POST CINEMATOGRAFICI

indice completo dei  1300 film 2016 - 2018

lista film (pdf)  2015   2014   2012-13

2016

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201 - 250

251 - 300

301 - 350

351 - 403

 

2017

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51 - 100

101 - 150

151 - 200

201 - 259

260 - 299

300 - 349

350 - 399

400 - 443

2018

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201 - 250

251 - 300

301 - 350

351 - 400

401 - 454

2019

1 - 50

51 - 100

       

micro-recensioni dei film del 2017, dal 50° al 1°


leggi tutte le 50 micro-recensioni (in basso, dopo i poster)

Damien Chazelle, USA, 2016

Barry Jenkins, USA, 2016

Kenneth Lonergan, USA, 2016

Mike Mills, USA, 2016

Paul Verhoeven, Fra, 2016

Alfonso Sánchez, Spa, 2012

Theodore Melfi, USA, 2016

Tim Burton, UK, 2016

Javier Fuentes-León, Perù, 2009

Victor Gaviria, Col, 2004

Werner Herzog, Ita, 1991

Carlos Moreno, Col, 2008

Gustavo Giannini, Arg, 2013

Ridley Scott, USA, 1982

 Francesco Rosi, Ita, 1987

G. Serena e F. Bertini, Ita, 1915

Pedro Almodóvar, Spa, 1980

F. F. Coppola, USA, 1962

Sergio Leone, Ita, 1971

 Billy Wilder, USA, 1960

 Richard Wilson, USA, 1955

 King Vidor, USA, 1946

 King Vidor, USA, 1940

 Luc Besson, Fra, 1997

 Blake Edwards, USA, 1968

John Ford, USA, 1939

Otto Preminger, USA, 1955

 John Sturges, USA, 1957

 John Sturges, USA, 1963

 William A. Wellman, USA, 1937

Javier Fesser, Spa, 2003

Kar Wai Wong, HK, 1997

Scott Hicks, Aus, 1996

George Miller, NZ, 1981

Frank Capra, USA, 1944

Julio Bracho, Mex, 1960

Julio Bracho, Mex, 1945

Carlos César Arbeláez, Col, 2011

Gustavo Taretto, Arg, 2011

M. Luisa Bemberg, Arg, 1984

M. Luisa Bemberg, Arg, 1982

Jane Campion, NZ, 1993

Paulo Oriol, Spa, 2017

Martin Scorsese, USA, 2016

Carlos Saura, Spa, 1981

George Miller, Aus, 1979

François Ozon, Fra, 2002

Morten Tyldum, USA, 1989

François Ozon, Fra, 2016

Patty Jenkins, USA, 2003

50 * “La La Land” (Damien Chazelle, USA, 2016) * con Ryan Gosling, Emma Stone, Rosemarie DeWitt
Non penso di essere un Bastian contrario “a prescindere” e, con soddisfazione, leggo che non sono neanche l’unico a non aggregarsi alla pletora di osannatori del mattatore delle Nomination Oscar 2017, ma sinceramente non mi è parso un capolavoro.
La prima metà, dopo l’inizio coreografico, l’ho trovato abbastanza piatto, banale e lento, senza alcuna verve. Si riprende quando inizia la parte un po’ più drammatica, con dialoghi che hanno senso, nella quale si intravede perfino un po’ di recitazione da parte dei due protagonisti (perché mai hanno avuto la Nomination?). E, per dirla tutta, in verità neanche il “doppio finale” mi ha convinto. Infine, non lo definirei un musical (in senso classico) classico vista la modestia delle poche coreografie.
A breve vedrò anche Lion, ma difficilmente riuscirò a beccare Fences. Dei sette film visti fra i candidati all’Oscar, quello più importante, “Manchester by the Sea” e “Hell or High Water” sono, a mio modesto parere, quelli che si distinguono per essere realizzati in modo solido, ottimamente interpretati e ben costruiti nel complesso. “Arrival” segue a ruota. Gli altri sono dei buoni prodotti commerciali ciascuno nel suo genere.
Sono sempre pronto alla discussione ma, in questo caso, difficilmente chi non è d’accordo con quanto scritto riuscirà a convincermi che La La Land sia il film eccezionale che tanti magnificano e glorificano.
IMDb 8,6 RT 93%

 

49 * “Moonlight” (Barry Jenkins, USA, 2016) * con Mahershala Ali, Shariff Earp, Duan Sanderson
Il sospetto nato con Hidden Figures si è rivelato, secondo me, fondato. Moonlight non è certo malvagio, ma non capisco la sua “glorificazione”, le lodi esagerate, definizioni come “miglior film del decennio” e di certo le 8 nomination sembrano eccessive.
Se al bravo Mahershala Ali è bastata la breve parte all'inizio del film per guadagnarsi la Nomination, non mi sembra che la performance di Naomie Harris sia dello stesso livello non mostrando una simile varietà di espressioni, sguardi, atteggiamenti, né un’intensità tale da giustificare la sua.
Originale e pertinente la colonna sonora, ma direi che fotografia e montaggio non sono da Oscar.
Una Miami (seppur periferica) sempre deserta e desolata, da quando seguiamo Sharon da ragazzino a quando lo ritroviamo studente in una scuola relativamente poco affollata, anche le zone residenziali (popolari) appaiono semidisabitate, e le terza parte ci porta ad Atlanta in un diner relativamente pretenzioso, con parcheggio vuoto e solo un paio di clienti. Ambientato in una realtà come quella dei quartieri a maggioranza afroamericana sarebbe stato lecito (e logico) aspettarsi un altro tipo di ambiente, più realistico, e un minimo di interazione con altri. Molte situazioni rimangono sospese o incomplete e del resto era ambizioso, se non impossibile, descrivere una crescita travagliata come quella di Chiron in tre brevi momenti della sua tormentata vita senza raccontare niente di ciò che è accaduto nel frattempo. Forse il film soffre troppo dell’origine teatrale della sceneggiatura.
Come appare chiaro, pur non bocciandolo, certo non concordo con la pioggia di lodi e premi, ma devo onestamente dire che l’ho guardato “a forza” (ultimo giorno di programmazione) al termine di una giornata lunga e stancante. Di conseguenza, ed in particolare se otterrà numerosi Oscar, sono disposto a concedere una “visione d’appello”, senza pregiudizi, ma se ne parlerà fra un paio di mesi almeno.
Film senz’altro da guardare, ma suggerisco di andare al cinema senza enormi aspettative, si avranno più possibilità di restare soddisfatti.
PS - letti i commenti su IMDb a partire dal basso (Hated It) ho visto che sono tanti quelli che non concordano con i critici.
IMDb 8,2 RT 98%

 

48 * “Manchester by the Sea” (Kenneth Lonergan, USA, 2016) * con Casey Affleck, Michelle Williams, Kyle Chandler, Lucas Hedges
Senz'altro un ottimo film che presumibilmente ha meritato i circa 100 premi già ottenuti oltre a 200 Nomination fra le quali 6 agli Oscar, tutte nelle categorie più importanti, vale a dire: miglior film, regia, sceneggiatura, attore protagonista (Affleck), non protagonisti (Michelle Williams, Kyle Chandler).
Molto drammatico incidenti, guai e disgrazie di ogni genere in una famiglia abbastanza particolare. Come per il precedente mi ha lasciato perplesso il montaggio, ma non tanto per i tempi trascorsi fra un evento e l'altro piuttosto per un eccessivo uso di brevi flashback con un Casey Affleck che cambia molto poco e quindi i soli rifermenti sicuri sono il nipote (interpretato da due diversi giovani attori a seconda dell'età) e la presenza del fratello.
Ben descritti sia i due personaggi interpretati in modo più che convincente da Casey Affleck e Lucas Hedges, sia l'evolversi del loro strano e altalenante, di solito conflittuale, rapporto zio-nipote. “Penosa” l’apparizione di Matthew Broderick, secondo me un assoluto incapace.
Pur riconoscendo molti meriti al film ed in particolare al regista sceneggiatore Kenneth Lonergan devo dire che a caldo non mi ha convinto del tutto, ma probabilmente fra una settimana rivedrò il mio giudizio migliorandolo.
IMDb 8,3 RT 100%

 

46 * “Elle” (Paul Verhoeven, UK, 2016) * con Isabelle Huppert, Laurent Lafitte, Anne Consigny
Mi ha deluso molto, mi aspettavo più suspense, personaggi almeno un po’ più credibili, ma se il romanzo dal quale è tratta la sceneggiatura era così, c’era poco da fare ... a meno di non farne un film, ovviamente.
Isabelle Huppert (Nomination) è brava, e già lo sapevano, ma siamo sicuri che la sia interpretazione sia da Oscar?
Il film è lungo e l’ho trovato noioso e gli intrecci di amanti, tradimenti e stupri ripetitivi non lo ravvivano per niente, aumentano solo le perplessità dello spettatore. L’unica risposta è che Verhoeven voleva proporre qualcosa di torbido, ha trovato il soggetto adatto nel romanzo di Philippe Djian, e ha portato sullo schermo un’accozzaglia di gente apparentemente per bene, ma certamente privi di ogni morale e non mi riferisco solo al sess.
Scadente ... ma se vi piace il genere potreste anche trovarlo guardabile.
IMDb 7,3 RT 87%

 

45 * “El mundo es nuestro” (Alfonso Sánchez,, Spa, 2012) trad. lett. “Il mondo è nostro” * con Alfonso Sánchez, Alberto López, Alfonso Valenzuela
Ennesima commedia negra-crime spagnola, inaspettatamente divertente, a tratti esilarante, dall’inizio alla fine. Chiaramente si basa su tanti luoghi comuni ma i personaggi sono estremamente ben assortiti ed in un modo o nell’altro ognuno ha un suo spazio nella storia di una rapina che in modo imprevedibile si complica. Quasi tutto il film è incentrato su ciò che avviene all’interno della piccola filiale con continue sorprese e vari colpi di scena. Oltre i due inetti rapinatori arriva un terzo incomodo e poi un cinese che si vanno ad aggiungere ad una coppia alle prese con in “muto a tasso fisso ma variabile”, tre clienti, un trafficante, il direttore e un paio di dipendenti, l’addetta alle pulizie. Nelle poche frenetiche ore durante le quali si trovano assediati dalla polizia, si assiste anche a ciò che avviene fuori fra gli organi di polizia e gli incapaci inviati televisivi.
Alfonso Sánchez, attore protagonista e debuttante come regista e sceneggiatore ne ha per tutti, le banche, i trafficanti, i piccoli criminali, i cronisti, i politici, i giornalisti, la polizia, i finti disoccupati, ... e non risparmia ritratti caricaturali delle “persone della strada” e delle “differenze culturali” fra l’ispettrice di polizia di Burgos (nord della Spagna) e la mentalità degli Andalusi (profondo sud).
Film corale a tratti quasi sit-com, ma piacevole, rapida, con battute a raffica e per ciò che era necessario (tutto un po’ sopra le righe se non esagerato) ben interpretata.
Peccato che la maggior parte di voi che leggerete questa micro-recensione non avrà modo di guardare “El mundo es nuestro” a meno che non lo trovi in rete o abbia amicizie in Spagna. Io l’ho visto al Movie Museum di Honolulu come “THE WORLD IS OURS” in versione originale sottotitolata ... perché nella vicina Italia nessuno lo distribuisce?
IMDb 6,8

 

44 * “Hidden Figures” (Theodore Melfi, USA, 2016), il (ridicolo) tit. it. è “Il diritto di contare” ... * con Octavia Spencer, Janelle Monáe, Kevin Costner
Candidato a 3 Oscar (miglior film, Octavia Spencer attrice non protagonista sceneggiatura non originale) e preceduto da ottime recensioni si è rivelato un film solido, ben strutturato, non troppo autocelebrativo, con una costante vena di umorismo che stempera le conseguenze del continuo conflitto razziale degli ultimi anni della segregazione razziale “ufficiale”, fino al finale quasi glorificante.
La già apprezzata Spencer (Oscar come non protagonista in The Help) è affiancata da Taraji P. Henson e Janelle Monáe che non sfigurano affatto vicino alla più nota, mentre gli altri sono più che comparse, compreso l’appesantito Kevin Costner, quasi inespressivo.
IMDb lo classifica come “Biography, Drama, History”, RT solo “Drama”, eppure a me è sembrato più una commedia, amara, ma pur sempre commedia, fin dalla scena iniziale dell’incontro con il poliziotto”. Non vedo vero “dramma” in questo film e i veri e seri problemi razziali sono del tutto trascurati.
Film quasi tutto al femminile con poche, e ovviamente antipatiche, presenze “bianche”, fra i tanti uomini gli unici personaggi positivi sono il colonnello Johnson (Mahershala Ali) e l’astronauta John Glenn (Glen Powel), anche Al Harrison (Costner) non sempre è pronto nelle decisione come gli viene anche ricordato dalla Henson. Pur essendo basato su fatti reali mi sembra troppo didascalico, di propaganda e con poca attinenza alla realtà “vera”. Troppo buonista, troppo edulcorato, tanto “politically correct” da cambiare quasi le carte in tavola.
Nel complesso un buon film (commedia) con significative e argute battute, ben interpretato dalle tre protagoniste e ben diretto, ma ho la forte sensazione che le 3 Nomination Oscar sono molto frutto del “sollevamento” seguito alle dichiarazioni di Spike Lee l’anno scorso. Per convincermene definitivamente aspetto di guardare gli altri a sfondo razziale quali Moonlight (8 Nom. quasi tutte “colored”, fra le quali quelle della Tarae e di Mahershala Ali), Fences (4 Nom. “colored”) e Loving con la sola Nomination di Ruth Negga ( “colored”) come miglior attrice protagonista. Che cambio da un anno all’altro!
IMDb 8,0 RT 97%

 

43 * “Miss Peregrine's Home for Peculiar Children” (Tim Burton, UK, 2016) * con Eva Green, Asa Butterfield, Samuel L. Jackson
Divertente, dark, geniale, a tratti macabro, pieno di sorprese come spesso accade per i film di Tim Burton. Ero titubante, ma per mia fortuna la scelta era quasi obbligata a causa della mancanza di alternative valide ... e quindi l’visto.
Tutti i personaggi, grandi o piccoli, buoni o cattivi che siano, sono ben descritti, ognuno con le sue peculiari caratteristiche (alcune veramente creative e originalissime), ognuno con una sua ragione di essere. Anche gli ambienti sono piacevolmente presentati, dalla casa con il parco che la circonda, alla nave, al parco dei divertimenti. Ben realizzati anche i costumi nonché i tantissimi effetti speciali.
Non lo trovo molto “da bambini” pur essendo quasi una favola e lo suggerisco anche ai più grandicelli come me che potranno senz’altro apprezzare tanti altri riferimenti geografici e storici, nonché comprendere (forse) la teoria dei loop temporali.
Non mi è dispiaciuto affatto, un buon intrattenimento!
IMDb 6,8

 

42 * “Contracorriente” (Javier Fuentes-León, Perù, 2009) * con Cristian Mercado, Tatiana Astengo, Manolo Cardona
E a conclusione di una lunghissima giornata di 33 ore (9 fusi orari attraversati) ecco un film peruviano molto originale, premiato al Sundance e a San Sebastian. Ambientato in un piccolissimo villaggio di pescatori lungo la costa pacifica, tratta di un insolito triangolo avente come vetrice principale Santiago, un indubbio bisessuale, che ama sia la moglie (che nel corso del film mette anche alla luce il suo primo figlio) sia il vecchio amico ora amante, il pittore .
Il paese e piccolo, la mentalità non è delle più aperte, la gente sospetta e sparla. Film drammatico con un tocco metafisico-esoterico, interessante e ben realizzato anche se gli attori non sono proprio da Oscar. Merita una visione, anche per l’ambiente sociale che descrive.
IMDb 7,8

 

41 * “Sumas y restas” (Víctor Gaviria, Col, 2004) * con Juan Carlos Uribe, Fabio Restrepo, Fredy York Monsalve
Altro film colombiano, ma in questo c'è veramente poco da salvare. Attori scadenti, storia scialba ancorché violenta, descrizione sommaria dei protagonisti, malavitosi e trafficanti che passano la maggior parte del tempo urlando “hijo de puta” come intercalare e con ogni possibile accezione, gioia, insulto, minaccia, aggettivo, appellativo ..., e le poche altre parole sono poco interessati.
Pochissime sono le scene significative e realizzate in modo almeno passabile ... non lo suggerisco.
IMDb 6,8

 

40 * “Schrei Aus Stein” (Werner Herzog, Ger-Ita, 1991) tit. it. “Grido di pietra” * con Vittorio Mezzogiorno, Donald Sutherland, Stefan Glowacz, Mathilda May
Non fra i migliori film di Herzog il quale in tante altre occasioni ci ha proposto storie più avvincenti e immagini di ambienti naturali più spettacolari. Oltretutto il cast estremamente vario penso che non abbia giovato alla riuscita del film e mi convinco sempre di più che nelle produzioni che coinvolgono attori di culture, lingue ed esperienza troppo diverse spesso le qualità dei singoli vengono depresse e non certo esaltate. Sutherland mi sembra sprecato e probabilmente fuori luogo ma forse non è tutta colpa sua, Mathilda May assolutamente “inspida”...
Non sono un appassionato di scalate ne di alpinismo in senso più ampio (preferisco quote più basse e soprattutto più “calde”) ma da quanto ho letto anche molti esperti del settore hanno avuto parecchio a che dire, pur apprezzando la storia nel complesso e pur avendo avuto la consulenza di Reinhold Messner.
Alcuni buoni spunti e un discreto finale ad effetto salvano la pellicola.
IMDb 6,4

 

39 * “Perro come perro” (Carlos Moreno, Col, 2008) * con Marlon Moreno, Óscar Borda, Álvaro Rodríguez
Un vero massacro finale preceduto da una lunga attesa
Titolo molto sfruttato sia in spagnolo che nella versione inglese, non ultimo il recentissimo, sembra pessimo IMDb 4,7) “Dog eat dog” con Nicolas Cage e Willem Dafoe. Questo sembra essere uno dei migliori della serie, un genere di film nel quale tutti circolano con pistola in tasca e sono sempre pronti ad usarla.
Scene ripetitive che alla lunga annoiano e nel caso principale diventano quasi ridicole, eppure la parte dell'attesa di un evento prevedibile e previsto da tutti le persone coinvolte non è per niente male e tutta la violenza esplode nei minuti conclusivi, al culmine della tensione latente che pervade tutta la parte precedente.
IMDb 6,7

 

38 * “5.5.5” (Gustavo Giannini, Arg, 2013) * con Antonio Birabent, Gonzalo Suárez, Belén Chavanne
Intrigante sci-fi che vede protagonista un giovane professore filosofia e logica alle prese con disegni premonitori, teorie catastrofiche e altre ipotesi sconcertanti come lo spostamento dell’asse terrestre. Interessanti le teorie, pur se fantasiose, ma come è noto ci sono tante persone che credono fermamente in cose simili e la storia ci insegna che chi è anche un solo passo più avanti spesso non viene creduto.
Ben costruito, anche se nella seconda parte il protagonista diventa un po' troppo paranoico, eccesso compensato dalle varie sorprese finali.
Tutto sommato un buon film, ben interpretato e diretto, con un occhio all'arte, uno all'astronomia, uno alla geologia e altri al paranormale e ai viaggi nel tempo. (forse sono troppi occhi)
5.5.5 ha ottenuto vari riconoscimenti e mi ha ricordato un altro buon film argentino "Hombre mirando al sudeste (1986) di Eliseo Subiela, anch’esso fra scienza e mistero.
IMDb 7,6

 

37 * “Blade Runner” (Ridley Scott, USA, 1982) * con Harrison Ford, Rutger Hauer, Sean Young
Nel mio continuo alternare generi, paesi e periodi, torno alla fantascienza sci-fi con questo classico del maestro Ridley Scott.
Harrison Ford interpreta un "superpoliziotto" a caccia di replicanti fuori controllo, un personaggio ben più drammatico del suo Indiana Jones che lo ha reso famoso e devo dire che se la cava abbastanza bene. Chi cattura più l'attenzione degli spettatori però è il perfido, malvagio cattivo Rutger Hauer che con il suo sguardo glaciale quasi buca lo schermo. Notevole anche Edward James Olmos nella parte dell’enigmatico Gaff.
Sci-fi che ha fatto storia diventando un cult quasi come “2001 Odissea nello spazio” e come il suddetto rimane interessante tutt'oggi anche se le date sono superate o troppo prossime per potersi realizzare (novembre 2019) ... qualche giorno fa parlai del primo Coppola (1959-62) che ambientava una straordinaria conquista di Marte nel 1997.
IMDb 7,6 RT 89%

 

36 * “Cronaca di una morte annunciata” (Francesco Rosi, Ita, 1987) * con Rupert Everett, Ornella Muti, Gian Maria Volontè, Lucia Bosé, Anthony Delon, Alain Cuny
Il film non è male, ma gran parte dei meriti vanno all’omonimo ottimo romanzo di Gabriel García Márquez e quasi tutto il resto al regista che comunque non è all’altezza dei suoi migliori film girati in precedenza. Al cast nel complesso vanno quasi tutti i demeriti, anche attori di rango come Volonté sembrano fuori fase, svogliati. L’unica che mi è apparsa convincente, pur relegata in una parte breve e secondaria, è stata Irene Papas, mentre Everett e Delon si contendono lo scettro del peggiore in assoluto. Resta da chiedersi perché sia stato composto questo cast con tanti nomi famosi, o almeno ben noti, per poi ottenere un risultato del genere.

Se non vi va di leggere il libro, almeno guardate il film ... la storia merita.
IMDb 6,8

 

35 * “Assunta Spina” (Gustavo Serena e Francesca Bertini, Ita, 1915) * con Francesca Bertini, Gustavo Serena, Carlo Benetti, Luciano Albertini
I titoli di testa annunciano "grande interpretazione di Francesca Bertini", ma trovo che quella di Gustavo Serena, regista e protagonista del film, sia di gran lunga superiore, molto più realistica e priva dei tanti ed eccessivi "sbracciamenti" della più famosa partner.
Come molti sanno "Assunta Spina" è una novella di Salvatore di Giacomo poeta, scrittore, drammaturgo e autore dei testi di varie delle più famose canzoni napoletane. Quella storia di sangue e passione fu poi adattata a dramma teatrale e questa del 1915 fu la prima versione cinematografica, alla quale se ne aggiunsero numerose altre, la più famosa delle quali è quella del 1948 per la regia di Mario Mattoli, interpretata da Anna Mangani e con sceneggiatura trattata da Eduardo De Filippo.
Di questa versione Francesca Bertini fu anche co-regista, tuttavia rimase l’unica sua esperienza del genere e fa pensare che probabilmente ci mise solo il nome. Al contrario, Serena già aveva diretto una mezza dozzina di film e in carriera giunse a 40, ma continuò anche ad essere un apprezzato attore superando le 100 apparizioni sul grande schermo.
Considerati i tempi e i mezzi tecnici, si può ben affermare che questa "Assunta Spina" è un ottimo film ed è interessante osservare come alla mancanza dei movimenti di macchina e, ovviamente zoomate, Serena abbia sopperito con un quasi continuo movimento degli attori e con l’inserimento di numerose scene con tante comparse e realistici esterni. Pur riprendendo con macchina fissa, uno standard dell’epoca, non si ha l’idea di staticità né l’impressione di stare al teatro. Ovviamente niente a che vedere con il più famoso kolossal italiano “Cabiria”, uscito nelle sale l’anno precedente, ma senz’altro questo film (aka “Sangue napoletano”) viene considerato uno dei migliori film dell’epoca, è apprezzato anche a livello internazionale e merita un’attenta visione. In rete ne trovate varie versioni.
IMDb 6,6

 

34 * “Pepi, Luci, Bom y otras chicas del monton” (Pedro Almodóvar, Spa, 1980) * con Carmen Maura, Félix Rotaeta, Alaska
Primo vero film di Almodóvar, che tuttavia in precedenza aveva realizzato altri lungometraggi ma a passo ridotto e mai distribuiti. Considerato il periodo particolare (quasi alla fine del periodo di transizione post-franchista e un anno prima del tentato colpo di stato) con la polizia che ancora spaventava molti e la movida notturna, giovanile e trasgressiva in pieno fermento il film assunse un significato particolare e diventò ben presto un cult, tanto che un in un cinema di Madrid rimase in programma (ultimo spettacolo) per 4 anni consecutivi.
L’artigianalità del film è inequivocabile, ma già si possono notare tanti elementi e soggetti che diventeranno poi quasi un marchio di fabbrica di Almodóvar. Le due protagoniste che affiancano Carmen Maura (Alaska ed Eva Siva) non erano professioniste e non hanno continuato la loro avventura cinematografica se non per poche altre sporadiche apparizioni. La prima, 17enne all’epoca del film, è diventata famosa come cantante e conduttrice televisiva. Il film fu girato solo nei week-end sempre che durante la settimana Almodóvar avesse racimolato abbastanza soldi per la pellicola.
In conclusione, nonostante la scarsa qualità, il film merita di essere visto per vari momenti divertenti e per apprezzare in embrione lo stile del regista spagnolo, che già esprimeva il suo senso dell’umorismo e del melodramma in una storia di amore, passione e solitudine
IMDb 6,3

 

33 * “Nebo zovyot” (Mikhail Karzhukov, Aleksandr Kozyr, Russia, 1959, 77 min) regia di trad. lett. “Il cielo chiama”
33 * “Battle beyond the Sun” (Thomas Colchart, pseudonimo di Francis Ford Coppola, USA, 1962, 64 min) tit. it. “Stazione spaziale K-9”

Primo mezzo film di F. F. Coppola, visione da “topo di cineteca” 
Non si tratta di due film completamente diversi, né di un remake, né di un mio errore di numerazione ... la situazione è ben più complicata.
Roger Corman, grazie al suo fiuto, comprò i diritti del film russo (pressoché misterioso, non se ne hanno notizie certe, alcuni dicono che durasse addirittura 2 ore) che mostrava scene spaziali in modo completamente innovativo. Ricordo ai giovincelli che il primo uomo giunse (forse) sulla Luna solo 10 anni dopo e che tutto quanto narrato era pura invenzione basato probabilmente su qualche progetto russo o americano divenuto di pubblico dominio.
Nella versione originale russa, che narrava di un equipaggio (russo) mandato in soccorso di una precedente missione, si mostrano quindi sale controllo, interni di navicelle e stazioni orbtanti che, viste oggi, sono assolutamente risibili pur dimostrando una grande fantasia dei creatori di quei modelli.
Corman affidò questo originalissimo materiale all’esordiente Francis Ford Coppola che, con il nome d’arte Thomas Colchart, lo sezionò, ne scartò oltre la metà, fece doppiare gli attori russi cambiando il senso di ciò che dicevano, e lo ri-montò con altra trama completandolo con scene girate ex-novo.
Per farlo diventare più “americano” incluse uno scontro fra enormi mostri alieni su un piccolo satellite di Marte, sul quale era giunto anche uno dei missili.
Il film è estremamente naive, ingenuo e ottimista, senza alcun rispetto di leggi fisiche e temporali. Pensate che agli astronauti in difficoltà inviano ben due missili di supporto ... in questione di ore, si vedono i membri dell’equipaggio della stazione orbitante che passeggiano tranquillamente sulle “ali” della stessa e similmente gli astronauti che passano da un missile all’altro come se niente fosse, all’esterno e senza alcuna sicurezza.
“Battle beyond the Sun” narra di eventi del “futuro” (1997), dopo che la “Guerra Nucleare” aveva lasciato la terra divisa in due grandi paesi, ma invece del classico est e ovest, Nord e Sud Hemis(fero). I protagonisti sono astronauti imbarcati su due diversi missili (non li definirei astronavi), ovviamente degli opposti schieramenti, che per una serie di eventi si incontrano nello spazio, non una ma ben due volte e il film si conclude con l’auspicio di una collaborazione fra gli scienziati per il bene del progresso e quindi dell’intera umanità, superando gli ostacoli posti dai politici.
Il film che ho guardato io (versione americana di 67 minuti, 64 + 3 introduttivi) è ovviamente molto confuso a causa dei tagli, aggiunte e rimaneggiamenti eppure è una pellicola di notevole valore in quanto a innovazione. Agli appassionati di film di fantascienza ne suggerisco comunque una visione per il suo indubbio valore “storico”.
Thomas Colchart (nei titoli indicato quale regista) è uno pseudonimo di Francis Ford Coppola, il cui nome comunque appare nei titoli di testa come produttore esecutivo.

 

32 * “Giù la testa” (Sergio Leone, USA, 1960) tit. USA “Duck, You Sucker!” * con Rod Steiger, James Coburn, Romolo Valli
Non è fra i miei preferiti e molti concordano nel metterlo nella parte bassa della propria classifica dei soli 7 film di Leone, in fondo alla quale quasi sempre si trova il suo lavoro di esordio “Il colosso di Rodi”.
Trovo che ci sia poca storia (vera e fiction), la durata risulta eccessiva per quello che c’era da raccontare e dei 136 minuti della versione che ho guardato (l’integrale è addirittura di 157’) troppi sono quasi sprecati fra le interminabili mitragliate, le tante fucilazioni e i “ricordi irlandesi” di Coburn proposti al rallentatore.
Non mi è piaciuto neanche il fatto che in tutto il film non ci sia quasi niente che seppur lontanamente sembrasse “messicano”, né Mesa Verde, né i costumi e tantomeno i volti. Tuttavia il film è ben diretto da Leone, con le sue usuali rapide sequenze di primi piani nei momenti topici e con il montaggio serrato per le scene di azione.
Dopo questo film, che inizialmente non avrebbe dovuto dirigere lui, abbiamo dovuto attendere ben 13 anni per il suo successivo e ultimo film “C'era una volta in America” (del quale mi sono da poco procurato la versione lunga di 3h50min, vi farò sapere)
TITOLI: il titolo alternativo “C'era una volta la rivoluzione” (che parafrasava il precedente “ ... West” e anticipava il successivo “... America”) è stato tradotto letteralmente in vari paesi (“Once Upon a Time... The Revolution”, “Érase una vez la revolución”, ...), pochi hanno preferito tradurre letteralmente i titoli originali ita/usa come gli spagnoli (¡Agáchate, maldito!) e portoghesi (Aguenta-te, Canalha!), c’è poi un altro filone di titoli che fanno riferimento al titolo alternativo inglese “A Fistful of Dynamite” (“Per un pugno di dollari” era stato distribuito come “A Fistful of Dollars”) e solo i messicani, seguiti dagli uruguayani, si sono distinti con “Los Héroes de Mesa Verde” ma sono giustificati essendo i “padroni di casa” e loro la rivoluzione. Solite confusioni di titoli che mi costringono spesso a ricorrere a IMDb per capire di che film si tratti a meno che non lo capisca da poster e combinazione regista/cast.
IMDb 7,7 RT 90%

 

Manca 31 * “The Apartment” (Billy Wilder, USA, 1960) tit. it.  L'appartamento” * con Jack Lemmon, Shirley

IMDb 8,3 RT 93%

 

30 * “Man with the Gun” (Richard Wilson, USA, 1955) tit. it. “Sangue caldo” (sic!!!) * con Robert Mitchum, Jan Sterling, Karen Sharpe
Altro western, quasi all’opposto dell’appena recensito “Duello al sole”: quasi minimalista, tutto si svolge in una piccola cittadina con una sola breve scena fuori paese, pochi attori, uno solo veramente famoso. Il ridicolo titolo italiano sarebbe stato molto più adatto al film precedente considerata la presenza della provocante Jennifer Jones, ma è assolutamente fuori luogo per “Man with the Gun” (trad. lett. “Uomo con la pistola”) dove non c’è niente che lo possa giustificare, né passione, ne “romance” e al sesso non si allude nemmeno.
Nella fattispecie Robert Mitchum interpreta un cosiddetto pacificatore, conciliatore, pagato per sanare diverbi e disaccordi, per riportare ordine e ristabilire la legalità, per porre fine ai soprusi e lo fa a modo suo, al limite della legge, utilizzando la sua pistola. L’appoggio da parte della popolazione e pressoché nullo e gli stessi cittadini che lo avevano ingaggiato cominciano a preoccuparsi che in caso di insuccesso la vendetta del “cattivo” possa essere tremenda.
Prima regia di Richard Wilson, che complessivamente ha diretto solo 8 film in una dozzina di anni, senza niente di notevole ma in compenso anche senza disastri. In precedenza si era fatto le ossa come assistente di Orson Welles, ma dal maestro non ha imparato abbastanza o non è riuscito a mettere a frutto quanto appreso non distaccandosi mai dalla risicata sufficienza.
Il film ha tuttavia dei pregi proprio nella sua essenzialità e nell’interpretazione di Mitchum che ha sempre dato il meglio di sé nei noir e nei western, con il suo sguardo impenetrabile e l’apparenza da duro.
Da non sottovalutare ... non sono pochi quelli che addirittura lo reputano quasi un cult, proprio per la sua struttura molto poco convenzionale.
IMDb 6,7

 

29 * “Duel in the Sun” (King Vidor, USA, 1946) tit. it. “Duello al sole” * con Jennifer Jones, Joseph Cotten, Gregory Peck
Dopo “Northwest Passage” ho scelto di guardare un altro film di King Vidor, un western atipico con un ottimo cast e un sostanzioso budget che fece molto discutere all’epoca per la sensualità di alcune scene, tanto che fu soprannominato “Lust in the Dust” (lussuria nella polvere); il Catholic Film Office lo classificò "C" ("condemned") e le Chiese Protestanti lo denunciarono per il personaggio del predicatore "The Sinkiller" (killer del peccato).
Quasi un kolossal (correva voce che King Vidor volesse superare “Via col vento), con un ottimo cast, enorme budget e centinaia di comparse. Non ho mai visto in nessun altro film tanti cowboy cavalcare insieme i quali, come se non bastasse, sono poi fronteggiati da un intero squadrone di soldati (a cavallo). I personaggi sono “esagerati”, chi in un senso chi nell’altro, e anche la recitazione è spesso sopra le righe, qualche critico lo definì “barocco”.
Il direttore della fotografia Ray Rennahan già vincitore di 2 Oscar (“Sangue e arena”, 1942, e “Via col vento”, 1940) eseguì un ottimo lavoro ma anche lui esagerò in varie scene caricando troppo i colori, in particolari quelli del cielo .. di effetto ma pressoché irreali. Per darvene un'idea, in coda alle foto allegate ho aggiunto vari screenshot di alcune dei tantissimi campi lunghi, per lo più con una sottile linea di terra alla base ed il resto tutto cielo
Più che un vero western lo si potrebbe definire un melodramma sentimentale, con la bella (e povera) di turno contesa da due ricchi fratelli (ovviamente uno cattivissimo e l’altro completamente opposto) in una famiglia nella quale odio, disprezzo e rancore la fanno da padroni.
La sceneggiatura non è delle migliori ma il film nel complesso è più che guardabile, grazie anche alle presenze di Jennifer Jones, Gregory Peck e Joseph Cotten, ma soprattutto per la fotografia, e fu molto ben accolto dal pubblico, meno dalla critica.
IMDb 6,9 RT 81% #cinema #film
2 Nomination per Jennifer Jones (protagonista) e Lillian Gish (non protagonista)

 

Manca 28 * “Northwest Passage” (King Vidor, USA, 1940) tit. it. “Passaggio a nordovest” * con Spencer Tracy, Robert Young, Walter Brennan
IMDb 7,1 RT 100%

 

Manca 27 * “Le cinquième élément” (Luc Besson, Fra, 1997) tit. it. “Il quinto elemento” * con Bruce Willis, Milla Jovovich, Gary Oldman

IMDb 7,7 RT 71%

 

Manca 26 * “The Party” (Blake Edwards, USA, 1968) tit. it. “Hollywood Party” * con Peter Sellers, Claudine Longet, Natalia Borisova

IMDb 7,7 RT 79%

 

25 * “Stagecoach” (John Ford, USA, 1939) tit. it. “Ombre rosse” * con John Wayne, Claire Trevor, Thomas Mitchell, Andy Devine
Continuando nelle visioni dei tanti western classici recuperati a Tenerife, è venuto il turno di “Ombre rosse”, solito titolo “creativo” italiano, in tutti gli altri paesi fu tradotto letteralmente “La diligenza”. Senz’altro è un film che ha fatto storia, ambientato all’epoca dei pionieri e quindi degli scontri con i pellerossa, in questo caso Apache, dei quali si parla più volte ma che si vedono solo nei pochi minuti del famoso inseguimento al galoppo sfrenato. L’unica sparatoria-duello fra “bianchi” si sente, ma non viene mostrata.
A differenza di quanto avevo sottolineato in “Sfida all’OK Corral” qui c’è un vero personaggio da commedia (il postiglione Buck interpretato da Andy Devine), ma anche altri personaggi presenti sono presentati in modo più o meno caricaturale. Film sostanzialmente “buonista” e in linea con il sogno americano, con gli emarginati che hanno la loro chance e gli insopportabili ricchi arroganti che vengono messi in riga e puniti ove del caso. Il fuorilegge perdonato, la prostituta redenta, l’ubriacone che sa “disintossicarsi” al momento giusto, il giocatore gentiluomo, ... ognuno ha un suo preciso ruolo in questo western pressoché teatrale, con i 9 protagonisti quasi sempre insieme, che si potrebbe definire un film corale anche se, ovviamente, alcuni personaggi rivestono ruoli più importanti di altri.
Gli appassionati avranno già collegato a “The hateful eight” di Quentin Tarantino l’assortimento di passeggeri, la diligenza (nelle foto notate la somiglianza dei fregi e il nome parzialmente uguale “OVERLAND STAGE”), i viaggiatori che salgono a bordo dopo la partenza e altri particolari intesi a rendere un chiaro omaggio al lavoro di John Ford. Perfino alcune versioni dei poster sono molto simili con la diligenza tirata da sei cavalli posta in diagonale, seppur opposta (vedi foto).
In questo viaggio che ho intrapreso nel mondo dei western classici mi attendono altri sette degli anni 40-50 e “The Shootist” del 1976 da considerare comunque un classico essendo l’ultimo film di John Wayne (all’epoca quasi 70enne) 6 anni dopo aver conquistato il suo unico Oscar con True Grit.
Per chi è interessato al genere, “Stagecoach” è ovviamente una visione fondamentale, pur non rispettando i canoni più comuni.
IMDb 7,9 RT 100%  *  2 Oscar (Thomas Mitchell attore non protagonista e commento sonoro) + 5 Nomination

 

24 * “The Man with the golden Arm” (Otto Preminger, USA, 1955) tit. it. “L’uomo dal braccio d’oro” * con Frank Sinatra, Kim Novak, Eleanor Parker
Film famoso, ma non fra i migliori di Preminger, con un Frank Sinatra che, pur guadagnandosi una Nomination Oscar, dimostra chiaramente che nel cinema si sarebbe dovuto limitare alle commedie e i musical.
Ciò che ha reso il film celebre è più che altro il soggetto, tratto dal romanzo di Nelson Algren, in quanto si parla apertamente di droga e di tossicodipendenza, argomenti all’epoca proibiti. Addirittura qualcuno sostiene che fu proprio questo film a decretare la fine del regime di "censura" della PCA (Production Code Administration - della quale parlai qualche settimana fa a proposito del film di Lang “You onlylive once”, 1937, tit. it. “Sono innocente”) dandole il colpo di grazia.
https://plus.google.com/+GiovanniVisetti1/posts/aLLuDaXgKJ3
A partire da quello che sembra essere un buon libro, gli sceneggiatori non eseguirono un trattamento memorabile e tutta la prima ora e oltre risulta abbastanza scialba e i pochi avvenimenti salienti non sono sufficientemente analizzati e messi in risalto. Solo nell’ultima mezz’ora gli eventi precipitano e il film diventa interessante come era lecito aspettarsi.
Certamente non spregevole, ma fra crime, thriller e noir degli anni ’50 si possono facilmente trovare decine di pellicole migliori.
3 Nominaton (Sinatra, commento sonoro e scenografia)
IMDb 7,5 RT 86%

 

23 * “Gunfight at OK Corral” (John Sturges, USA, 1957) tit. it. “Sfida all’OK Corral” * con Burt Lancaster, Kirk Douglas, Rhonda Fleming
Dopo “The Great Escape” ho voluto ri-guardare, dopo decenni, un altro famoso film di Sturges che credo avevo visto solo in tv e non a colori. Fra i tanti dvd recuperati a Tenerife c’era anche questo con una buona versione restaurata, che è importante soprattutto per gli esterni che vantano un un’ottima fotografia. Avendo visto nell’ultimo anno una gran quantità dei migliori western (ma ne ho altri in serbo) dopo la visione di questo mi sono convinto che è senz’altro uno dei migliori, con una grande interpretazione di Kirk Douglas, fra le sue migliori.
Non c’è la parte di “commedia” (in vari film affidata allo sdentato vecchietto Walter Brennan), né ci dilunga più di tanto in quella sentimentale ma viene proposto solo lo stretto necessario, nonostante la conflittualità fra Doc Holliday/Kirk Douglas e Kate/Jo Van Fleet, fondamentale per la trama.
Nelle quasi due ore senza pausa, si seguono gli spostamenti da una cittadina all’altra di Wyatt Earp/Burt Lancaster il cui cammino incrocia più volte quello di Doc Holliday e la sua amante Kate. Oserei dire che non ci sono scene inutili (e ciò avviene di rado) e la sceneggiatura vanta ottimi dialoghi, stringati, succinti, significativi. In particolare la prima “chiacchierata” fra i due protagonisti è da manuale e Kirk Douglas già si fa notare per essere ad un livello superiore al pur bravo Burt Lancaster (scena da apprezzare ovviamente in versione originale).
Nel finale, nei panni del giovane Billy Clanton appare il 21enne Dennis Hopper, al suo terzo film ufficiale, dopo i due con James Dean ("Gioventù bruciata" e "Il gigante") ... che inizio di carriera!
A prescindere dal fatto che i western possano piacere o meno, penso che “Gunfight at OK Corral” sia fra quei film che gli appassionati del buon cinema debbano per forza guardare almeno una volta.
IMDb 7,2 RT 82%  *  Nominaton sonoro e montaggio

 

22 * “The Great Escape” (John Sturges, USA, 1963) tit. it. “La grande fuga” * con Steve McQueen, James Coburn, Charles Bronson, Donald Pleasance, Richard Attenborough, James Garner,
Classicissimo film di guerra (WWII) ma assolutamente privo di vere scontri. Come quasi tutti sanno e come chiaramente anticipato dal titolo tratta di un’evasione di massa da un campo di prigionia tedesco. I reclusi sono militari “alleati” (inglesi, americani, australiani, perfino un polacco) fra i quali molti ufficiali. Il soggetto è tratto da fatti realmente accaduti e narrati in un libro dal pilota australiano della Royal Australian Air Force, Paul Brickhill.
Chiaramente gli avvenimenti sono romanzati e i tempi sono estremamente compressi (come è sottolineato all’inizio del film) nonostante la lunghezza prossima alle 3 ore.
Sturges non è di solito considerato fra i più grandi registi della sua epoca, ma è certamente un ottimo professionisti. Ai giovani e ai distratti ricordo che ha diretto tanti western fra i quali alcuni che hanno fatto epoca come “I magnifici sette” e “Sfida all’OK Corral”, drammi come “Il vecchio e il mare”, sci-fi come “Abbandonati nello spazio” e crime-mistery come “Bad Day at Black Rock” (tit. it. “Giorno maledetto”) per il quale ottenne la sua unica Nomination come regista. Come spesso ripeto, c’è tanto da scoprire nel cinema del secolo scorso e il titolo appena citato mi era assolutamente ignoto, pur avendo ottenuto 3 Nomination Oscar, avendo Spencer Tracy come protagonista e ottimi rating (97%RT e 7,8 IMDb). L’ho già aggiunto alla mia wish-list.
“The Great Escape” ottenne una Nomination Oscar per miglior montaggio e attualmente si trova al 126° posto della classifica dei migliori fil di tutti i tempi.
Curiosità: nel cast molto vario, con tanti attori ben noti contornati da innumerevoli volti familiari i cui nomi tuttavia sono pressoché sconosciuti ai più, non ci sono donne ... se ne intravedono solo alcune nelle scene finali in città e sul treno.
Se non disdegnate il genere bellico e non lo conoscete, una visione è doverosa.
IMDb 8,3 RT 93%

 

Manca 21 * “Nothing sacred” (William A. Wellman, USA, 1937) tit. it. “Nulla sul serio” * con Carole Lombard, Fredric March, Charles Winninger
IMDb 7,4 RT 100%

 

Manca 20 * “La gran aventura de Mortadelo y Filemón” (Javier Fesser, Spa, 2003) * con Benito Pocino, Pepe Viyuela, Dominique Pinon

 
19 * “Happy together” (Kar Wai Wong, USA, 1997) tit. or. “Chun gwong cha sit” * con Leslie Cheung, Tony Chiu Wai Leung, Chen Chang
Dopo aver apprezzato molto “In the mood for love”, non mi sono lasciato sfuggire il dvd di “Happy together”, comprandolo “a fiducia” e non me ne sono assolutamente pentito. Anche in questo film, di 3 anni precedente, il regista cinese porta sullo schermo una storia d’amore travagliata, aggravata dal fatto che i due si trovano agli antipodi della loro casa, in condizioni economiche non esattamente floride. Il fatto che siano gay è in effetti incidentale, i loro problemi principali sono la solitudine interiore, la lontananza da amici e familiari, e ciò porta all’attaccamento reciproco quasi per disperazione, fra mille sospetti e scene di gelosia.
Ma la trama poco importa ... si può guardare “Happy together” anche in versione originale (cinese) e rimanere comunque incantati dalla sequenza di immagini parte in bianco e nero parte a colori (di solito molto saturi e contrastati), dalla scelta delle inquadrature, dalla continua alternanza fra squallidi interni e ampi esterni, dalla struttura e montaggio quasi minimalisti che evocano la Nouvelle Vague, dalla fotografia sempre un po’ sgranata e per lo più cupa e, non certo meno importante di tutto ciò, dallo struggente sottofondo musicale. Nell’ottima colonna sonora la fa chiaramente da padrone il tango (la maggior parte del film è ambientato in Argentina) seppur con arrangiamenti particolari, ma oltre a tanto Piazzolla c’è anche Frank Zappa e un toccante inizio di “Cucurrucucu Paloma” interpretata da Caetano Veloso.
Le foto allegate le ho scaricate senza dover cercare troppo, per un verso o per l’altro sono tutte significative.
Penso che possa bastare e che non sia necessario aggiungere che mi è piaciuto molto ... ora tocca a voi guardarlo o ri-guardarlo essendo uno di quei film che certo meritano più di una visione.
Palma d’Oro e Premio Miglior regia a Cannes
IMDb 7,8 RT 78%

 

18 * “Shine” (Scott Hicks, Aus, 1996) * con Geoffrey Rush, Armin Mueller-Stahl, Justin Braine, John Gielgud
Un bel film tratto da un’affascinante storia vera. Un biopic poco romanzato e, al contrario, molto veritiero. Sostanzialmente si occupa di tre fasi distinte della vita dell’acclamato pianista David Helfgott il quale (49enne all’epoca del film) eseguì personalmente i difficili pezzi per piano inclusi nella colonna sonora.
Gli attori che interpretano David ragazzino (Alex Rafalowicz), adolescente (Noah Taylor) sono entrambi molto bravi, ma sono certamente superati da Geoffrey Rush (che ce lo mostra da adulto) grazie anche alla sua esperienza e riconosciuto talento. Notevoli anche le interpretazioni di Armin Mueller-Stahl nei panni dell’opprimente padre e dell’ineffabile e immarcescibile John Gielgud (92enne all’epoca del film) seppur in una parte molto breve.
Un ruolo fondamentale lo ha l’ottima musica, che tuttavia non diventa mai preponderante, né risulta essere eccessiva nel complesso,
Tutt’oggi Helfgott continua ad esibirsi con grande successo nei migliori teatri del mondo e se qualcuno volesse assistere ad un suo concerto in Europa potrà farlo a Vienna il prossimo 10 aprile a patto che si affretti a comprare il biglietto.
Nel corso del suo tour europeo del 2015 è stato realizzato un vero e proprio documentario dal titolo “Hello I Am David!”
IMDb 7,7 RT 100%  *  Oscar a Geoffrey Rush e altre 6 Nomination

 

Manca 17 * “Mad Max II” (George Miller, USA, 1981) tit. it. “Interceptor - Il guerriero della strada” * con C Mel Gibson, Bruce Spence, Michael Preston

IMDb 7,6 RT 100%

 

16 * “Arsenic and Old Lace” (Frank Capra, USA, 1944) tit. it. “Arsenico e vecchi merletti” * con Cary Grant, Priscilla Lane, Raymond Massey, Peter Lorre
Una delle più conosciute e divertenti classiche commedie americane tratte da opera teatrale. L’accoppiata Frank Capra (maestro del genere) - Cary Grant garantisce un’ottima qualità ed è sostenuta in modo egregio dal contorno delle arzille e intraprendenti zie interpretate da Josephine Hull (Oscar per “Harvey”) e Jean Adair, il folle trombettiere John Alexander, il criminale Raymond Massey reso simile a Frankenstein/Boris Karloff dall’alcolizzato finto dottore Peter Lorre, la novella sposa Priscilla Lane, i poliziotti, il direttore del manicomio e il tassista, tutti recitano alla perfezione le rispettive parti.
Il testo ha evidentemente i suoi meriti ma, in particolare in questo film, Capra non ha sbagliato un solo tempo. Le battute, le inquadrature, le pause, gli attimi di suspense, le sorprese sono tutte perfette e arrivano nell’attimo giusto.
Peccato che questo stile e qualità di commedie siano ormai cosa estremamente rara.
Non vi perdete queste quasi due ore di divertimento!
IMDb 8,1 RT 88%

 

15 * “Cada quien su vida” (Julio Bracho, 1960) * con Ana Luisa Peluffo, Emma Fink, Carlos Navarro
Dopo “Crepusculo” (recensione precedente) ho deciso di guardare un altro suo film: Cada quien su vida (1960). Per la verità, pur essendo annunciato da buone recensioni, non l’ho trovato all’altezza di suoi precedenti lavori che conosco come “Historia de un gran amor”, “Distinto amanecer”, “Rosenda”, ma si deve sottolineare che aveva un po’ le mani legate in quanto questo è un adattamento dell’omonimo lavoro teatrale di Basurto, celebre drammaturgo e sceneggiatore.
L’intero film si svolge in uno di quei locali conosciuti come “salón”, soprattutto sala da ballo con musica dal vivo, ma anche con tante signorine pronte a bere e danzare con gli avventori, un cabaret di seconda categoria tuttavia ben distinto da una “cantina” o addirittura un postribolo. Si tratta di un film corale, con vari clienti abituali abbastanza caratteristici (el diputado, el professor, el peluquero, el Alka Seltzer, el Ojitos), lo staff e tante signorine di vario aspetto ed età (una di loro si è addirittura guadagnata l’appellativo di “Siempreviva” - nel senso di ancora viva ...) tutte con “nomi d’arte” come la 'Tacón Dorado', la 'Penas', la 'Pepsi-Cola', la 'Jarocha' ...
Questa commedia drammatica continua ad essere messa in scena per essere reputata di contenuto ancora attuale e nel 2014 restò a lungo in cartellone in uno dei più famosi salones di Ciudad de Mexico: il Salón los Angeles, aperto nel 1937, nel quale sono stati girati numerosi film e oggi si registrano anche episodi di serie televisive.
In conclusione, niente da dire dal punto di vista teatrale, considerato anche che conta su un navigato cast che conosce l’ambiente, ma Julio Bracho non mi sembra riesca a sfruttare al meglio il mezzo cinematografico per fornire quel qualcosa in più che ci si sarebbe atteso.
IMDb 7,1

 

14 * “Crepusculo” (Julio Bracho, 1945) * con Arturo de Córdova, Gloria Marín, Julio Villarreal
Julio Bracho è uno di quei registi dei quali non si ricordano cose eccelse, ma sul quale si può sempre contare. Questo “Crepusculo” conferma la sua buona mano e segna la “nascita” del personaggio dell’uomo di successo ma psicologicamente disturbato, vittima di una passione della quale si rende conto ma che non riesce a contrastare.
Sono arrivato a questo film seguendo le tracce di Arturo de Córdova, un ottimo attore che qualcuno ricorderà per essere il protagonista di “El” di Buñuel, 1953. Confidando anche nel regista, l’ho scaricato e dopo poche scene mi è sembrato un film conosciuto, tanto da avere il dubbio che fosse un remake di “La diosa arrodillada” (Roberto Gavaldón, 1947), visto un paio di anni fa. Dopo un rapido controllo ho constatato che quest’ultimo è di due anni successivo e la regia è di Roberto Gavaldón, ma senza dubbio ci sono due elementi comuni: Arturo de Córdova e la statua della quale cambiano solo i lineamenti del volto, da quelli di Gloria Marín a quelli della stella messicana Maria Felix.
Qualcuno ha voluto vedere in questa verisimiglianza l’inizio di un’ideale trilogia (completata con il succitato “El” di Buñuel, 1953)) che ha come termine comune un protagonista ricco, colto e di successo, ma squilibrato da una passione fuori controllo, interpretato in tutti e tre i casi da de Córdova.
“Crepusculo” è un classico noir messicano della “Epoca de Oro”, che niente ha da invidiare a quelli americani: un ottima fotografia in bianco e nero, pregevoli punti di ripresa, buoni interpreti.
Il dramma è psicologico con possibili omicidi che non vengono portati a temine e morti che avvengono per cause diverse.
Ne consiglio la visione e, dopo averlo guardato, vi invito a proseguire nella “trilogia” in ordine cronologico con “La diosa arrodillada” e “El” (tit. it. "Lui").
Nomination al Premio Internazionale a Venezia 1947.
IMDb 6,9

 

13 * “Los colores de la montaña” (Carlos César Arbeláez, 2011) * con Hernán Mauricio Ocampo, Nolberto Sánchez,Genaro Aristizábal
L’accostamento di bambini e mine mi ha riportato alla mente il ben più tragico "Turtles can fly" (Bahman Ghobadi, 2004, Iran * rec. 16/280) nel quale i bambini, anche quelli già mutilati, bonificavano campi minati vendendo poi le parti metalliche delle mine inesplose.
“Los colores de la montaña” è invece più poetico e un po’ più gioioso (in effetti solo meno drammatico dell’altro) e i bambini - abbastanza irresponsabili - rischiano le vita nel tentativo di recuperare un pallone ... evidentemente per loro oggetto di inestimabile valore. Combattono per avere diritto al gioco pur trovandosi in “terra di nessuno”, fra i monti colombiani, stretti fra guerrilleros ed esercito.
Il film è ancor più interessante in quanto Arbeláez riesce a fornire anche un’idea delle condizioni di vita (problematiche ma dignitose) delle famiglie dei tranquillissimi campesinos che devono cercare di evitare per quanto possono ogni contatto con l’una o l’altra fazione per non subire poi rappresaglie dai loro oppositori.
Come tante volte accade in questo tipo di film “di frontiera” si possono apprezzare delle straordinarie interpretazioni da parte degli attori non professionisti (in questo caso la totalità) ed in particolare dei bambini, anche se gli adulti non sono da meno. Fra loro si distinguono senz’altro Hernán Mauricio Ocampo (Manuel, protagonista) e Genaro Aristizábal (l’albino) chiamato sempre per soprannome: Poca Luz (poca luce). In tutti i casi grande merito deve essere riconosciuto ai registi ed al loro staff per riuscire a portare a temine pellicole del genere usufruendo di budget limitatissimi e avendo a che fare con “dilettanti”, oltretutto in condizioni non sempre facili, né politiche né ambientali.
Carlos César Arbeláez ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali (anche per essere al suo primo film) e vanta solo recensioni positive su RottenTomatoes (100%). Secondo IMDb “Los colores de la montaña” è stato distribuito in vari continenti ed anche in Europa ... ma sembra che non sia giunto in Italia. Per fortuna si trova online.
Più che consigliato, in particolare a quelli che vogliono allargare i propri orizzonti cinematografici.
IMDb 7,1 RT 100%

 

12 * “Medianeras” ( Gustavo Taretto, Arg, 2011) tit. it. “Innamorarsi a Buenos Aires” * con Javier Drolas, Pilar López de Ayala, Inés Efron
Quali geni nascondono il fiume con i palazzi ed il cielo con cavi?
Primo dei due lungometraggi di Taretto, ma riprende uno short omonimo dello stesso regista, girato 6 anni prima.
Girato e montato in un modo a dir poco inusuale, con molto commento quasi declamato da voce fuori campo che descrive non tanto i protagonisti (anche loro molto particolari) quanto la scarsa logica dell’architettura moderna che isola le persone. A ciò si aggiungono taglienti ed argute considerazioni su manie, fobie e problemi di comunicazione che sono inversamente proporzionali alla sempre maggiore disponibilità in rete di qualunque tipo di servizio. In rete si trovano pagine e pagine relative a “quotes” di Medianeras, come quella che ho citato in apertura.
Inizia quasi come un documentario urbanistico con una serie di immagini ben scelte e accostate che mostrano incongruenze e assurdità dei paesaggi cittadini di Buenos Aires e durante il resto del film agli spezzoni di vita dei protagonisti sono intercalate interessanti foto urbane.
In film molto sui generis che fa riflettere, ma in maniera assolutamente godibile e spesso divertente e ironico. Sembra che sia giunto in Italia a ottobre 2014, ma se conoscete un po’ di spagnolo potete guardarlo online.
Molto consigliato ... con un simpatico e ben congegnato finale.
IMDb 7,5

 

11 * “Camila” (María Luisa Bemberg, 1984) * con Susú Pecoraro, Imanol Arias, Héctor Alterio
Dopo “Señora de nadie” la Bemberg (vedi recensione precedente) ci porta in tutt’altra epoca con una storia molto più “audace” basata sulla vera storia di
Camila O'Gorman. La protagonista, giovane donna dell’alta società che vive in una enorme tenuta con tutta la sua famiglia compresa sua nonna che lì è stata inviata in confino per questioni politiche, si innamora di un sacerdote ... e mi fermo qui. Questa volta però, a differenza del film precedente ambientato nell’Argentina contemporanea, l’azione si sviluppa negli ultimi anni delle lotte tra “federales” e “unitarios” che si conclusero nel 1853 con l’approvazione la Costituzione argentina. La complessa lotta fra le diverse fazioni politiche, la chiesa, le rigide tradizioni, la famiglia ... tutte più o meno direttamente condizionano e tentano di contrastare l’amore fra i due.
Anche questo, come il precedente, è un film “pulito” vale a dire ben diretto, ben interpretato da Susú Pecoraro ed Héctor Alterio (Imanol Arias non è alla loro altezza) e forte di una solida sceneggiatura (della stessa Bemberg) e quindi ne suggerisco la visione.
A “garanzia” della qualità del film, sappiate che ottenne la Nomination agli Oscar 1985 come miglior film straniero.
IMDb 7,1

 

10 * “Señora de nadie” (María Luisa Bemberg, 1982) * con Luisina Brando, Gabriela Acher, Berugo Carambula
Maria Luisa Bemberg (1922-1995) è stata una stimata regista argentina che negli anni '80 ha diretto vari film di qualità, che molti etichettano come “femministi” visto che l’artista fu fra le fondatrici della Uniòn Femminista de Argentina. Spesso le storie, che lei stessa scrive, ruotano attorno ad una singola figura femminile che si trova in situazione particolare.
In questo suo secondo film (dopo l’esordio con “Momentos” nell’81) tratta “banalmente” di una donna dell’alta borghesia che, dopo una decina di anni di felice matrimonio, scopre che il marito la tradisce regolarmente e decide di cercare di cambiare completamente vita. Storia molto comune, ma il percorso di Leonor, che include anche l’amicizia con un omosessuale, è significativo in assoluto ed ancor di più se si considera che negli anni ’80 l’iter di un divorzio in Argentina non era ancora ben definito e i diritti per la donna erano pochi.
Film ben fatto e ben interpretato che fornisce una interessante spaccato della borghesia argentina in quel periodo.
IMDb 7,2

 

9 * “The Piano” (Jane Campion, NZ, 1993) tit. it. “Lezioni di piano” * con Holly Hunter, Harvey Keitel, Anna Paquin, Sam Neill
Nel complesso è un film veramente emozionante che tuttavia si perde in vari momenti creati solo per la scena, ma senza consistenza e molto poco plausibili. La regista e sceneggiatrice neozelandese Campion mostra una strana interazione fra le culture angloassoni e maori che tuttavia non era proprio la norma. Laureata in antropologia prima di passare al cinema, narra soprattutto storie di donne e lei stessa con questo film è stata la prima donna a vincere la Palma d’Oro a Cannes, prima di ottenere anche l’Oscar per la sceneggiatura. Le interazioni fra i protagonisti, quasi tutte drammatiche, sono molto ben descritte e proposte (Oscar a come Holly Hunter protagonista e alla 11enne Anna Paquin come non-protagonista, nel ruolo della figlia) quello che mi lascia perplesso è la parte scenografica-naturalistica.
Le scene dell’arrivo e della partenza dalla stessa spiaggia sono a tutti gli effetti irreali (praticamente impossibili) così come i vari attraversamenti dei boschi. Le case dovevano avere per forza un più semplice accesso e ciò è confermato dalla presenza di un carro che certamente non poteva essere arrivato lungo il sentiero fangoso percorso da loro. Quando verso la fine la piccola Flora corre dal padre adottivo la vediamo passare nel fango del bosco, riapparire mentre corre lungo una serie di 3 colline, ma non si vede il recinto che appare solo quando arriva a vista del padre e appaiono anche alberi che prima non esistevano. Consegnato l’oggetto, il controcampo mostra i due in posizione diversa così come gli operai maori si vedono da tutt’altra parte ... sono tutte belle inquadrature, ma non congruenti fra loro e basta un minimo di attenzione per notarlo (inoltre si passa in pochi istanti dal cielo chiaro con poche nuvolette bianche ad un diluvio). Non sono mai riuscito a spiegarmi come mai tanti registi pensano che non possa mai piovere in modo normale e che le scene sotto una pioggia scrosciante siano più incisive ...
In conclusione, se la brava Jane Campion si fosse limitata al film drammatico sarebbe stata forse perfetta, ma avendo voluto inserire sbarchi incredibili, carichi sbagliati, fango a volontà e altre cose del genere ha solo sminuito il valore di “The Piano”. Ottime Holly Hunter e Anna Paquin nei ruoli della madre muta e della figlia un po’ troppo sconsiderata.
Guardando questo film mi è tornato in mente l’incontro con “il mio amico Harvey” e ho scritto un post a parte citando anche altri “attori sottovalutati” alla pari di Keitel.
IMDb 7,6 RT 100% *  3 Oscar (Holly Hunter protagonista, Anna Paquin non-protagonista e Jane Campion sceneggiatura) e
5 Nominaton (film, regia, fotografia, montaggio, costumi)

 

8 * “Contratiempo” (Paulo Oriol, Spa, 2017) tit. int. “"The Invisible Guest" * con Mario Casas, Bárbara Lennie, Francesc Orella Anna Wagener, José Coronado
Il “filmone” che non ti aspetti ...
Forse sembra tale proprio in quanto inatteso, ma devo confessare che sono uscito dalla sala più che soddisfatto. La prima di questo thriller classico, più che classico (qualcuno lo ha già paragonato a Hitchcock), si è tenuta al Fantastic Fest di Austin (Texas, USA) dove ha ottenuto commenti positivi
e reazioni favorevoli tanto che la Film Factory Entertainment ne ha subito acquisito i diritti di distribuzione (dovunque al di fuori della Spagna) e lo proporrà a Cannes.
Dicevo della sua struttura classica senza spari e senza pistole, senza ispettori di polizia che si occupino realmente del caso, completamente basata sul (sui) racconti che un indagato fa al proprio avvocato prima dell’udienza. Il ricco, giovane e rampante imprenditore è stato trovato in una stanza d’albergo con il cadavere della sua amante, con la catena alla porta e senza apparente via di fuga per un eventuale assassino, eppure lui si dichiara innocente.
Di qui in avanti racconterà, a spizzichi e bocconi, quello che è successo prima (praticamente di tutto) e perché è finito in quell’hotel di montagna, aggiungendo ogni volta qualche particolare, modificando quanto detto in precedenza e improvvisamente ammettendo nuove responsabilità. Alle sue versioni si sovrappongono le contestazioni e le possibili linee di difesa proposte dall’avvocato in un crescendo di bugie, mezze verità e fatti incontrovertibili che non riescono mai a incastrarsi alla perfezione. Insomma tante svolte e ipotesi fino ai colpi (plurale) di scena finali.
Chiaramente non posso dire di più (non lo faccio per storie banali, figurarsi per un thriller), ma sappiate che durante la prima mezz’ora mi sembrava tutto assurdo e quasi idiota con i protagonisti che facevano quanto di più sbagliato possibile, poi il film ha preso la china giusta e infine mi sono reso conto che ogni piccolo particolare, anche quelli ai quali non avevo dato eccessiva importanza, aveva una sua ragione o serviva per giustificare un evento successivo o addirittura spiegare il finale.
Ho rianalizzato, a memoria, il tutto e mi rimangono solo un paio di perplessità ... tutto il resto combacia perfettamente. Nei minuti finali il traballante castello di carta costruito sulle varie versioni proposte da indagato e avvocato diventa improvvisamente solido e, con un colpo di magia, ogni elemento si incastra perfettamente al resto.
Sono d’accordo con chi ha scritto che questo è un film che è opportuno guardare, con attenzione, una seconda volta. Mi dispiace non poterne discutere più approfonditamente, facendolo direi svelerei certamente qualcosa.
Segnate i titoli (originale e internazionale) e il nome del regista e non ve lo fate sfuggire se e quando giungerà in Italia.
Paulo Oriol è appena alla sua seconda regia (dopo “El cuerpo”, 2012), ma è anche apprezzato sceneggiatore di entrambi e di altri due film: “Los ojos de Julia” e “Secuestro”
IMDb 8,1

 

7 * “Silence” (Martin Scorsese, USA, 2016) * con Andrew Garfield, Adam Driver, Liam Neeson
Non volendo riproporre le tante anticipazioni già note a tutti i cinefili, né discutere del lungo e ricco curriculum di Scorsese, né dei riferimenti storici del film, passo direttamente a esporre le mie impressioni e valutazioni ... a caldo.
Il film è senz’altro ben realizzato e la mano di Scorsese si fa sentire, o meglio, si vede. Il tema è estremamente scottante e, anche se il regista anticipa alcune sue visioni, prende chiaramente posizione solo nell’ultima parte, in particolare con l’immagine conclusiva e dedica finale.
Non so se questo è proprio il punto di vista dell’autore del romanzo dal quale è tratto il film o, al contrario, Scorsese ha voluto capovolgere il messaggio.
Molti hanno già cominciato a sfruttare l’argomento per tornare a parlare di persecuzioni religiose, ma penso che ognuno di loro lo faccia artatamente o capziosamente che dir si voglia visto che nessun credo (se non oggi, nel passato) sia senza macchia, perfino i buddisti che finora sembravano essere i soli veri pacifici proprio in questi giorni sono accusati di genocidio nei confronti dei mussulmani del nord Birmania.
Devo dire che il pur bravo Andrew Garfield non convince del tutto, ma si dovrebbe capire cosa gli stia stato chiesto di fare ... è lui ad essere spesso troppo enfatico o Scorsese lo vuole mostrare quasi come un invasato che non riesce a rendersi conto che si sta confrontando con un’altra cultura?
Adam Driver e Liam Neeson interpretano degnamente il loro breve ruolo e sono rimasto piacevolmente impressionato dai giapponesi in linea generale ma in particolare da Issei Ogata nel ruolo di Inoue, l’inquisitore (“professione” che doveva essere ben nota ai gesuiti solo che stavolta i ruoli erano invertiti).
L'ho trovato inutilmente lungo (2h40’), si sarebbe potuto accorciare di una ventina di minuti, ma in questo caso oltre alla nota prolissità di Scorsese (spesso giustificata e piacevole, o addirittura entusiasmante, per lo spettatore) mi sembra di leggere anche in questo un doveroso omaggio ai grandi registi giapponesi di metà secolo scorso, soprattutto a Mizoguchi con ben evidente citazione nella scena con la luna e le barche nella nebbia.
Senz’altro da non perdere, ma non è un capolavoro. Il mio voto su IMDb è stato 7 (a caldo, potrei riconsiderarlo, ma di poco)
IMDb 7,7 RT 88%

 

6 * “Deprisa, deprisa” (Carlos Saura, Spa, 1981) tit. it. “"In fretta, in fretta" * con Berta Socuéllamos, Jose Antonio Valdelomar González, Jesús Arias
Un film di Saura che mi mancava ... e non mi ha deluso
Oserei dire che Carlos Saura è un regista all'antica, uno di quelli che con la sola cinepresa può fare un film ... intendo che non ha bisogno di effetti speciali, scene ricostruite in ogni dettaglio, luci particolari, né di grandi attori famosi, diventando in alcuni casi quasi documentarista.
Questo “Deprisa, deprisa” è l'ultimo di una dozzina di film a soggetto (fra i quali ci sono molti dei suoi migliori come “La caza”, “Cria cuervos”, “Ana y los lobos”) prima di iniziare con la serie di quelli dedicati alla musica e alla danza (la trilogia, Sevillanas, Flamenco, Fados, Tango, Salome, ...).
Ritorna nell'ambiente dei giovani emarginati delinquenti di periferia, un mondo già visitato nel suo film d'esordio "Los golfos" una ventina di anni prima, ma quelli erano giovinastri, questi già criminali con pochi scrupoli.
Cast di non professionisti, tre dei quattro interpreti principali ha recitato unicamente in questo film e l'altro è successivamente apparso solo in "El bosque animado" (Cuerda, 1987). Nonostante ciò, abilmente diretti da Saura, offrono una prova più che dignitosa e sembrano trovarsi assolutamente a loro agio in questo film essenziale, quasi neorealista. Notevole la colonna sonora, volutamente ripetitiva.
Orso d’Oro a Berlino 1981, merita una visione, come del resto quasi tutti i film di Saura.
A chi conosce questo ottimo regista spagnolo solo per alcuni suoi film successivi al franchismo ed alla transizione, suggeriscono di recuperarne alcuni dei precedenti, almeno i già citati “La caza” (Orso d’argento a Berlino), “Cria cuervos” (Gran Premio a Cannes), “Ana y los lobos” (Nomination Palma d’Oro) ed eventualmente “Elisa vida mia” (Nomination Palma d’Oro) e “Mamá cumple 100 años” (Nomination Oscar).
IMDb 7,8 RT 89%

 

5 * “Mad Max” (George Miller, Aus, 1979) tit. it. “Interceptor” * con Mel Gibson, Joanne Samuel, Hugh Keays-Byrne
George Miller è regista molto particolare, che ha scritto e prodotto gran parte dei suoi soli 10 film (buona parte di successo) nell’arco di 35 anni spaziando dal genere road-movie futurista (saga Mad Max), al dramma, ai film di animazione (“Babe” e 2 “Happy Feet”). Questo del ’79 è il suo primo film e, ovviamente, il primo della serie Mad Max che l’anno scorso ha raggiunto il suo top (almeno al momento) con “Fury Road” al quale furono assegnati ben 6 Oscar. Sappiate che è annunciato “Mad Max: The Wasteland” e anche in questo caso Miller sarà regista, sceneggiatore e produttore.
Vengo a questo suo film di esordio, non certo dei suoi migliori . Pochi riprese o scene memorabili (se non per i fan), storia abbastanza scontata, ovvia violenza (ma non ci si sofferma più di tanto), inseguimenti e altre scene sulla strada non certo fra le peggiori, interpretazioni trascurabili, scenari spettacolari (Australia orientale).
L’anno scorso apprezzai molto Fury Road e per questo motivo non mi sono lasciato sfuggire l’occasione di comprare (per 1 euro ciascuno al solito mercadillo) i primi due della serie e quindi la settimana prossima tocca a “Mad Max II (aka “Interceptor - Il guerriero della strada”) da tutti giudicato migliore del primo.
Penso che questo sia giusto guardarlo per completezza, per sapere qual è stato l’inizio di Miller e di Mad Max.
IMDb 7,0 RT 90%

 

4 * “8 femmes” (François Ozon, Fra, 2002) tit. it. “8 donne e un mistero* con Catherine Deneuve, Isabelle Huppert, Fanny Ardant, Emmanuelle Béart,
Coincidenze. Visto l’ottimo “Frantz” (Ozon, 2016) la mattina dopo ho trovato il dvd di un altro suo film ... ed eccoci qua.
Anche a chi non lo sapesse, già dalle prime scene risulta evidente che si tratta di un lavoro teatrale (una commedia di Robert Thomas) portata sullo schermo. Similmente a quanto scrissi per Dogville pochi giorni fa, anche in “8 femmes” non vedo molto cinema in quanto Ozon ha scelto di mantenere l’unità del palcoscenico situandolo nel grande salone d’ingresso di un villa di campagna di altri tempi, con varie porte e finestre e scala per il piano superiore a vista e non riesce ad aggiungere pressoché niente con i movimenti di macchina o con il montaggio.
Bella la scena e i costumi molto colorati, con tanti contrasti, di ottimo livello l’intero cast con Catherine Deneuve, Isabelle Huppert e Fanny Ardant una spanna sopra le altre. Un aspetto che non mi è piaciuto, del quale non afferro l’utilità, è l’inserimento di una mezza dozzina di canzoni, alcune con una parvenza di minima coreografia. Spezzano il ritmo e non aggiungono niente ...
Le 8 donne (madre, sorella, cognata, due figlie e due domestiche della padrona di casa Catherine Deneuve) sono le uniche protagoniste mentre il solo uomo si vede solo di spalle. Giocando spesso a scaricabarile, pian piano vengono fuori tanti aspetti inaspettati dei vari personaggi, e fino alla fine quasi tutti ritrattano più di una volta le loro versioni dei fatti e dichiarazioni precedenti scatenando una nuova reazione a catena.
Buona commedia-mystery, onesto film, ottime interpretazioni.
Da guardare.
IMDb 7,1 RT 79% *  2 premi a Berlino

 

3 * “Passengers” (Morten Tyldum, USA, 2016) * con Jennifer Lawrence, Chris Pratt, Michael Sheen
Sono andato a guardarlo per dovere di cronaca e per constatare di persona se “Passengers” fosse veramente tanto malvagio come i più sostengono. L'idea di base è senz'altro originale e affascinante, quindi ottima per un film di fantascienza, ma adattarla in una sceneggiatura si è rivelato compito difficile o almeno non alla portata di Jon Spaihts (che tuttavia in “Doctor Strange” aveva svolto un lavoro più che dignitoso) in quanto il risultato è pressoché pietoso.
Venendo alla trama, dopo una mezzoretta i due sono certi di essere i soli svegli sull'astronave e che tutti gli altri "resusciteranno" solo quasi 90 anni più tardi e presto iniziano a fare una vita “quasi normale” approfittando di tutte le comodità a loro esclusiva disposizione e della reciproca compagnia ...
Per loro fortuna hanno cibo a volontà (previsto per 5.000 passeggeri per 4 mesi), tempo a volontà ed anche fornitissimi guardaroba ... appena sveglia Jennifer/Aurora (non a caso il nome della Bella Addormentata) cambia mise 5 volte in un minuto.
Al contrario, la parte psicologica viene completamente messa da parte pur potendo essere un ottimo modo di realizzare un film serio senza seguire problemi tecnologici che lasciano il tempo che trovano. Come pensano di andare avanti? Prendono mai in considerazione la possibilità di procreare in modo che almeno parte di loro arrivi a destinazione? Valutano l'ipotesi suicidio? Continueranno a fare il possibile per re-ibernarsi?
Passando all’aspetto tecnologico (sottolineo che loro sono due persone “normali”) pur non essendo un esperto astrofisico, nutro dubbi sulla resistenza di un umano in un tunnel investito da un fiume di fuoco ad altissima temperatura e velocità, penso che "sparato" nello spazio dovrebbe continuare ad allontanarsi, che in mancanza di gravità l'acqua di una piscina non creerebbe una sfera liquida sospesa a mezz'aria al centro dell'ambiente dalla quale un nuotatore non possa uscire ...
Inoltre, in un'astronave dichiarata perfetta e con tutte la tecnologie mediche installate a bordo - certamente esistenti anche a terra - come hanno potuto imbarcare un comandante con infinite patologie ... quasi in fin di vita? Teoricamente, essendo ibernato, quelle erano le esatte condizioni nelle quali è salito bordo. Le falle e le incongruenze nella sceneggiatura sono tante, iI dialoghi non aiutano di certo essendo assolutamente banali, avulsi dalla situazione, e il finale poi è assolutamente ridicolo.
Sul versante spiritoso, il film ci anticipa che anche in futuro dovremo continuare ad avere a che fare con i risponditori automatici dei “customer care” che ci faranno girare a vuoto mandandoci di qua e di là, fisicamente o via schermate, per dirci infine che noi o loro non siamo "abilitati" o negare l'evidenza dei fatti asserendo che tutto è in regola e perfettamente funzionante.
Si deve però ammettere che l'astronave ha un design bellissimo, con interni ampi e spaziosi degni delle migliori imbarcazioni superlusso. Spettacolare la piscina con la parete semisferica che sporge nello spazio! Mi piacerebbe farci una nuotata ... :-)
Dopo le feste sono in arrivo in sala un sacco di buoni film non di cassetta. Se avete aspettato finora rimandando la visione di Pasengers, vi consiglio di tralasciarlo impiegando meglio il vostro tempo e danaro.
IMDb 7,1 RT 32%

 

2 * “Frantz” (François Ozon, Fra, 2016) * con Pierre Niney, Paula Beer, Ernst Stötzner
Molto superiore alle pur buone aspettative. Bel bianco e nero appena guastato dall’idea di inserire brevi parti a colori. Questi sono senz’altro ben fatti e sottolineano situazioni ed emozioni particolari, tuttavia trovo che spezzino la continuità della narrazione.
Trama interessante, concettualmente molto critica nei confronti delle guerre nelle quali vengono mandati a morire tanti giovani e che creano fratture inutili eppure quasi insanabili fra le popolazioni. Si sviluppa sul filo delle bugie e finzioni (quasi tutte con finalità buone se non addirittura nobili) intervallate da tante svolte radicali e qualche colpo di scena.
Più che buona la recitazione, penso che Paula Beer abbia meritato il suo premio a Venezia (ma non conosco le “avversarie”).
“Frantz” si ispira, non lo si può definire un vero remake, a “Broken Lullaby” (Ernst Lubitsch, 1932) a sua volta basato sul testo teatrale di Maurice Rostand “L’Homme que j’ai tué” (L’uomo che ho ucciso).
Più che consigliato ... se è ancora in giro, non ve lo perdete.
IMDb 7,6 RT 71%

 

1 * “Monster” (Patty Jenkins, USA, 2003) * con Charlize Theron, Christina Ricci, Bruce Dern
Non osando andare al cinema il 1° gennaio, ho iniziato l'anno con la visione di "Monster"da dvd. Me lo ero perso all'uscita e quindi é stata una "prima".
Film non proprio memorabile in quanto tale, ma certamente lo è l'interpretazione di Charlize Theron che ha fornito un prova eccezionale in "un corpo non suo". Al di là della trasformazione del volto (in parte trucco) ricordo a chi non ne fosse a conoscenza che l'attrice sudafricana ingrassò di ben 14 chili per questo ruolo che le valse l'Oscar 2004.
Gli avvenimenti descritti nel film ricalcano la storia vera, ma forse troppo romanzata, di quella che viene definita la prima donna serial killer degli Stati Uniti: Aileen Wuornos (giustiziata nel 2002, dopo 10 anni nel braccio della morte).
Mi ha lasciato perplesso anche il personaggio della sua compagna, molto meno violenta e disturbata, ma certamente non migliore della killer.
Oscar a Charlize Theron come miglior attrice protagonista
IMDb 7,3 RT 82%

Per informazioni generiche, tecniche e recensioni  dei film consiglio di consultare i seguenti siti:

IMDb (Internet Movie Database) : il più completo, la Bibbia del Cinema, con archivio di 3.5mln di titoli e quasi 7mln di nomi (in inglese)

Rotten Tomatoes : meno dati di IMDb, raccoglie soprattutto recensioni in rete, quindi carente su film datati (in inglese, con numerose recensioni in spagnolo)

Film Affinity/es : trovo che sia il più completo per quanto riguarda film spagnoli e dell'AmericaLatina (in spagnolo)

Allo Ciné : sopratutto cinema francese, ma non solo (in francese)

 Upperstall.com  : specializzato in cinema indiano. uno dei più frequentati al mondo fra i siti che si occupano di cinema  (in inglese)

per ricevere o fornire informazioni cinematograiche potete scrivermi a giovis@giovis.com

     

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