quasi tutte in interni, ottima fotografia.
Brevi lente carrellate si alterano a tanti primi piani e dettagli con pochissima profondità di campo, spesso meno della metà dell’inquadratura è a fuoco..
Anche la colonna sonora è perfetta, spezzata talvolta da silenzi quasi assoluti, è caratterizzata dall’originale, affascinante ed assolutamente appropriato tema strumentale (in questo video con foto del film), intervallato da varie canzoni di Nat 'King' Cole ed il famoso “Perfidia” di Xavier Cugat.

Questo secondo me è CINEMA, storie semplici senza dialoghi infiniti (spesso di scarsa qualità) ma egregiamente descritte per immagini.
C'è poco da aggiungere, non vi resta che guardarlo e, casomai, ri-guardarlo.
IMDb 8,1 RT 90%  *  2 premi e una nomination a Cannes e altri 44 premi

237 * “Amreeka” (di Cherien Dabis, USA, 2009) con Nisreen Faour, Melkar Muallem, Hiam Abbass
Cherien Dabis è una giovane regista americana di origini palestinesi e nei suoi primi film ha messo molto delle esperienze sue e della sua famiglia (il padre giunse negli USA come rifugiato), dai problemi alla frontiera (sia israeliana che statunitense. L’essere sempre visto come estraneo, anche dopo anni di permanenza solo per il nome, l’aspetto, l’abbigliamento o le tradizioni pesa e questi atteggaimenti si sentono ancora di più in comunità più piccole e la diffidenza, se non l’odio, razziale sale a limiti “pericolosi” ogni volta che ci avveimenti di guerra o terrorismo (invasione IRAQ, 11 settembre, ecc.). In Amreeka in aggiunta a tutto ciò ha voluto inserire i problemi che qualunque adolescente si trova ad affrontare per inserirsi nella scuola e fare nuove amicizie e quelli di un’immigrata (in questo caso la madre) che cerca lavoro. Di conseguenza ci sono buoni spunti di riflessione forniti da aspetti spesso sottovalutati inframezzati da una serie di situazioni viste e riviste che, come dicevo, prescindono assolutamente dallo scontro culturale americano/arabo.
Senza infamia e senza lode, se avesse concentrato la sua attenzione solo sulla metà della tanta carne messa a cuocere avrebbe senz’altro ottenuto miglior risultato.
IMDb 7,1 RT 87%  *  Premio FIPRESCI a Cannes, sembra non sia giunto in Italia


238 * “Catch me, if you can” (di Steven Spielberg, USA, 2006) tit. it. “Prova a prendermi” * con Leonardo DiCaprio, Tom Hanks, Christopher Walken, Martin Sheen
Film straconosciuto, c’è poco da svelare, colgo l’occasione per fare un po’ di sana polemica.
In queste mie micro-recensioni spesso inserisco i più importanti premi vinti, quindi Oscar e, a seguire, Cannes, Berlino, Venezia (quando era un Festival che contava veramente). Ciò non perché i premi diano garanzia di qualità, bensì per fornire una vaga idea del gradimento della critica dell’epoca (è noto che film pluripremiati sono completamente caduti nell’oblio e, al contrario, alcuni stroncati in un primo momento sono stati rivalutati nel corso degli anni diventando casomai cult-movies) . Questo film, chissà come posizionato al 232° miglior film di tutti i tempi (IMDb), ottenne 2 Nomination Oscar: Christopher Walken come non protagonista e John Williams per il commento musicale ... appena visto, già non me ne ricordavo ....
Se Spielberg è più o meno una garanzia così come DiCaprio, devo dire che proprio non capisco il ranking generale di Tom Hanks che, a mio parere, non ha mai fornito prove eccezionali ma si aggiudicato 2 Oscar e che solo quest’anno in “Bridge of Spies” (di Steven Spielberg, 2015) mi ha convinto un po’ di più. Esattamente opposta è la situazione di Leonardo che negli anni ha accumulato Nomination e buone interpretazioni raccogliendo ben poco e solo pochi mesi fa si è aggiudicato la sua prima statuetta per “The Revenant”, dopo numerose Nomination..
Tornando al film, si tratta di una piacevole commedia, basata su fatti veri (ma molto romanzata e adattata, poco credibile) con un buon cast nel quale anche i comprimari come Christopher Walken, Martin Sheen, Nathalie Baye e Amy Adams sono più espressivi di Hanks. In complesso un buon film ma nettamene sopravvalutato.
Una menzione speciale meritano i titoli di apertura, molto originali,
IMDb 8,0 RT 96%


239 * “They Shoot Horses, Don't They?” (di Sidney Pollack, USA, 1969) tit. it. “Non si uccidono così anche i cavalli?” * con Jane Fonda, Michael Sarrazin, Susannah York, Gig Young, Michael Conrad, Bruce Dern
Riagganciandomi a quanto scritto nella micro-recensione precedente, comincio col ricordare che questo film ottenne ben 9 Nomination dalle quali scaturì un solo Oscar, troppo americano per avere successo internazionale diventò ben presto un cult, ma quanti in Italia lo hanno visto, o almeno lo conoscono?
Tratto dall’omonimo romanzo di Horace McCoy del 1935, è un film quasi corale che si sviluppa in un grande dancing hall e nelle sue pertinenze seguendo le vicende di una decina di coppie fra quelle partecipanti ad una particolare maratona di ballo (10 minuti di sosta ogni ora) che andrà avanti per ben oltre 1000 ore, quasi due mesi. “Non si uccidono così anche i cavalli?” è molto ben diretto da Pollack ed è sostenuto dalle interpretazioni di pochi attori conosciuti, ma sopratutto di tanti caratteristi dai volti noti a tutti, ma nomi sconosciuti ai più. Non per niente l’unico Oscar andò ad uno di questi ultimi, Gig Young nei panni del direttore di gara.
Ci tengo a chiarire che non è assolutamente un film sul ballo (si danza poco e male), ma sui rapporti fra i partecipanti e, soprattutto, sul loro livello di sconforto, gestito dagli organizzatori in modo estremamente cinico. Questi disperati tentano di sopravvivere nella speranza di ottenere il ricchissimo premio di 1.500$ e nel frattempo raccolgono i pochi centesimi che gli spettatori gettano in pista se hanno gradito le loro estemporanee e saltuarie performance.
Un film che ogni cinefilo dovrebbe aver guardato. Personalmente me lo sono goduto di nuovo circa 40 anni dopo la mia prima visione avendo trovato il dvd “Danzad, danzad, malditos” (lett. “Ballate, ballate, maledetti”, ma riconobbi subito il poster) che per fortuna includeva la versione originale ... i doppiaggi spagnoli sono mediamente terribili!.
IMDb 7,9 RT 84%  *  1 Oscar + 8 Nomination


240 * “The aviator” (di Martin Scorsese, USA, 2004) con Leonardo DiCaprio, Cate Blanchett, Kate Beckinsale, Alan Alda
Interessante biopic di un personaggio certamente fuori del comune: Howard Hughes, imprenditore, aviatore, cineasta. Scorsese non delude e altrettanto fa il buon Leonardo (Nomination per entrambe). Come tutti i film del genere, i fatti narrati oltre ad essere spesso esagerati (ma fa spettacolo) sono un po’ scollegati fra loro ed anche questo è inevitabile visto che il film copre un arco temporale di una ventina di anni.
Gli Oscar andarono a Cate Blanchett (non protagonista) agli italiani Ferretti e Lo Schiavo per le imponenti scenografie, e poi fotografia, montaggio e costumi. Oltre le due già citate, ottenne Nomination anche come miglior film, sceneggiatura, musica e non da ultimo per l’ottimo Alan Alda.
In parole povere un kolossal del XXI secolo, lungo quasi 3 ore, con ottimo cast, grandi scenografie, diretto da un regista dalle indiscutibili capacità (anche se questo non è fra i suoi migliori film).
IMDb 7,5 RT 87%  *  5 Oscar e 6 Nomination


241 * “Le Pacha” (di Georges Lautner, Fra, 1968) tit. it. “La fredda alba del commissario Joss” (!) * con Jean Gabin, Dany Carrel, Jean Gaven, André Pousse
Ennesimo poliziesco francese avente Jean Gabin come protagonista, stavolta dal lato della legge. Ad una prima parte relativamente ben strutturata, rapida, con pochi dialoghi, si contrappone l’ultima mezz’ora, molto poco credibile, abbastanza illogica, con un numero incredibile di morti (tutti dalla stessa parte). La situazione generale è ulteriormente peggiorata da un leitmotiv musicale costituito da una canzone di Serge Gainsbourg (che compare in una breve parte) ripetuta all’infinito, dai titoli di testa a quelli di coda. Evitabile senza alcun rimpianto.
Da notare la traduzione “letterale” del titolo! Anche il nudo che compare in uno dei poster italiani non ha niente a che vedere con la storia.
IMDb 6,8


242 * “They Live by Night” (di Nicholas Ray, USA, 1948) tit. it. “La donna del bandito” * con Cathy O'Donnell, Farley Granger, Howard Da Silva
Primo film di Nicholas Ray, buon esordio in un noir quasi classico. Personaggi ben delineati, trama abbastanza varia e con molte svolte,tante scene con un po’ di suspense e qualche scena romantica.
Godibile, ma molto di genere. Buona fotografia in bianco e nero.
IMDb 7,6 RT 100%


243 * “A Woman's Secret” (di Nicholas Ray, USA, 1949) tit. it. “Hai sempre mentito” (la semplice traduzione letterale non piaceva?) * con Maureen O'Hara, Melvyn Douglas, Gloria Grahame
Ufficialmente viene spesso classificato come noir ma in effetti sembra più una commedia, e non delle migliori. La storia è debole e senza svolte fino alla rivelazione finale, il lungo flashback non aggiunge molto. Il personaggio della moglie del detective rasenta il ridicolo. In alcune parti si avvicina al dramma psicologico, ma in conclusione non riesce ad avere una vera identità. Con giudizio praticamente unanimemente è visto come uno dei meno meritevoli fra tutti i film di Ray, fatto ben evidente dando un’occhiata ai rating: IMDb 6,1 RT 43%.
Una curiosità, ma significativa: il film fu girato prima del debutto ufficiale di Ray (They live by night), ma fu distribuito nelle sale solo un anno dopo esso, ciò per scelta del produttore Howard Hughes lo stesso al centro del biopic “The aviator”, del quale ho scritto pochi giorni fa (ma questa è pura coincidenza).


244 * “Rojo amanecer” (di Jorge Fons, Mex, 1990) tit. internazionale “Red Dawn” * con Héctor Bonilla, María Rojo, Jorge Fegán
Unanimemente giudicato un ottimo film, questo “Alba rossa” (traduzione letterale del titolo) si occupa in maniera singolare degli avvenimenti del 2 ottobre 1968, giorno in cui la protesta degli studenti messicani, dopo essere andata avanti per circa 3 mesi più o meno pacificamente, fu repressa sanguinosamente con il “massacro di Tlatelolco” dove furono uccisi un numero imprecisato di studenti (sicuramente varie centinaia) appena 10 giorni prima dell’inizio della Olimpiadi Mexico ’68.
Tutto si svolge all’interno di un edificio prospiciente la piazza, per lo più nell’appartamento di una famiglia della media borghesia composta da nonno ex-militare, padre funzionario pubblico, moglie casalinga e 4 figli, due dei quali studenti universitari attivisti. Lo spettatore segue gli eventi tramite i rumori provenienti dalla piazza e i notiziari, il blocco delle linee elettriche e telefoniche, i racconti di quelli che arrivano in casa, le perquisizioni dei militari e poliziotti in borghese.
La circolazione all’estero è stata pressoché nulla, ma in Europa fu presentato con successo in vari Festival importanti come Berlino e San Sebastian, dove ottenne il Premio della Giuria. Della strage trattarono anche una decina di altri film e documentari e fra questi il primo usci lo stesso anno, 1968, con il titolo “El grito”, con regia di Leobardo López Aretche e sceneggiatura di Oriana Fallaci la quale fu testimone delle manifestazioni e incolpevole protagonista. Ecco quanto riportato sul sito www.oriana-fallaci.com
“Il 1968 è anche l’anno in cui Oriana, trovandosi a Città del Messico alla vigilia delle Olimpiadi, il 2 ottobre viene coinvolta nella strage di piazza delle Tre Culture. Apparentemente ferita a morte dalla polizia che spara sugli studenti che si riparano come possono (Oriana è sdraiata a terra sulla terrazza dell’edificio Chihuahua), è trasportata prima all’obitorio, da lì miracolosamente recuperata e trasferita all’ospedale. Nonostante le gravi ferite, dal letto d’ospedale registra per «L’Europeo» una drammatica cronaca dell’eccidio di Città del Messico. Un episodio che permette di comprendere la passione, la grinta, il coraggio di una donna che ha fatto della sua professione la ragione della propria esistenza.”
In rete potrete trovare tanto a riguardo della strage che vide coinvolti l’allora presidente Diaz Ordaz, i militari e molti sostengono che dietro ci fosse anche la CIA.
Sia “Rojo amanecer” che “El grito” sono su YouTube, ovviamente in versione originale, spagnolo latino.
IMDb 8,1  FA 7,3


245 * “Born to Be Bad” (di Nicholas Ray, USA, 1950) tit. it. “La seduttrice” * con Joan Fontaine, Robert Ryan, Joan Leslie, Mel Ferrer, Zachary Scott
Anche questo terzo film del cofanetto “Nicholas Ray nella RKO” viene incluso nel genere film-noir da IMDb, ma più che altro si tratta più una commedia drammatica ... non c’è delitto, non ci sono criminali e non c’è polizia. Comunque nettamente migliore dell’insulso “A Woman's Secret” opera prima di Ray, ma uscito dopo “They live by night”.
Visto nella sua reale essenza e non come noir o poliziesco, non è male, si avvale di un ottimo cast ed è molto ben diretto.
Un buon prodotto degli anni ’50, ... piacevole.
Curiosità: Joan Fontaine visse una grande rivalità con sua sorella maggiore Olivia de Havilland; sono le uniche due sorelle (o fratelli) vincitrici di Oscar, Joan per “Sospetto” (Hitchcock, 1941) e Olivia per “A ciascuno il suo destino” (Mitchell Leisen,1946) e “L’ereditiera” (William Wyler, 1949)
IMDb 6,7 RT 75%

 
246 * “Flying Leathernecks” (di Nicholas Ray, USA, 1951) tit. it. “Diavoli alati” * con John Wayne, Robert Ryan, Don Taylor
Primo film di guerra di Nicholas Ray, ambientato nelle isole del Pacifico durante la II Guerra Mondiale. Come annunciato dal titolo si tratta di piloti di caccia americani alle prese con i giapponesi per il controllo di isole strategiche come Guadalcanal e Okinawa.
Classica pellicola incentrata sui contrasti fra ufficiali e subalterni, con qualche personaggio particolare quasi da commedia, in questo caso il sergente Clancy, interpretato dall’ineffabile e notissimo (come volto) Jay C. Flippen, nome che però probabilmente non dice niente a nessuno.
I veri protagonisti sono John Wayne e Robert Ryan, entrambi ufficiali, il primo superiore del secondo, praticamente sempre in attrito dall’inizio alla fine ... come ogni film di guerra che si rispetti.
Non proprio memorabile, semplicemente guardabile.
IMDb 6,4 RT 86%

 
247 * “On Dangerous Ground” (di Nicholas Ray, USA, 1952) tit. it. “Neve rossa” * con Ida Lupino, Robert Ryan, Ward Bond
Anche in questo quinto ed ultimo film del cofanetto “Nicholas Ray nella RKO” Robert Ryan ricopre un ruolo importante, essendo in effetti protagonista quasi assoluto. Insieme con la prima (“They live by Night”) questa pellicola è effettivamente un noir ed è praticamente divisa in due parti ben distinte, la prima in città si focalizza sul lavoro dei detective, la seconda si svolge invece nella provincia rurale, in lande desolate e innevate.
In questo tipo di film Ray sembra trovarsi più a suo agio anche se, mi preme sottolineare, la sceneggiatura del finale è piuttosto debole.
Da sottolineare la prova di Ida Lupino, non certo famosa per il grande pubblico, ma certamente personaggio molto singolare. Ha interpretato tante donne “dure” che si confrontavano con i divi dell’epoca, una per tutte la Marie di “High Sierra” (1941, di Raoul Walsh, con Humphrey Bogart), ed è stata una delle poche registe degli anni ‘50, dirigendo anche un cult come “The Hitch-Hiker” (1953), unico noir diretto da una donna.
Notevole anche il caratterista Ward Bond.
Penso che “On Dangerous Ground” meriti senz’altro una visione anche se, come appena detto, nel finale la mancanza di decisione del poliziotto “violento” appare troppo incongruente con il personaggio.
IMDb 7,4 RT 100%


248 * “The French lieutenant woman” (di Karel Reisz, UK, 1981) tit.it. “La donna del tenente francese”
con Meryl Streep, Jeremy Irons, Hilton McRae
Molto al di sotto delle aspettative, per non dire deludente. Tranne Meryl Streep, che si salva pur non essendo questa una delle sue migliori interpretazioni, il resto del cast offre prove abbastanza sconcertanti, a cominciare da Jeremy Irons ... un pesce lesso (scusatemi l’espressione).
La doppia storia avente gli stessi interpreti, un film nel film, non è certo una novità ed una parte è troppo preponderante rispetto all’altra.
La relazione fra i due attori moderni è frutto dell’adattamento di Pinter sulla base dell’omonimo romanzo di Fowles.
Considerate le due ore di durata della pellicola, è lecito pensare che si sarebbe potuto tranquillamente fare a meno della storia moderna (aggiunta), limitandosi a quella ottocentesca che ha il pregio di avere più personaggi potenzialmente interessanti e di usufruire di una pregevole ricostruzione di ambienti supportata da una bella fotografia. Il risultato sarebbe probabilmente stato un film più gradevole e più snello.
IMDb 7,0 RT 80%  *  5 Nomination Oscar (Meryl Streep, sceneggiatura non originale, scenografia, costumi, montaggio), nessuna statuetta


249 * “Le tueur” (di Denys de La Patellière, Fra, 1972) tit.it. “Il commissario Le Guen e il caso Gassot” * con Jean Gabin, Fabio Testi, Bernard Blier, Gerard Depardieu
Comprai il dvd incuriosito dal cast stranamente assortito, nonostante il rating di IMDb non promettesse niente di buono (5,0) ... ma anche in questo caso si è dimostrato condivisibile. L’imperturbabile commissario (Gabin) deve cercare di riacciuffare l’implacabile assassino (“tueur” in francese, Testi) ma deve combattere anche con il suo diretto superiore (Blier). L’allora quasi imberbe Depardieu compare solo in poche scene del finale. Tanti morti (Testi non sbaglia un colpo), molto scarsa la mira degli altri.
Quasi senza né capo né coda, insulso e con situazioni scontate, “Le tueur” si può (si dovrebbe) tranquillamente evitare ...
IMDb 5,0

 
250 * “Prizzi's Honor” (di John Huston, USA, 1985) tit.it. “L’onore dei Prizzi” * con Jack Nicholson, Kathleen Turner, Robert Loggia, Anjelica Houston, William Hickey
Aveva le potenzialità per essere un film migliore, ma è irrimediabilmente frenato da una delle peggiori interpretazioni di Jack Nicholson. Anche la prima attrice Kathleen Turner non brilla più di tanto ed è un peccato perché invece tutti i co-protagonisti offrono un perfetto contorno e fra loro ovviamente brilla Anjelica che così si guadagnò il suo unico Oscar.
Intrighi, ricatti, assassinii e colpi di scena si susseguono con discreto ritmo in questa black comedy che prende garbatamente in giro i film che ruotano attorno alle grandi famiglie mafiose americane, sostanzialmente ben diretta dall’allora già quasi ottantenne John Houston che aveva esordito oltre 40 anni prima con il famoso “Il falcone maltese” (1941), con Humphrey Bogart.
IMDb 6,8 RT 88%

Per informazioni generiche, tecniche e recensioni  dei film consiglio di consultare i seguenti siti:

IMDb (Internet Movie Database) : il più completo, la Bibbia del Cinema, con archivio di 3.5mln di titoli e quasi 7mln di nomi (in inglese)

Rotten Tomatoes : meno dati di IMDb, raccoglie soprattutto recensioni in rete, quindi carente su film datati (in inglese, con numerose recensioni in spagnolo)

Film Affinity/es : trovo che sia il più completo per quanto riguarda film spagnoli e dell'AmericaLatina (in spagnolo)

Allo Ciné : sopratutto cinema francese, ma non solo (in francese)

 Upperstall.com  : specializzato in cinema indiano. uno dei più frequentati al mondo fra i siti che si occupano di cinema  (in inglese)

per ricevere o fornire informazioni cinematograiche potete scrivermi a giovis@giovis.com

     

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