POST CINEMATOGRAFICI

indice completo dei  1300 film 2016 - 2018

lista film (pdf)  2015   2014   2012-13

2016

1 - 50

51 - 100

101 - 150

151 - 200

201 - 250

251 - 300

301 - 350

351 - 403

 

2017

1 - 50

51 - 100

101 - 150

151 - 200

201 - 259

260 - 299

300 - 349

350 - 399

400 - 443

2018

1 - 50

51 - 100

101 - 150

151 - 200

201 - 250

251 - 300

301 - 350

351 - 400

401 - 454

2019

1 - 50

51 - 100

       

micro-recensioni dei film guardati nel 2016   (dal 151°al 200°)


leggi tutte le 50 micro-recensioni (in basso, dopo i poster)

Wim Wenders, USA, 2003

Spike Lee, USA, 1989

George Stevens, USA, 1953

Henri Decoin, Fra, 1955

K. Kieslowski, Pol, 1989

K. Kieslowski, Pol, 1990

K. Kieslowski, Pol, 1990

K. Kieslowski, Pol, 1990

K. Kieslowski, Pol, 1990

Kenneth Branagh, UK, 1989

J. L. Cuerda, Spa, 2008

Dominik Moll, Fra, 2000

Clint Eastwood, USA, 2003

Clint Eastwood, USA, 2004

Claudia Llosa, Perù, 2009

Luis Puenzo Arg, 1985

David Lean, UK, 1945

Charles Burnett, USA, 2003

Francisco Norden, Col, 1984

Victor Gaviria, Col, 1998

Joshua Marston, Col, 2004

Rodrigo triana, Col, 2006

J. L. García Agraz, Mex, 1983

Simon Brand, Col, 2008

Carlos Navarro, Mex, 1934

John Landis, USA, 1980

Tate Taylor, USA, 2011

Ciro Guerra, Col, 2004

Alfred Hitchcock, USA, 1940

J.A. Bayona, Spa, 2007

Richard Fleischer, USA, 1959

Guy Ritchie, UK, 2000

Stanley Kubrick, UK, 1968

Martin Scorsese, USA, 2010

Ciro Guerra, Col, 2009

F. Fernán Gómez, Spa, 1986

Carlos Saura, Spa, 2004

Nacho Vigalondo, Spa, 2007

J. J. Campanella, Arg, 2001

Roger Corman, USA, 1960

F. Ford Coppola, USA 1963

J. C. Falcon, Spa, 2006

Joe Wright, UK, 2007

Sergei Eisentstein, Rus, 1927

Alain Robbe-Grillet, Fra, 1963

Alain Robbe-Grillet, Fra, 1966

 F. Fernán Gómez, Spa, 1986

Juan Bustillo Oro, Mex, 1934

Alain Robbe-Grillet, Fra, 1968

Adollfo Aristarain, Arg, 2004

151* “Blues: The Soul of a man” (di Wim Wenders, USA, 2003)  *  con T Bone Burnett, Nick Cave, Skip James
Secondo dei 7 film-documentari che costituiscono la serie “The Blues” coordinata e prodotta da Martin Scorsese. Egli stesso ha diretto il primo (From Mali to Mississippi) mentre l’ultimo è stato opera di Clint Eastwood che nell’occasione partecipa attivamente esibendosi al piano.
L’asse portante di questo The Soul of a man è costituito da una breve panoramica sulle carriere di tre Bluesman: Blind Willie Johnson, Skip James e J.B. Lenoir. Si alternano filmati d’epoca, ricostruzioni in bianco e nero nelle quali i primi due sono interpretati rispettivamente da Chris Thomas King e Keith B. Brown mentre il terzo compare sono in riprese originali, interviste, spezzoni di esibizioni dal vivo. Queste includono interpretazioni molto più moderne, con adattamenti di pezzi originali ai quali si alternano nel montaggio.
Nel film appaiono, e si esibiscono nomi famosi, artisti di riconosciuto talento come Lou Reed, Nick Cave, John Mayall, Shemekia Copeland, T-Bone Burnett, Los Lobos, Lucinda Williams, Cassandra Wilson e altri ancora.
La musica la fa da padrona per la maggior parte del film e le interviste e le brevi scene ricostruite sono significative e ben distribuite. Personalmente mi sono piaciute molto di più le parti di vero Blues, di meno gli adattamenti moderni tendenti al rock ... ma è questione di gusti.
Penso che comunque il film possa interessare anche a quelli che di Blues sanno poco o niente, basta che apprezzino la musica. La visione della serie completa dei documentari potrebbe farli appassionare a questo genere.
IMDb 7,5

 

152 * “Do the right thing” (di Spike Lee, USA, 1989)  *  con Danny Aiello, Ossie Davis, Ruby Dee
Uno dei più conosciuti film di Spike Lee, il primo della serie di iniziali successi che in pochi anni lo portò all’attenzione del pubblico (i tre successivi furono “Mo’ better Blues”, “Jungle Fever” e “Malcolm X”). Secondo me è anche uno dei suoi migliori per quanto riguarda la critica alle controversie razziali all’interno stesso della comunità afro-americana, forse superato solo dal molto anomalo “Get on the bus”, secondo me sottovalutato e certamente molto mal distribuito in soli 12 paesi fra i quali l’Italia dove circolò con il titolo “Bus in viaggio” (?!?!).
Quasi tutta la storia di “Do the right thing” ruota attorno alla famiglia italo-americana dei Fragione e alla loro “Sal’spizzeria”, ultimo pezzo “storico” di quell’area di Brooklyn diventata quasi del tutto afro-americana.
Il capofamiglia Sal (un ottimo Danny Aiello) è coadiuvato molto malvolentieri dai figlio Pino/John Turturro e Vito/Richard Edson e deve vedersela con la molto variegata umanità del quartiere. Non sto qui ad elencare i tanti ottimi caratteristi che interpretano personaggi a dir poco singolari i quali, pur non essendo né particolarmente cattivi, né malavitosi, né veramente razzisti, con i loro atteggiamenti uniti a sbruffoneria e testardaggine porteranno la situazione al punto di rottura e quindi a catastrofiche conseguenze.
Il film è da vedere e non da raccontare, dunque passo a una chicca divenuta veramente tale solo in quest’ultimo anno: viene menzionato Trump (prossimo presidente USA???) che già all’epoca era un personaggio molto noto avendo costruito fra l’altro l’enorme hotel-casinò Trump's Plaza (citato nel film) ad Atlantic City nel 1984.
Dialogo serrato nella pizzeria di Sal:
- You want a condominium?
- A couple of straws, Mr. Trump.
- Trump's Pizza.
- I heard of that.
- That's Trump's Plaza.
RT 96% - IMDb 7,9 * 2 Nomination Oscar (Danny Aiello attore non protagonista e Spike Lee sceneggiatura originale)

 

153* “Razzia sur la chnouf” (di Henri Decoin, Fra, 1955)  *  con Jean Gabin, Marcel Dalio, Lino Ventura
Noir francese che ha come protagonista un Jean Gabin a metà, e quasi all’apice, della sua lunga carriera di attore (1928-1967) e conta con la presenza di Lino Venura, appena alla sua seconda apparizione sugli schermi, ma già con un ruolo importante.
Non è un vero noir classico, non un poliziesco e neanche un film di malavita. Prodotto onesto sostenuto da un buon cast, ma la sceneggiatura è un po’ debole e spesso basata su stereotipi. Dopo una prima metà rapida e interessante, per lo più ambientata fra importatori e distributori di droga all’ingrosso, il ritmo del film rallenta, si perde fra squallidi locali popolati da consumatori di droga, fra alcool e sesso.
Il frettoloso finale mi ha lasciato ulteriormente perplesso e abbastanza deluso.
In conclusione resta una buona descrizione visiva della Parigi notturna del dopoguerra, con un bel bianco e nero pulito che risulta nitido anche negli interni e durante le scene esterne più buie, ma poco di più.
Se volete guardare un film di questo genere, vi consiglio un buon Melville.

IMDb 7,1

 

154* “Shane” (di George Stevens, USA, 1953) tit. it. “Il cavaliere della valle solitaria” (?!?!) * con Alan Ladd, Jean Arthur, Van Heflin, Ben Johnson, Jack Palance
Western classico degli anni ’50, diretto da uno dei grandi registi dell’epoca, acclamato anche come direttore della fotografia. Due anni prima aveva diretto il vero e originale “Un posto al sole” (“A place in the sun”, micro-recensione 16/49) che si aggiudicò ben 6 Oscar.
La trama di Shane, come quasi tutti i western dell’epoca, è abbastanza prevedibile e - altro classico - sono più le scazzottate che le sparatorie. Finale scontato, ma nel complesso il film regge molto bene nel suo genere ed il cast è di tutto rispetto. Ad Alan Ladd, che in quanto a fama competeva con John Wayne, si affiancano Van Heflin, Ben Johnson e Jack Palance, appena al suo quarto film, nei panni del pistolero.
Dopo la “curiosità Trump” citata per “Do the right thing” (152) eccone un’altra: nel saloon Ben Johnson provoca Alan Ladd deridendolo per aver chiesto una soda, ma non per lui (prima foto dopo il poster). Un paio di battute ricompariranno in modo molto simile, anche se in contesto completamente diverso, nella famosa scena di “Taxi Driver” (Martin Scorsese, 1983) nella quale Robert De Niro si esercita davanti allo specchio.
Shane/Alan Ladd: “You speakin' to me?” Chris Calloway/Ben Johnson: “I don't see nobody else standin' there.”
Travis Bickle/Robert De Niro “parlandosi” allo specchio:  “You talking to me? Well I'm the only one here.”
Da non perdere per gli amanti dei western classici, ma se non gradite il genere passate ad altro.
RT 97% - IMDb 7,7 * 6 Nomination agli Oscar del 1954, ma vinse solo quello per la migliore fotografia

 

155 * “Dekalog” (di Krzysztof Kieslowski, Pol, 1989) RT 100%
Due parole sull’opera completa: si tratta di una serie di 10 telefilm di 53-57 minuti, ognuno dedicato ad uno dei comandamenti. Vari attori compaiono in più episodi ed in particolare ce n’è uno, che non parla mai, che compare in tutti e dovrebbe rappresentare un angelo. Qualcuno sostiene che l’acqua (o comunque un liquido) è presente in tutti i film, ma mi sembra una teoria molto debole ... i liquidi sono dappertutto. Infine lo spettro della morte è quasi sempre presente, ma non c’è da meravigliarsi visto che si tratta di religione cristiana. Di conseguenza sono tutti pervasi da una certa tristezza e certamente sono in un modo o nel’altro drammatici.
In considerazione della loro durata ne ho guardati due ogni sera e quindi li recensirò a coppie e considero l’intero “Decalogo” come 5 film ai fini della mia statistica (per quanto possa contare).
1° - Non avrai altro Dio fuori di Me * IMDb 8,4
con Henryk Baranowski, Wojciech Klata, Maja Komorowska
Interessante inizio con la “sfida” Dio - computer. Un professore di fisica ateo insegna a suo figlio piccolo genio che tutto è prevedibile e controllabile ... ma ovviamente non è così, neanche oggi, 27 anni più tardi con elaboratori estremamente più potenti ed avanzati. Tanti simboli, tempi perfetti, ottima regia.
2° - Non nominare il nome di Dio invano * IMDb 7,9
con Krystyna Janda, Aleksander Bardini, Olgierd Lukaszewicz
In questo secondo mediometraggio non mi è del tutto chiaro il nesso con il comandamento e non certo non è al livello del precedente. Gli argomenti principali attorno ai quali si sviluppa la storia sono morte, aborto ed adulterio. Anche il finale lascia spazio a varie interpretazioni, della mia sono abbastanza certo e non sono il solo a vederla così, ma in rete ho letto di varie altre ipotesi.

 

156 * “Dekalog” (di Krzysztof Kieslowski, Pol, 1989) III e IV
3° - Ricordati di santificare le feste * IMDb 7,6
con Daniel Olbrychski, Maria Pakulnis, Joanna Szczepkowska
Anche questo ha una trama non del tutto attinente al comandamento, semplicemente si svolge fra la Vigilia e Natale. Ritornano i temi di adulterio e morte, ma si procede con una certe suspense in quanto non tutto è prevedibile. Riappaiono alcuni attori già visti nei due film precedenti, ma senza avere alcun ruolo in questo. Dopo l’ottimo primo comandamento e il buon secondo, questo mi ha un po’ deluso.
4° - Onora il padre e la madre * IMDb 8,4
con Adrianna Biedrzynska, Janusz Gajos, Artur Barcis
Con il quarto comandamento Kieslowski torna all’ottimo livello del primo. Trama appassionante e piena di sorprese che viaggia sul filo di un dubbio, dubbio che non verrà chiarito in modo evidente neanche alla fine. Episodio basato su un particolarissimo rapporto padre figlia nel quale la psicologia è fondamentale. Qualche bugia, qualche riserva mentale, qualche provocazione ...come finirà? La morte aleggia sulla storia con i continui ricordi della moglie-madre deceduta anni prima.

 

157 * “Dekalog” (di Krzysztof Kieslowski, Pol, 1989) V e VI
5° - Non uccidere * IMDb 8,4
con Miroslaw Baka, Krzysztof Globisz, Jan Tesarz
Ancora un “buon comandamento” che per oltre la metà del tempo si sviluppa seguendo due storie parallele, ma di quelle che alla fine si incontrano. Si analizzano due tipologie di morte, entrambe provocate ... dov’è la giustizia? Il tema non è certo nuovo e seppur in tempi ridottissimi è ben affrontato e, per quanto possibile, ripropone in modo serio temi tuttora ampiamente dibattuto come l’equità della pena di morte.
6° - Non commettere atti impuri * IMDb 8,6
con Olaf Lubaszenko, Grazyna Szapolowska, Piotr Machalica
Nonostante questo sia l’episodio con la migliore valutazione su IMDd (8,6), non mi è sembrato all’altezza del 1°, 4° e 5°, fin qui nettamente i miei preferiti. La storia mi è apparsa alquanto improbabile, poco interessante, poco appassionante. Si tratta dello strano rapporto di un “guardone”, in effetti un giovane con problemi psicologici-sessuali, con una donna che inizialmente spia dalla finestra e successivamente incontra. Ripeto, tutto poco plausibile e abbastanza noioso.

 

158 * “Dekalog” (di Krzysztof Kieslowski, Pol, 1989) VII e VIII

7° - Non rubare * IMDb 8,0
con Anna Polony, Maja Barelkowska, Wladyslaw Kowalski
Con questo settimo telefilm, Kieslowski ritorna ad eccellenti livelli. La storia stavolta si dipana interamente all’interno di una famiglia ed in particolare attorno ad una bambina “adottata” dalla nonna che aveva ritenuto sua figlia (madre della bambina) non in grado di crescerla. Rapporto molto complicato fra le tre generazioni di donne, con il marito/padre/nonno che fa praticamente solo da spettatore.
bambina
8° - Non dire falsa testimonianza * IMDb 7,7
con Maria Koscialkowska, Teresa Marczewska, Artur Barcis
Altro ottimo episodio che, come il quinto, propone un problema esistenziale/religioso sul quale si potrebbe dibattere per anni senza trovare una vera soluzione.
In vari precedenti comandamenti si vedevano spesso gli stessi grossi edifici residenziali e, come detto, talvolta i protagonisti di uno incrociavano quelli già apparsi in altra storia. In questo caso una delle due protagoniste racconta gli esatti avvenimenti del secondo comandamento all’altra e questa ne conferma la veridicità e dice che sia il dottore che la donna (all’epoca incinta) vivono ancora lì, nel suo stesso condomino. Procedendo in questa serie diventa sempre più chiaro il fatto che Kieslowski abbia pensato il Decalogo come un opera unica, seppur divisa in dieci episodi apparentemente indipendenti.

 

159 * “Dekalog” (di Krzysztof Kieslowski, Pol, 1989)
IX e X e breve commento conclusivo
9° - Non desiderare la donna d’altri * IMDb 8,2
con Ewa Blaszczyk, Piotr Machalica, Artur Barcis
Altro buon telefilm con una trama relativa alla profonda crisi attraversata da una giovane coppia fino a poco tempo prima felice e ora turbata da una molto piacevole “novità”: l’impotenza di lui. Chiaramente, nonostante l’affetto e il reciproco rispetto, qualcosa cambia dovranno affrontarne le conseguenze. Ben interpretato e ben girato ... anche con un tocco di suspense.
10° - Non desiderare la roba d’altri * IMDb 8,4
con Jerzy Stuhr, Zbigniew Zamachowski, Henryk Bista
Questo episodio conclusivo è completamente diverso dagli altri, con toni da commedia. La morte è presente solo all’inizio (funerale) dopodiché si passa a conoscere i due fratelli rimasti orfani, uno dei quali cantante rock, la scoperta del valore dell’eredità (assolutamente sorprendente) e i loro conseguenti goffi tentativi di gestirli al meglio ...
Forse sarebbe stato forse più attinente “Non rubare”.
******
In conclusione, dopo aver guardato l’opera completa in 5 giorni, concordo pienamente con il valore di Dekalog ed in particolare sui meriti di Kieslowski in quanto regista. Volendo trovare dei punti deboli, bisogna cercarli in alcune sceneggiature (dello stesso K. insieme con Krzysztof Piesiewicz) e non certo nel modo nel quale sono state scelti tempi, inquadrature e luci o come siano stati diretti gli attori.
Ancora una volta è evidente che il buon cinema prescinde dai budget e dagli effetti speciali che, al contrario, sembrano essere pressoché l’unica risorsa di molti moderni registi (o pseudo-registi).

 

160* “Henry V” (di Kenneth Branagh, UK, 1989) * con Kenneth Branagh, Derek Jacobi, Simon Shepherd
Ottima versione cinematografica del dramma storico conclusivo della seconda tetralogia di Shakespeare (Riccardo II, Enrico IV parte 1 e 2 ed Enrico V) conosciuta anche come Enriade.
In questo film Kenneth Branagh fa la parte del leone fornendo una superba interpretazione di Re Henry V e dirigendo brillantemente e con mano ferma tanto le scene prettamente teatrali come la lunga sequenza della battaglia di Agincourt.
Per molti spettatori il “limite” di questo è nel testo molto fedele all’originale shakespiriano, quindi assolutamente obsoleto, molto diverso dall’inglese moderno e quindi spesso difficile da interpretare esattamente.
In brevi parti di contorno compaiono anche Emma Thompson nei panni di Caterina di Valois e l’allora quindicenne Christian Bale.
La succitata seconda tetralogia è stata la base di “Chimes at Midnight” (1965, conosciuto anche come “Falstaff”) diretto ed interpretato da Orson Welles che per questo film ottenne due premi speciali al Festival di Cannes.

RT 100% - IMDb 7,7 - Oscar costumi + 2 Nom a Kenneth Branagh come miglior attore e per la regia

 

161* “Los girasoles ciegos” (di José Luis Cuerda, Spa, 2008)  *  con Maribel Verdú, Javier Cámara, Raúl Arévalo
Come spesso accade, tutti quelli che hanno letto l'omonimo libro di Alberto Méndez hanno criticato molto il film per essere troppo edulcorato e basato quasi esclusivamente sulla passione suscitata nel diacono Salvador (Raúl Arévalo) dall’avvenente, e ufficialmente vedova, Elena (Maribel Verdú).
Per il resto è semplicemente l’ennesimo film sul franchismo dell’immediato dopo-guerra civile, argomento ricorrente ma spesso, come in questo caso, trattato solo di sfuggita.
Merita una menzione speciale il piccolo Roger Príncep (classe 1998), abituato ad essere apprezzato come miglior attore non protagonista per quasi ogni interpretazione: El orfanato (2007), Los girasoles ciegos (2008), Pájaros de papel (2010).
Precisa la regia di Cuerda, il quale però rende molto meglio nelle commedie dell'assurdo.

 

162* “Harry, un ami qui vous veut du bien” (di Dominik Moll, Fra, 2000) * con Laurent Lucas, Sergi López, Mathilde Seigner
Thriller? Commedia dark? Dramma? Difficile definire la categoria di appartenenza di questo film. Scene per lo più luminose, vita in famiglia “rallegrata” da tre bambine pestifere, una casa isolata immersa nella natura e ... Harry un vecchio “amico” spuntato dal nulla che con la sua aria serafica, il suo gran sorriso e la sua grande disponibilità ad aiutare gli altri condizionerà la vita dell’intera famiglia di Michel.
Piacevole film francese, molto originale, ben interpretato (in particolare da Sergi López / Harry), forse un po’ sopravvalutato dalla critica. A tempo perso vale senz’altro la pena guardarlo.
RT 100% - IMDb 7,2

 

163* “Blues: Piano Blues” (di Clint Eastwood, USA, 2003)  *  con Marcia Ball, Ray Charles, Dr. John
Direi deludente. Non è un buon documentario, non ha niente di un film. Consiste in una lunga serie di brevissime interviste (poche battute) con pianisti famosi, tanti brevissimi inserti musicali (per lo più strumentali, solo piano), non segue un filo logico e per finire Clint Eastwood è troppo presente.
Inizia e si conclude con Ray Charles ed in mezzo ci sono tutti gli altri pianisti blues, dal vivo, in vecchi filmati d’epoca o semplicemente citati. Per fortuna musica ed esecuzioni sono ottime.
L’unico tocco cinematografico si trova nella scena nella quale Fats Domino suona nel bel mezzo di una prateria nel Parco Nazionale Grand Teton, Wyoming (vedi foto). La voce fuori campo racconta che ebbe un pubblico d’eccezione (una decina di alci immobili ad ascoltarlo. Appena finito il pezzo se ne andarono. Fra quelli finora visti questo è il meno avvincente dei capitoli di “The Blues”, serie prodotta da Scorsese coinvolgendo altri sei registi, 7 film-documentari in tutto.
RT 100% (serie completa) - IMDb 7,4 (Piano Blues)

 

164* “Million dollar baby” (di Clint Eastwood, USA, 2004)  *  con Hilary Swank, Clint Eastwood, Morgan Freeman
Uno dei tanti buoni film di Clint Eastwood, nella doppia veste di regista e attore protagonista. Pluripremiato e abbastanza ben conosciuto è nota la trama per sommi capi e ciò spesso “spaventa” un certo tipo di spettatori. Molte volte si sentono persone dire di non averlo visto e non volerlo vedere per essere incentrato sul pugilato, “troppo violento”.
Penso che questo sia un retaggio di film di decenni fa e poi della saga Rocky nella quale le scene sul ring erano più che abbondanti. Al contrario questo, come tanti altri buoni film più moderni, ci propone personaggi e storie che gravitano attorno al mondo della boxe, lasciando ai combattimenti un ruolo molto marginale. Giusto per fare qualche esempio “The fighter” (di David O. Russell, 2010, 2 Oscar, con Mark Wahlberg e Christian Bale) e il recentissimo “Creed” (di Ryan Coogler, 2015, Nomination Oscar per Sylvester Stallone).
A chi non conosce la trama di “Million dollar baby” faccio presente che poco dopo la metà del film si lascia la boxe per passare al puro dramma umano.
RT 91% - IMDb 8,1 * 4 Oscar (per film e regia a Eastwood, Swank attrice protagonista, Freeman non prot.) + 3 Nomination

 

165* “La teta asustada” (di Claudia Llosa, Perù, 2009) tit. it. “Il canto di Paloma”  *  con Magaly Solier, Susi Sánchez, Efraín Solís
Magaly Solier nasce come cantautrice e successivamente viene trascinata nel mondo del cinema da Claudia Llosa con “Madeinusa” (2006), film di esordio per entrambe. La giovane regista peruviana la coinvolge poi anche per “La teta asustada” suo secondo film, veramente fuori dagli schemi. Infatti è in parte recitato in Quechua, lingua degli Indios andini, etnia alla quale appartengono la maggior parte dei protagonisti, “immigrati” alla periferia di Lima scappando dalle violenze della guerriglia ai margini dell’Amazzonia.
Fausta vive in una colonia ancora in costruzione, su una collina desertica, con la sua famiglia che si occupa di organizzazione di feste, in particolare di matrimoni. Già solo questo spaccato antropologico basterebbe a rendere molto interessante il film, ma c’è molto di più nelle paure di Fausta, in particolare nei confronti degli uomini, nei ricordi della madre.
Molto interessante anche la colonna sonora che, oltre a pezzi tradizionali, comprende varie canzoni scritte e interpretate dalla stessa Magaly Solier.
RT 88% - IMDb 6,7 * primo film peruviano ad ottenere una Nomination Oscar (miglior film straniero) + Orso d’Oro a Berlino

 

166* “La Historia oficial” (di Luis Puenzo, Arg, 1985)  *  con Norma Aleandro, Héctor Alterio, Chunchuna Villafañe
Film senz’altro ben realizzato, ben diretto e ben interpretato, eppure penso che debba le lodi ricevute ed il conseguente successo più al tema trattato che alla qualità dell’opera in sé e per sé. Spicca su tutto e tutti l’interpretazione della sempre affidabile Norma Aleandro, ma il film non convince del tutto e, personalmente, sono rimasto deluso dal finale.
Lo stesso tema dei figli di desaparecidos adottati da (venduti a) famiglie borghesi è successivamente trattato in “Cautiva” (di Gaston Biraben, 2003, microrecensione 16/110) con una trama molto più coinvolgente e con una certa suspense, ma sopratutto trattata dal punto di vista della giovane ragazza.
Come tanti altri film latinoamericani è un importante mezzo per far conoscere la storia di quei paesi che per decenni hanno vissuto fra colpi di stato, rivoluzioni e dittature anche se spesso mascherate. Se ne avete l’occasione, guardatelo.
RT 100% - IMDb 7,8 * Oscar Miglior film straniero, Nomination per la sceneggiatura * altri 22 premi fra i quali quelli a Cannes, Berlino, San Sebastian

 

167* “Brief encounter” (di David Lean, UK, 1945)
con Celia Johnson, Trevor Howard, Stanley Holloway
Classico film inglese dell'immediato dopoguerra, con due ottimi attori protagonisti, coadiuvati da una mezza dozzina di caratteristi. Sceneggiatura quasi teatrale con scene romantiche e drammatiche che si alternano ad altre tendenti alla commedia. In queste si distinguono in particolar modo l'ineffabile conduttrice del teabar della stazione e l'insopportabile amica chiacchierona e intrigante.
Film pulito, senza fronzoli e senza sbavature, diretto mirabilmente da David Lean, che successivamente avrebbe realizzato in maniera eccellente pellicole molto più impegnative, di generi ben diversi fra loro, fra i quali è doveroso ricordare almeno Lawrence d’Arabia, Il ponte sul fuime Kwai, Dottor Zivago, Passaggio in India. Lean iniziò la sua carriera cinematografica occupandosi di montaggio a partire dai primissimi anni ’30 e solo una decina di anni dopo passò alla regia.
RT 89% - IMDb 8,1 - 3 Nomination Oscar (regia, attrice prot. e sceneggiatura)

 

168* “Blues: Warming by the Devil's Fire” (di Charles Burnett, USA, 2003) con Carl Lumbly, Tommy Redmond Hicks, Nathaniel Lee Jr.
Quarto e ultimo dei film in mio possesso facenti parte della serie di sette "The Blues", curati da Martin Scorsese ma affidati a vari registi. Questo è quello che mi è piaciuto di più per le scelte musicali, ma è forse il peggiore in quanto interpretazione della parte di fiction (per fortuna abbastanza limitata).
Vero classico blues con performance di Lightnin Hopkins, Muddy Waters, Sister Rosetta Tharpe, Big Bill Broonzy, Bessie Smith ed altre pietre miliari di questo genere musicale.
Interessanti anche i filmati d'epoca dei lavori nei campi e per la costruzione di linee ferroviarie con i condannati ai lavori forzati nelle loro tute da lavoro a strisce orizzontali bianche e nere che muovevano picconi e pale con gran sincronismo con il ritmo dei canti.
A giudicare dai quattro visti sembra proprio che ciascun film/documentario è a sé stante e affronta temi diversi e spesso si concentra su periodi o stili specifici. Gli amanti del blues dovrebbero guardarli (e ascoltarli) tutti.
RT 100% - IMDb 7,1

 

169* “Cóndores no entierran todos los días” (di Francisco Norden, Col, 1984)  *  tratto dall’omonimo romanzo di Gustavo Álvarez Gardeazábal
con Frank Ramírez, Isabela Corona, Victor Hugo Morant
Io sostengo e ripeto spesso che tanti film stranieri, di cinematografie di paesi lontani, semisconosciute in Italia, anche se lungi dall'essere capolavori sono estremamente interessanti per descriverci luoghi, tradizioni, avvenimenti o situazioni storiche, fatti antropologicamente notevoli e pressoché unici e di conseguenze per allargare il nostro campo di conoscenze, il che non fa mai male.
È il caso di “Cóndores no entierran todos los días” che narra dei contrasti fra gli attivisti dei due principali partiti colombiani (praticamente gli unici) che diventano veri e propri conflitti in una piccola cittadina colombiana a metà del secolo scorso.
Fra i protagonisti ci sono persone di una certa cultura, borghesi, preti e responsabili dell'informazione, che tuttavia non esitano a tentare di farsi valere anche con la violenza in situazioni che si evolvono e cambiano completamente in un batter d'occhio. Personaggi come l'apparentemente tranquillo Leon Maria Lozano e l'indomita Doña Gertrudis sono ben delineati e ben interpretati.
Mi è sembrato una buona e credibile ricostruzione nella quale, una volta tanto, l’attenzione non è centrata su scontri fra classi sociali diverse ma fra pari divisi solo da convinzioni politiche, per ideali o per interesse poco importa.
IMDb 7,0 * selezione ufficiale Cannes 1984

 

170 * “La vendedora de rosas” (di Víctor Gaviria, Col, 1998)  *  con Lady Tabares, Marta Correa, Mileider Gil
Per molti anni è stato il film colombiano che ha ottenuto più riconoscimenti nei festival internazionali e solo di recente è stato superato da “El abrazo de la serpiente” e “La tierra y la sombra” (87^ e 89^ micro-recensione di “Un film al giorno”).
Ambientato durante le feste di Natale a Medellin (Colombia), dove ragazzine appena adolescenti della parte più degradata la sera vanno al centro per vendere rose nei ristoranti, è un film al limite fra realismo e documentario. La maggior parte degli interpreti furono presi dalla strada e ciò ha condizionato la recitazione non impeccabile, ma certamente molto spontanea. Qualcuno di loro tentò di cambiare vita approfittando del successo e della temporanea notorietà, ma sembra che nessuno ci sia riuscito ... alcuni sono tornati alla vecchia vita, altri sono morti in modo violento o per droga, vari sono finiti in carcere (anche la protagonista Lady Tabares condannata a 26 anni per omicidio di un tassista).
Del film ho apprezzato il procedere, le riprese notturne nelle strade di Medellin illuminate quasi esclusivamente dalle colorate luci natalizie e dai fuochi artificiali, il commento sonoro al quale si sovrappongono i botti festivi.
Una pecca è rappresentata dai dialoghi (talvolta tirati un po’ per le lunghe) in quanto proprio a causa dell’ambiente in cui si svolge, della terminologia strettamente colombiana e della dizione dei protagonisti, spesso risultano poco comprensibili. In varie recensioni si sottolinea la necessità dei sottotitoli anche per i paesi dell’America latina e addirittura un messicano ha scritto di aver lasciato la sala non riuscendo a capire i dialoghi. Certamente si impara l’intercalare “gonorrea” che, solo in Colombia, ha un'accezione diversa dalla malattia venerea e si usa come f#@k, c***o, bloody, fo...to, pinche, schifoso, ecc.
IMDb 7,4 * Nomination Palma d’Oro a Cannes 1998

 

171 * “María, llena eres de gracia” (di Joshua Marston, Col, 2004) *  con Catalina Sandino Moreno, Guilied Lopez, Orlando Tobón
Più che buono questo film colombiano che ha raccolto allori in varie parti del mondo e che non ha niente da invidiare alle ricche produzioni americane ed europee. La protagonista Catalina Sandino Moreno (questo il suo esordio) ottenne addirittura la Nomination agli Oscar 2005 quale migliore attrice.
Come molte pellicole di questo paese sudamericano, anche questa tratta di una storia legata al traffico di stupefacenti che inizia in Colombia e termina a New York.
Un must per chi è interessato alla cinematografia dell’America latina.
Pare che sia stato distribuito anche in Italia; tit. internazionale "Maria, full of grace".
IMDb 7,5 RT 97% *  Nomination Oscar 2005 a Catalina Sandino Moreno protagonista * Orso d’argento a Berlino, premiato al Sundance Festival

 

172 * “Soñar No Cuesta Nada” (di Rodrigo Triana, Col, 2006) con Diego Cadavid, Juan Sebastián Aragón, Manuel José Chávez
Black comedy che trae spunto da un evento reale del maggio 2003, il ritrovamento da parte di due compagnie dell’esercito colombiano di un ingente quantitativo di valuta in dollari, pesos e yen in un accampamento dei guerriglieri/narcotrafficanti.
Le tensioni all’interno del gruppo e i modi più impensati di utilizzare le banconote sono a volte esilaranti. Alla fine del film qualcuno riesce a salvare almeno parte del suo bottino, la maggior parte finiscono sotto processo. Nella realtà tutti gli oltre 100 protagonisti di questa avventura furono condannati a pene fra i 3 e 7 anni (per i soldati) fino agli oltre 10 per gli ufficiali.
In vari momenti il film mostra il peggio dell’animo umano alla vista (e al possesso) di tanti soldi, dallo sperpero alla ulteriore avidità.
Discreto film di puro svago che fu campione di incassi per l’anno della sua uscita, premiato al Chicago Latino Film Festival.e con il Goya per la miglior pellicola di lingua hispanica.

IMDb 6,5

 

173 * “Nocaut” (di José Luis García Agraz, Mex, 1983) * con Gonzalo Vega, Blanca Guerra, Wolf Ruvinskis
Interessante noir della migliore tradizione messicano di questo genere e, tanto per cambiare, il protagonista è un pugile (la boxe è sempre stato uno degli sport più seguiti in Messico). Trama molto articolata, con tanti colpi di scena e, purtroppo, eccessivi flashback. Si nota chiaramente che è stato girato con mezzi molto limitati, ciononostante il ritmo e buono e la suspense non manca.
Considerati il budget, il periodo, l’assenza di grandi attori e il fatto che fosse il primo lungometraggio del regista José Luis García Agraz, "Nocaut" è senz’altro un prodotto più che apprezzabile.
IMDb 7,0

 

174 * “Paraiso travel” (di Simon Brand, Col, 2008) * con Aldemar Correa, Angelica Blandon, Ana de la Reguera
Ancora una volta mi trovo in disaccordo sul modo in cui si utilizzano i flashback. In effetti “Paraiso travel” consta di due parti ben distinte. La principale si svolge negli Stati Uniti procede in modo cronologicamente lineare ma è interrotta da brevi inserti che propongono agli spettatori vari momenti dell’immigrazione clandestina dei due protagonisti dalla Colombia agli USA via Panama, Guatemala e Messico.
Interessanti la parte del viaggio (che poteva essere trattata meglio) e la descrizione della solidarietà colombiana a New York; un plauso allo sceneggiatore per non essersi buttato sulle solite questioni di traffico e spaccio di droga.
Purtroppo il protagonista è troppo poco credibile sia come personaggio che come interpretazione.
In sostanza, pur partendo da una buona idea il risultato è un’occasione mancata.
IMDb 7,1 RT 43%

 

175 * “Janitzio” (di Carlos Navarro, Mex, 1934) * con Emilio Fernández, María Teresa Orozco, Gilberto González
“Janitzio” è uno dei primi film dell’Epoca d’Oro del cine messicano nella quale Emilio Fernández “El Indio” (in questo film al suo primo ruolo da protagonista) fu fra i registi più distinti pur continuando talvolta ad essere attore. In una classifica dei migliori film messicani di sempre, compilata a fine anni ’90 compaion ben 10 film diretti da El Indio.

A questo straordinario personaggio (rivoluzionario, imprigionato, evaso, esule in California, trovarobe, tuttofare, modello per la statuetta dell’Oscar, comparsa, attore, regista) dedicai un post un paio di anni fa
Film con vari punti in comune con Redes (1936, di E. Gómez Muriel e Fred Zinnemann, proprio lo Zinnemann regista di “Mezzogiorno di Fuoco”, 1952), ma stavolta non si tratta di contrasti fra pescatori indigenas e grossisti. Anche se quello è lo spunto, la storia ruota attorno al malvagio rappresentante della compagnia che compra tutto il pescato di Janitzio (piccola isola del Lago di Patzcuaro) che si intrometta fra due innamorati.
Pur svolgendosi in tempi moderni, sull’isola vigono ancora le ferree leggi precolombine che porteranno ad un inevitabile tragico finale..
La storia sembra spesso scontata ma, a parte vari avvenimenti facilmente prevedibili, riserva numerosi colpi di scena. Terribile il commento sonoro.
“Janitzio” mi riporta alla mente anche un altro film degli anni ’30: “Tabù” di F.W. Murnau
Micro-recensione di Redes (16/45)
IMDb 7,1

 

176 * “The blues brothers” (di John Landis, USA, 1980) * con John Belushi, Dan Aykroyd
A questo film ho dedicato un intero post (con vari videoclip) sul mio blog Discettazioni Erranti
colonna sonora: Ray Charles, Aretha Franklyn, James Brown, John Lee Hooker, Otis Redding, Fats Domino, Cab Calloway
IMDb 7,9 RT 85%

 

177 * “The help” (di Tate Taylor, USA, 2011)  *  con Emma Stone, Viola Davis, Octavia Spencer
Oscar a Octavia Spencer (nei panni di Minny Jackson), come miglior attrice non protagonista – altri 78 premi e 111 nomination
Anche se è di solito classificato come “drammatico”, questo film concede molto alla commedia, anche se molto amara. Infatti il rapporto fra la “servitù” e i ricchi possidenti del sud degli Stati Uniti (nella fattispecie Jackson, Mississippi) non era proprio idilliaco. Certamente i ricchi non erano tutti schiavisti rimasti al 1800, ma credo di essere nel giusto affermando che se in qualche famiglia c’erano migliori rapporti, in tante altre la situazione era molto peggiore. Molti personaggi sono un po’ sopra le righe ... esagerati, a cominciare dalla perfida Hilly (Bryce Dallas Howard) e dalla svampita Celia (Jessica Chastain, Nomination all’Oscar per questa interpretazione).
Buon film, da non perdere, anche se secondo me un po’ sopravvalutato, ma mai quanto Emma Stone che non convince neanche in questa occasione.
Occupa il 239° posto nella classifica di tutti i tempi di IMDb, ma molti (più qualificati di me) non sono per niente d’accordo. Basti prendere nota del fatto che il 25% di tutte le recensioni raccolte da RottenTomatoes sono negative e considerando solo quelle dei Top Critics oltre un terzo lo bocciano, lasciandolo con un misero rating di 64%.
IMDb 8,1 RT 75%

 

178 * “La sombra del caminante” (di Ciro Guerra, Col, 2004) con Lowin Allende, César Badillo, Julián Díaz
Film di esordio di Ciro Guerra, regista del recente “El abrazo de la serpiente” (Nomination Oscar 2016)
Protagonisti sono due personaggi fuori del’ordinario, che si incontrano per caso, ma che hanno un passato in comune. In varie occasioni ognuno aiuta l’altro ma è evidente la mancanza di fiducia fra loro. Solo alla fine lo spettatore conoscerà le cause della amputazione della gamba di uno e la pallottola in testa dell’altro (il “silletero” = taxi umano che trasporta gente su una sedia legata sulle spalle).
Fin oltre la metà del film (girato in bianco e nero) è apprezzabile e notevole il linguaggio filmico, spesso con serie di brevissime riprese separate fra loro da dissolvenze al nero. All’opposto ci sono lunghe carrellate, panoramiche e soggettive; particolarmente interessante quella della visione di Mañe con la camera puntata a terra che lentamente rivela oggetti e dettagli. Nel finale si perde un po’ e i troppi racconti, purtroppo, prendono il sopravvento sulle immagini.
Già in questa opera prima, ad appena 23 anni, Guerra dimostra di avere buone idee (è sua anche la sceneggiatura) e padronanza dei mezzi tecnici.
IMDb 7,1

 

179 * “Foreign correspondent” (di Alfred Hitchcock, USA, 1940)
con Joel McCrea, Laraine Day, Herbert Marshall, George Sanders
Questi secondo film girato da Hitchcock negli States (il primo era stato “Rebecca”) non è di certo fra i suoi migliori, nonostante un ricchissimo budget. Soffre molto del fatto di trattare dell’inizio della II Guerra Mondiale ed essere stato girato nel primo anno di guerra diventando quasi un film di propaganda. Trama debole, troppo parlare, un po’ di storia romantica e solo la scena del mulino riesce a creare un poco di suspense.
Scadente l’inseguimento in auto così come lo sono le scene con il detective, pessime quelle dell’ammaraggio.
Quale ciliegina sulla torta segnalo il fantasioso titolo italiano “Il prigioniero di Amsterdam” contro la traduzione letterale “Corrispondente dall’estero” ripreso in altre lingue con il simile “Inviato speciale” ... ci dobbiamo sempre distinguere.
Hitchcock compare come passante che, leggendo il giornale, incrocia Joel McCrea.
IMDb 7,6 RT 94%  *  6 Nomination Oscar

 

180 * “El orfanato” (di J.A. Bayona, Spa, 2007)
con Belén Rueda, Fernando Cayo, Roger Príncep
Si potrebbe quasi dire che al momento sia l’unico vero film di Bayona ... ed è un peccato. Delle 14 regie elencate su IMDb 10 si riferiscono a short e video ed episodi di serie TV, 1 completato ma non ancora uscito nelle sale e un altro annunciato per il 2018, e quindi restano solo “El orfanato” (da considerare film d’esordio) e “Lo imposible” (2012, ambientato nel dopo-tsunami in Thailandia). Dicevo unico in quanto solo il primo è pura fiction, il secondo è basato su una tragica storia reale vissuta da una famiglia a seguito del disastroso evento del 2004. Visto che entrambe hanno fatto incetta di premi e anche avuto un buon successo al botteghino, c’è da chiedersi come mai Bayona abbia prodotto così poco.
Tornando a “El orfanato” c’è da dire che qualcuno lo classifica come horror ma in realtà è tutt’altro, posizionandosi fra un mystery e un thriller, con minimi tocchi di horror. Ben interpretato e con un’ottima ambientazione in un enorme ex-orfanatrofio isolato ed immerso in un parco, richiama nel complesso “The others” (Amenábar, 2001) ma ci sono anche vere e proprie citazioni di horror come “The shining” (Kubrick, 1980).
A chi piace questo genere, ed in particolare queste situazioni di grandi edifici con una “storia”, ma al momento abitati solo da poche persone (fra le quali bambini) che confondono realtà, ricordi e visioni, suggerisco di guardare i tre film in relativamente rapida successione e paragonare gli stili di Bayona, Amenábar e del maestro Kubrick nel rappresentare corridoi e stanze vuote (o quasi) con il sottofondo di sinistri scricchiolii o nell’assoluto silenzio, nell’interrompere l’apparente calma con improvvise apparizioni, far vedere per pochissimi fotogrammi dettagli importanti nel contesto della storia, creare una vera suspense senza aver bisogno di urla, cadaveri, sangue e mostri pur parlando di morte.
Da non perdere.
IMDb 7,5 RT 93% - 185° nella classifica di tutti i tempi di IMDb

 

181 * “Compulsion” (di Richard Fleischer, USA, 1959) tit. it “Frenesia del delitto” * con Orson Welles, Dean Stockwell, Bradford Dillman, E.G. Marshall, Diane Varsi
Truccato da settantenne (ma all’epoca aveva solo 44 anni) Orson Welles appare nelle vesti dell’avvocato difensore dei due veri protagonisti solo ben oltre la metà del film e tuttavia si impone come interprete principale sui pur ottimi comprimari. L’arringa finale è un eccelso esempio di recitazione, ma le sue qualità di vero attore (sia teatrale che cinematografico) erano già ben note e non c’è critico che dissenta i merito alla bravura di Welles.
Fleischer fa un ottimo lavoro alternando tempi e dettagli da thriller a discussioni filosofiche mediante le quali descrive la psiche disturbata della coppia di giovani criminali, e passando dalle scene di vita studentesca a quelle dell’aula di tribunale. Occhio alle inquadrature degli occhiali!
Non mi dilungo a raccontare i particolari, in rete potrete trovare trame succinte così come quelle analitiche, scena per scena.
Mi preme segnalare che, nonostante la versione più comune sia di 103minuti, il film è su YouTube anche in un edizione di 121 minuti, oltretutto in HD a 720p. (mancano pochissimi secondi, praticamente solo “The End”, l’ultima battuta del film è compresa). https://www.youtube.com/watch?v=EITeeLbgbvg
Agli interessati consiglio certamente questa in quanto, anche se nella versione ridotta probabilmente sono state tagliate scene reputate di minore importanza, sono due ore di ottimo cinema che appassiona, sulla base di buona sceneggiatura (che vagamente riprende un vero crimine e successivo processo degli anni ’20) e magistralmente interpretato.

Da non perdere!
IMDb 7,5 RT 100%

 

182 * “Snatch” (di Guy Ritchie, UK, 2000)  *  con Jason Statham, Brad Pitt, Benicio Del Toro
Divertente, folle, con tanto slang e accenti spesso incomprensibili (per fortuna c’erano i sottotitoli), personaggi sopra le righe, avvenimenti e incontri al limite del credibile che si susseguono e si intrecciano a ritmi vertiginosi ... questo era il cinema del primo Guy Ritchie. Aveva iniziato con “Lock, stock and 2 smoking barrels” (1998, simile ambientazione), ma dopo “Snatch” si era perso con “Swept away” (pessimo a detta di tutti, flop al botteghino) remake di “Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto” (Wertmuller, 1974) con M. Melato e G. Giannini sostituiti da Madonna e Adriano Giannini, il figlio di Giancarlo. Successivamente è tornato al genere “malavitoso britannico” con “Revolver” e “Rock’rolla”, buoni ma senza tornare ai livelli dei primi due.
Il film diverte nonostante la violenza (che però si immagina e non si vede) e in quanto bisogna per forza parteggiare per qualche criminale non essendoci “buoni”, Un ottimo casting e le più che buone interpretazioni degli attori, fra le quali spicca quella di Brad Pitt, insieme con il rapido montaggio ed alla adeguata colonna sonora fanno di Snatch un film godibile, anche se non memorabile dal punto di vista strettamente cinematografico.
IMDb 8,3 RT 73%  *  al 92° posto nella classifica di tutti i tempi di IMDb

 

183 * “2001: A Space Odyissey” (di Stanley Kubrick, USA, 1968)
con Keir Dullea, Gary Lockwood, William Sylvester
Quale chiusura della prima metà del mio obiettivo di guardare una media di un film al giorno nel corso del 2016, ho voluto sceglierne uno significativo, classico, unanimemente considerato un una pellicola che ha segnato la storia del cinema. Mi sono goduto questo “2001: A Space Odyssey” oltre quarant’anni dopo la mia prima visione di questa pellicola, forse la più famosa, sicuramente la più rilevante delle 11 dirette da Kubrick, le prime tre delle quali praticamente misconosciute.
Di questo “2001: ...” devo dire che la scena iniziale avente per protagonisti i primati mi sembra tirata un po' per le lunghe e la performance dei mimi è lungi dall'essere memorabile. A mio modo di vedere questa è la pecca (se di pecca si può parlare) più evidente dell'intero film. Per il resto, nella sua semplicità la trama è affascinante e con pochi eventi, minima azione e dialoghi ridotti all'osso riesce sia a creare suspense sia lasciare porte aperte per varie interpretazioni o comunque ne suggerisce molteplici . Avvincente il viaggio verso “Jupiter e oltre l’infinito” che tradotto in immagini con una serie di colori psichedelici ed effetti caleidoscopici affascinanti.
Trovo pressoché inutile aggiungere altro, “2001: ...” è un film che deve essere guardato, digerito, metabolizzato e infine commentato discutendone con altri. Penso che analizzarlo a caldo sia riduttivo e limitarsi a raccontarlo del tutto inutile.
IMDb 8,3 RT 94%  * Oscar per gli effetti speciali + 3 Nomination (regia, sceneggiatura originale, scenografia) * all’89° posto nella classifica di tutti i tempi di IMDb
 

184 * “Shutter island” (di Martin Scorsese, USA, 2010)  *  con Leonardo DiCaprio, Ben Kingsley, Emily Mortimer, Mark Ruffalo, Max Von Sydow, Michelle Wiliams,
Sarebbe bastato leggere i titoli per rendersi conto che c’erano tutti i presupposti per un ottimo film, ma dopo averlo guardato se ne è certi visto che nessuno è stato al di sotto delle aspettative.
Scorsese ha diretto uno stuolo di attori, giovani e meno giovani, scelti con cura e perfettamente calati nei rispettivi personaggi. Qualcuno avrà notato che in apertura di questo post non mi sono limitato a citarne i soliti tre principali che appaiono nella scheda standard IMDb in quanto non potevo non menzionare almeno Ben Kingsley (Oscar per Ghandi), Max Von Sydow (oltre 150 film all’attivo, 2 nomination), Michelle Wiliams (3 Nomination Oscar, chi non la ricorda nelle vesti di Marilyn Monroe?), Patricia Clarkson (1 Nomination anche per lei) e tanti ottimi caratteristi conosciuti anche se quasi nessuno ne conosce il nome.
A tutto ciò va aggiunto il fatto che la sceneggiatura è adattata da un romanzo di Dennis Lehane, scrittore non molto conosciuto al grande pubblico che tuttavia ha prodotto ottimi thriller già all’inizio della sua carriera, tre dei quali sono stati adattati per il cinema ottenendo un notevole successo:
“Gone Baby Gone” (1998, film omonimo di Ben Affleck del 2007)
“Mystic River” (2001, film omonimo di Clint Eastwood del 2003)
“Shutter island” (2003, film omonimo di Martin Scorsese del 2010)
Bella anche l’ambientazione e la fotografia. Se ve lo siete perso, non vi resta altro da fare che correre ai ripari al più presto e guardarlo con molta attenzione ... tanti arrivano al “twist” finale e si trovano spiazzati.
IMDb 8,1 RT 69% * all 185° posto nella classifica di tutti i tempi di IMDb

 

185 * “Los viajes del viento” (di Ciro Guerra, Col, 2009) * con Marciano Martínez, Yull Núñez, Agustin Nieves
Dopo aver apprezzato “La sombra del caminante” (2004) e “El abrazo de la serpiente” (2015) ero ansioso di guardare quest’altro film di Ciro Guerra e anche questo mi ha entusiasmato, confermando tutte le positive sensazioni degli altri due. “Los viajes del viento” è a colori ed è proposto in formato 2,35:1, un formato perfetto per gli ambienti naturali aperti.
Si tratta di una storia interessante del viaggio di un suonatore di fisarmonica che vuole restituire lo strumento al suo vecchio maestro. Procede a dorso d’asino, a piedi e in canoa e lungo il cammino incontrerà umanità molto varia e si troverà in situazioni molto inusuali. Belli i colori, le scene, le inquadrature, la musica e bravi gli attori protagonisti così come i comprimari e comparse.
Altro su Ciro Guerra, sua moglie e produttrice Cristina Gallego e sul cinema colombiano, nonché sudamericano in genere l’ho postato su ma, come potrete ben comprendere, il discorso dovrebbe essere molto più lungo e toccare altre cinematografie.
FILM da NON PERDERE!
IMDb 7,4

 

186 * “El viaje a ninguna parte” (di Fernando Fernán Gómez, Spa, 1986) con José Sacristán, Laura del Sol, Fernando Fernán Gómez, Juan Diego
Film deludente anche se è di solito inserito fra i migliori diretti da Fernando Fernán Gómez (30 regie, 202 film come attore). Trama stiracchiata, scene tirate per le lunghe, interpretazioni non memorabili alcune sopra le righe José Sacristán.
Solo il finale si salva mischiando i ricordi di una carriera di attore dal teatro itinerante fra i piccoli paesi della Spagna durante il franchismo fino al relativo e millantato successo quasi al limite della mitomania. Mi hanno colpito le citazioni estasiate di José Sacristán che racconta delle sue conoscenze con le stelle del cine messicano dell’Epoca de Oro, da DoloresDel Rio a Maria Felix, da Emilio Fernández “El Indio” a Mario Moreno “Cantinflas”. Sorge spontaneo il paragone con “Pajaros de papel” (Emilio Aragón ,2010) avente simile ambientazione ma a mio parere molto migliore di questo sopravvalutato “Viaje ...”
IMDb 7,7

 

187 * “El 7° dia” (di Carlos Saura, Spa, 2004) con José Garcia, Eulàlia Ramon, Yohana Cobo, Juan Diego, Victoria Abril
Al contrario del precedente “El viaje a ninguna parte” di F. Fernán Gómez, visto ieri, questo film misconosciuto di Saura, uno dei suoi pochi a soggetto non musicale, mi ha molto piacevolmente sorpreso. Tratto da una storia vera che all’epoca fece molto scalpore (agosto 1990) e tuttora viene ricordato come “il massacro di Puerto Hurraco”, descrive in modo ammirevole la via di un piccolo centro rurale dell’Estramadura fra le tradizioni mantenute dagli anziani e la modernità dei giovani del postfranchismo. Fra salti temporali e qualche flashback copre una trentina di anni di storia della faida fra due famiglie, segnata da vari assassinii fino al massacro finale.
Bella la fotografia e la ricostruzione degli ambienti (molti probabilmente quasi originali), avvincente e pertinente la colonna sonora (Saura non poteva deluderci) con i protagonisti che spesso canticchiano coplas famose ascoltando la radio, ottime le interpretazioni.
Caldamente consigliato.
IMDb 6,9

 

188 * “Los cronocrímenes” (di Nacho Vigalondo, Spa, 2007) con Karra Elejalde, Candela Fernández, Bárbara Goenaga
Altra piacevole sorpresa spagnola, anche se di questo film avevo già letto molti commenti positivi e l’avevo trovato in molte delle classifiche
“i migliori xx film ...”. Difficile porlo in una categoria specifica, certamente mistery, thriller e sci-fi, alcuni hanno aggiunto horror (non sono assolutamente d’accordo), altri dramma psicologico.
In estrema sintesi, si tratta di un brevissimo e casuale viaggio nel tempo di un tranquillo professionista che (ahilui) si trova ad essere inseguito da uno strano individuo (con la testa completamente fasciata) nel bosco vicino casa sua. Si troverà ad affrontare situazioni assolutamente imprevedibili prima e perfettamente conosciute poi, avendo a che fare con personaggi praticamente irreali e dovrà fare i conti anche con sé stesso.
Sceneggiatura a dir poco geniale scritta dallo stesso Vigalondo (anche attore ... interpreta l’inventore della macchina del tempo) che ottenne anche una Nomination agli Oscar 2005 per il suo corto “7:35 de la mañana”.
Mi è molto piaciuto ma ho bisogno di guardarlo di nuovo per raccapezzarmi fra tutti i salti di tempo in avanti, all’indietro e ... laterali. Penso che siano in pochi quelli che alla fine del film possano essere certi dell’identità del sopravvissuto e che quindi sia necessario guardare il film - con attenzione - almeno un paio di volte prima di trovare il bandolo della matassa.
Nonostante in linea di massima non sia un appassionato di questo genere, consiglio senz’altro la visione di “Los cronocrimenes”.
IMDb 7,7 RT 88%

 

189 * “El Hijo de la novia” (di Juan José Campanella, Arg, 2002) con Ricardo Darín, Héctor Alterio, Norma Aleandro, Eduardo Blanco, Natalia Verbeke
Buon film, ma le due ore si fanno sentire. Varie scene sono forzate e stiracchiate e il continuo alternarsi di dramma e commedia non fornisce alcuna uniformità. Ottimi i protagonisti, ma una volta tanto non è Darín a dominare in quanto la sua interpretazione (non fra le migliori) viene offuscata non solo da una superba Norma Aleandro nelle vesti della madre, malata di Alzheimer, ma anche da Héctor Alterio.
A mio modesto parere, dalla sceneggiatura firmata dal regista Juan José Campanella e Fernando Castets si sarebbero potuti trarre soggetti per due film più brevi e più interessanti, uno drammatico (rapporto familiare, malattia, matrimonio, chiesa) e l’altro commedia (ristorante, amante, figlia, ex-moglie, amico invadente).
Nomination Oscar miglior film straniero che in quell’occasione fu attribuito a “No Man’s Land”. Considerato che fra gli altri c’erano anche il francese “Amélie” e l’indiano “Lagaan”, “El Hijo de la novia” era battuto in partenza. Tuttavia vale la pena guardarlo
IMDb 7,9 RT 86%

 

190 * “The Little Shop of Horrors” (di Roger Corman, USA, 1960) con Jonathan Haze, Jackie Joseph, Mel Welles, Jack Nicholson
Commedia horror quasi demenziale, accolta con scetticismo ma ben presto divenuta una pellicola cult. Molte schede citano per primo il nome di Jack Nicholson nel cast, comprensibile oggi in quanto è senz’altro l’attore più famoso, ma sia ben chiaro che ha una parte brevissima e circostanziale che poco o niente ha a che vedere con la trama.
Il vero protagonista è Jonathan Haze, impiegato imbranato del fiorista Mel Welles, oltre ovviamente alla pianta carnivora Audrey Jr..
Corman - indiscusso maestro dell’horror - ha saputo trattare il soggetto con leggerezza, a buon ritmo e senza fronzoli utilizzando attori del suo entourage. Il film fu girato in soli due giorni ed una notte, si dice per una scommessa fra Corman e Welles (attore e, sembra, co-regista) ma quest’ultimo ha sempre negato la circostanza.
Se siete disposti a sorvolare sull’approssimazione della maggior parte delle scene e volete solo distrarvi per poco più di un’ora con un film leggero ma acuto “La piccola bottega degli orrori” è ciò che fa per voi.
Nel 1982 diventò un musical e nel 1986 Frank Oz ne diresse un remake con Rick Moranis, Ellen Greene, Vincent Gardenia.
IMDb 6,3 RT 92%

 

191 * “Dementia 13” (di Francis Ford Coppola, USA, 1963) con William Campbell, Luana Anders, Bart Patton
Di questo film, del quale Coppola è anche sceneggiatore, ne parlai in un post di qualche giorno fa e, come era facile prevedere, non si è rivelato un film memorabile. Nel Regno Unito venne distribuito con il titolo ”The Haunted and the Hunted” e di solito proposto in double bill (vedi locandina); in italiano è “Terrore alla 13 ora”.
Le critiche più o meno positive elencate su RottenTomatoes sono tutte scritte con il senno di poi, vale a dire pochi anni fa, una cinquantina dopo l’uscita del film e dopo che Coppola è diventato un apprezzatissimo regista con 5 Oscar al suo attivo.
Ci sono passaggi e scene interessanti, ma la storia è un po’ debole, priva di suspense e talvolta addirittura noiosa.
Volendo giustificare Coppola, è bene tener conto della sua poca esperienza nel genere (in precedenza aveva solo diretto un paio di “nudies”, commedie softcore), della fretta con la quale scrisse la sceneggiatura su sollecitazione di Roger Corman, dei contrasti con lo stesso Corman che praticamente lo esautorò ... e di altre curiosità interessanti riportate nella pagina inglese di Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Dementia_13
Interessante solo per gli appassionati che amano avere una visione completa dei lavori dei loro beniamini, in questo caso Coppola.
IMDb 5,7 RT 65%

 

192 * “La caja” (di Juan Carlos Falcón, Spa, 2006)  *  con Ángela Molina, Elvira Mínguez, Antonia San Juan
Strano film tratto dal romanzo “Nos dejaron el muerto” di Víctor Ramírez, ambientato in una delle isole Canarie, fra un desolato paesino costiero e la “capitale”. Sostanzialmente una comedia negra, genere nel quale gli spagnoli hanno sempre eccelso, che si svolge più o meno nell’arco di 24 ore, con l’eccezione del breve finale. Tutto ruota attorno al morto che tutto era fuorché un santo, temuto e odiato da quasi tutti quelli con i quali aveva a che fare. Questi sfogheranno il loro rancore sul cadavere nei modi più inaspettati.
Film quasi corale con tanti personaggi e situazioni al limite del normale, tuttavia possibili e plausibili, rese credibili da uno stuolo di ottimi caratteristi, soprattutto le donne.
Una curiosità: anche in questo film, come in tanti altri spagnoli ed argentini ambientanti negli anni ‘60, più volte si ascoltano canzoni di Rita Pavone come indicative dell’epoca, a conferma del grande successo che ebbe in questi paesi oltre che in Germania, Regno Unito, Giappone e Stati Uniti.
Non eccellente, ma senz'altro meritevole di una attenta visione da parte degli amanti del genere.
IMDb 6,2

 

193 * “Atonement” (di Joe Wright, USA, 2007) tit. it. “Espiazione” * con Keira Knightley, James McAvoy, Brenda Blethyn, Saoirse Ronan, Benedict Cumberbatch
Gran bel film, la stessa impressione che ebbi quasi 10 anni fa quando lo vidi appena uscito. Meritò ben 7 Nomination, fra le quali quelle per miglior film e migliore attrice non protagonista Saoirse Ronan (la giovane pestifera Briony Tallis) che recentemente ne ha ottenuta un’altra quale protagonista di “Brooklyn”. Da tutte queste Nomination ottenne però un solo Oscar, quello per la colonna sonora originale dell’italiano Dario Marianelli, veramente coinvolgente specialmente nel corso della prima parte quando il ticchettio dei tasti della macchina per scrivere dell’adolescente Briony, allora scrittrice in erba, si va a sovrapporre alla musica, seguendone il ritmo.
A prescindere dal commento sonoro, la descrizione degli avvenimenti di un paio di giorni del 1935 in una ricca residenza di campagna inglese è veramente eccellente (non a caso ottenne le Nomination per scenografia, fotografia e costumi). In questa parte è notevole anche il montaggio che ripropone le stesse scene da punti di vista completamente diversi e, come si sa, le interpretazioni di osservatori non coinvolti nell’azione possono essere molto diverse dalla realtà vissuta dai protagonisti.
Con un salto di 4 anni si passa nel nord della Francia e questa parte forse è un po’ lunga e a tratti quasi noiosa ma include un ottimo piano sequenza fra i soldati inglesi in attesa di essere riportati in patria. L’ultima parte è una serie continua di colpi di scena e sorprese che, ovviamente, non riporto neanche vagamente, ma posso dirvi che include un cameo di Vanessa Redgrave.
L’ottimo cast comprende anche i giovani Benedict Cumberbatch e Keira Knightley, che l’anno scorso ottennero Nomination quali protagonisti di “The Imitation Game”.
Film da non perdere.
IMDb 7,8 RT 83% *  1 Oscar (musica Dario Marianelli) su 7 Nomination

 

194 * “Oktyabr” (di Sergei Eisentstein, URSS, 1928) tit. it. “Ottobre!”  *  con Boris Livanov, Nikolay Popov, Vasili Nikandrov
Devo riconoscere che questa opera di Eisentstein non è un film vero e proprio ed in quanto tale non può essere paragonato agli altri suoi film, pochi ma tutti pietre miliari della storia del cinema: La corazzata Potemkin, Sciopero, Aleksandr Nevskij e la trilogia di Ivan il Terribile (Ivan Groznyj).
“Oktyabr” fu girato in occasione del decennale della Rivoluzione di ottobre, ed è a metà strada fra il celebrativo ed il didascalico, fra un documentario e un film di pura propaganda.
Non c’è continuità, le scene delle votazioni, delle acclamazioni e dei rappresentanti del governo provvisorio semiaddormentati sono talvolta ripetitive, non c’è dialogo ma solo brevi spezzoni di comizi, discorsi elettorali e proclami, non ci sono veri protagonisti se non il popolo.
Ciononostante le inquadrature sono ottimamente scelte ed il montaggio serrato conferisce una certa vivacità, anche se troppo spesso le serie di immagini sono interrotte dai cartelli.
“Ottobre!” è impreziosito da una sensazionale colonna sonora che non poteva certo deludere essendo opera del grande compositore Dmitri Shostakovich, uno dei più imprtanti del ‘900, non solo in Russia ma anche nel panorama della musica classica a livello mondiale.
Indiscutibilmente da vedere, ma se dovete scegliere solo qualche film di Eisentstein, cominciate con lo scartare questo. Io propenderei per “Ivan Groznyj”
IMDb 7,5 RT 88%

 

195 * “L'immortelle” (di Alain Robbe-Grillet, Fra, 1963)  * con Françoise Brion, Jacques Doniol-Valcroze, Guido Celano
Eccellente film, che ho voluto "premiare" con un 10 su IMDb. Si tratta del primo da regista, il suo secondo da sceneggiatore dopo aver esordito con il pluripremiato "L'année dernière à Marienbad " di Alain Resnais.
Tornando a "L‘immortelle", è interessante sapere che Robbe-Grillet ebbe problemi a trovare un produttore disposto ad affidargli la regia, su una sua sceneggiatura, in quanto, seppur già famoso e apprezzato scrittore aveva pochissima esperienza in campo cinematografico. Alla fine trovò ne trovò uno che però gli impose dei vincoli ben precisi: budget limitato e obbligo di girare in Turchia. Infatti, il produttore vantava un credito in loco, che non poteva essere trasferito in Francia, e non era disposto ad investire ulteriore denaro. Penso che, in fin dei conti, questo fatto è tornato a vantaggio del film poiché Robbe-Grillet seppe adattare alla perfezione la sua storia alla periferia della Istanbul degli anni '60, città cosmopolita e decadente alle porte del medio oriente, descrivendola con inusuali riprese in bianco e nero con il sottofondo di suggestive melodie e canti.
La tranquillità del Bosforo e delle rovine che vi si affacciano, stradine poco frequentate e gli immancabili venditori di tè, fanno da cornice a persone che sembrano spiare, in piena luce o nascoste dietro le persiane, e sfondo ai protagonisti i cui dialoghi sono spesso basati su evidenti bugie, che addirittura negano l'evidenza, in un miscuglio di lingue, vere o presunte (greco, turco e francese).
Robbe-Grillet ha idee molto chiare che, però, sono capaci di confonderle completamente agli spettatori.
La scene ripetute e le geniali carrellate nelle quali i protagonisti, contro ogni logica, appaiono più volte fanno il paio con le scene quasi da still ottenute "congelando gli attori”. Quelli che attendono il finale per chiarirsi le idee in merito ai tanti punti lasciati volutamente ambigui rimarranno delusi ma potranno discutere all'infinito sul significato e le ragioni della storia; gli amanti del cinema essenziale rimarranno estasiati
Assolutamente da non perdere!
Di Alain Robbe-Grillet mi riservo di parlare in modo più estensivo in quanto non è stato un regista qualunque giacché, nonostante la sua limitata produzione, ha lasciato un segno indelebile non solo nella NouvelleVague , ma nella cinematografia mondiale.
IMDb 7,3

 

196 * “Trans-Europ-Express” (di Alain Robbe-Grillet, Fra, 1966) con Jean-Louis Trintignant, Marie-France Pisier, Christian Barbier
Film ancor più “intricato” del precedente in quanto si svolge su piani diversi, solo apparentemente paralleli, con tre amici che, saliti a bordo di un treno Trans-Europ-Express (TEE, l'alta velocità del'epoca) a Parigi e diretti in Belgio cercano di scrivere una sceneggiatura a partire dall'osservazione di alcune persone che vedono sul treno stesso o attraverso il finestrino. Fantasticando su una storia di traffico droga ed in parte sesso (meglio dire erotismo, sempre presente nei film di Robbe-Grillet) montano e smontano la trama, aggiungono ed eliminano particolari a volte non convincenti, o perché incongruenti. Il film fu addirittura bandito in UK per le scene di bondage (molto soft), immagini che oggi passano anche in fascia protetta ... In Italia fu distribuito con il fuorviante e ridicolo titolo "A pelle nuda", probabilmente per attirare un maggior numero di spettatori che puntualmente rimanevano delusi e non erano assolutamente in grado di capire il film.
Dei tre la donna (interpretata da Catherine Rastakian, moglie del regista e anche lei scrittrice) è quella più attenta ai dettagli e registra su nastro l racconto del regista Jean, mentre l’altro uomo è quello che è più critico rispetto ai contenuti.
I vari personaggi compaiono a volte nel loro vero ruolo di viaggiatori, altre nelle vesti di protagonisti dell’ipotetico film da produrre.
Come nel precedente “L'immortelle” belle riprese in bianco e nero e montaggio serrato con i protagonisti che cambiano continuamente la loro posizione, relativa e assoluta, anche quando la scena ha la sua continuità.
Anche se non penso che i film siano comparabili, al momento preferisco il primo. Essendomi prefisso di guardare i sei film di Robbe-Grillet contenuti nel cofanetto in ordine cronologico il prossimo sarà “L'homme qui ment”, di nuovo con Trintignant come protagonista.
IMDb 7,4

 

197 * “Mambrù se fue a la guerra” (di Fernando Fernán Gómez, Spagna, 1986) con Fernando Fernán Gómez, María Asquerino, Agustín González
Nel 1986 FFG firmò due regie dopo sette anni di assenza in questo ruolo, ma nello stesso periodo ben presente sugli schermi con una trentina di film e numerose serie televisive. Più o meno vale ciò che scrissi per “Viaje a ninguna parte” (micro-recensione 16/186), vale a dire che a partire da buoni spunti talvolta riesce a mettere in scena situazioni interessanti, altre volte si perde in inutili lungaggini o nella descrizione di personaggi troppo caricaturali.
Anche in questo caso si
parla del franchismo e la storia inizia esattamente il giorno della morte del Generalisimo, el Caudillo, nel momento in cui tutti i repubblicani che avevano fatto perdere le loro tracce, facendosi credere morti o fuggiti all’estero, iniziarono a sperare di ritornare alla vita alla luce del sole (situazione simile in “Los girasoles ciegos” 16/161).
Ma non sempre questo tipo di cose vanno come uno spera. Dopo questo inizio “storico” (si vedono anche le vere immagini del funerale trasmesse dalla TV), il film volge più alla comedia negra abbandonando quasi del tutto il drammatico e descrivendo situazioni più o meno paradossali.
Tanti buoni attori affiancano FFG che del film è anche interprete principale.
Senza infamia e senza lode, eppure interessante.
IMDb 7,0 RT 96%

 

198 * “Dos monjes” (di Juan Bustillo Oro, Mex, 1934) con Víctor Urruchúa, Carlos Villatoro, Magda Haller
Ancora un altro piccolo gioiello trovato in rete seguendo le indicazioni di classifiche e articoli che offrono panoramiche abbastanza ampie su cinematografie poco conosciute. Questo film di Juan Bustillo Oro (al quale è intitolata la sala 9 della Cineteca Nacionale Mexico) è una rarità nel senso che si distacca molto dalla classica produzione messicana e si rifà molto al cinema europeo del decennio precedente. Accolto da critica e pubblico con commenti molto contrastanti, la sua innovativa sceneggiatura e le particolari riprese lo hanno reso un film di culto fra gli intenditori.
Anche nella versione trovata in rete (non di ottima qualità, ma sembra che neanche lo stato della pellicola originale lo fosse) si percepisce chiaramente la qualità dell’opera, le maschere sui volti dei monaci, le statue deformate, le diagonali, i contrasti di luce con le lunghe ombre sono chiari riferimenti all’espressionismo tedesco degli anni ’20, e la scena dell’organo sembra essere una citazione del “Fantasma dell’Opera” del 1925, con Lon Chaney.
Vi invito a dare uno sguardo agli screenshot allegati a questo post, immagini che spero possano dare un'dea di ciò che ho appena esposto.
Qualcuno vuole vedere nelle differenti versioni dei fatti fornite al confessore dai due monaci una similitudine con il ben più famoso capolavoro di Kurosawa “Rashomon” (1960) nel quale, però, i rapporti diversi di uno stesso evento sono quattro.
“Dos monjes” fu pubblicamene elogiato perfino dal critico d’arte e teorico del surrealismo André Breton. Chiaramente non è un film per tutti (oltretutto esiste solo la versione in spagnolo), ma i gli appassionati dovrebbero prenderlo in considerazione.
IMDb 7,2

 

199 * “L'homme qui ment” (di Alain Robbe-Grillet, Fra, 1968) con Jean-Louis Trintignant, Sylvie Bréal, Zuzana Kocúriková
Considerando i primi tre film di Robbe-Grillet, devo dire che concordo con i più che lo elogiano senza mezzi termini per “L’immortelle” e “Trans-Europ-Express” (e anche per la sola sceneggiatura di “l’anno scorso a Marienbad”), ma sostengono che negli anni seguenti niente altro è stato a quei livelli.
“L'homme qui ment” ha una trama abbastanza contorta, con vari personaggi più “misteriosi” del solito e, al di là delle riprese sempre ben curate e scelte, resta solo il quasi monologo di Jean-Louis Trintignant. Mi ha lasciato molto perplesso l’inizio con la fuga nel bosco. Affascinanti invece le scene negli ambienti stracolmi di mobili, specchi e quadri.
Chi vorrà venire a capo della intricata storia dovrà guardare con estrema attenzione e soprattutto concentrarsi sul continuo ritrattare di Jan Robin / Boris Varissa (Trintignant) che propone sempre diverse verità ed identità.
IMDb 7,0

 

200 * “Roma” (di Adollfo Aristarain, Argentina, 2004) con Juan Diego Botto, Susú Pecoraro, José Sacristán
Chiariamo subito che il titolo non si riferisce direttamente né alla capitale italiana, né all’omonimo quartiere di Buenos Aires, bensì è il nome della madre del protagonista, interpretata da una più che brava Susú Pecoraro. Ancora una volta ci si trova di fronte ad una buona pellicola di Aristarain. di nuovo con Botto - dopo “Martín (Hache)” - il quale in Roma interpreta due distinti personaggi in due epoche diverse. E’ il giovane Juaco, figlio di Roma, nella Buenos Aires degli anni ’60, nonché lo studente che si occupa di trascrivere su computer il suo manoscritto 40 anni dopo in Spagna, quando è divenuto un affermato scrittore (interpretato da José Sacristán).
Nonostante le circa due ore e mezza, il film scorre bene, in modo bilanciato, alternando i dialoghi dell’inizio del XXI secolo fra scrittore e studente con l’infanzia prima e la frenetica gioventù di Juaco fra università, jazz, libri, film e tante ragazze.
Buone le ricostruzioni d’epoca, bella la fotografia, cast solido che fornisce interpretazioni senza sbavature.
Purtroppo, come spesso accade, simili film sudamericani non vengono distribuiti in Italia e bisogna affidarsi alla rete o alle ricerche fra i dvd usati o le serie proposte in allegato da giornali spagnoli. Quello in mio possesso fa parte di “La mejor selecciòn de cine en español”, una ottima raccolta di 34 titoli che iniziava proprio con il già citato “Martín (Hache)” e, considerando solo i primi 10, includeva gli argentini “El hijo de la novia” (di Campanella, Nomination Oscar), “Nueve reinas” (di Bielinsky), “Un lugar en el mundo” (di Aristarain)... il messicano “Y tu mamá también” (di Cuaròn, Nomination Oscar), gli spagnoli “Mar adentro” (di Amenàbar, Oscar) e “Te doy mis ojos” (di Icíar Bollaín).
Perché di film come questi, tutti ottimi e pluripremiati, e ce ne sono tanti altri, solo pochissimi arrivano in Italia?
IMDb 7,4

 

 

Per informazioni generiche, tecniche e recensioni  dei film consiglio di consultare i seguenti siti:

IMDb (Internet Movie Database) : il più completo, la Bibbia del Cinema, con archivio di 3.5mln di titoli e quasi 7mln di nomi (in inglese)

Rotten Tomatoes : meno dati di IMDb, raccoglie soprattutto recensioni in rete, quindi carente su film datati (in inglese, con numerose recensioni in spagnolo)

Film Affinity/es : trovo che sia il più completo per quanto riguarda film spagnoli e dell'AmericaLatina (in spagnolo)

Allo Ciné : sopratutto cinema francese, ma non solo (in francese)

 Upperstall.com  : specializzato in cinema indiano. uno dei più frequentati al mondo fra i siti che si occupano di cinema  (in inglese)

per ricevere o fornire informazioni cinematograiche potete scrivermi a giovis@giovis.com

     

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