POST CINEMATOGRAFICI

indice completo dei  1300 film 2016 - 2018

lista film (pdf)  2015   2014   2012-13

2016

1 - 50

51 - 100

101 - 150

151 - 200

201 - 250

251 - 300

301 - 350

351 - 403

 

2017

1 - 50

51 - 100

101 - 150

151 - 200

201 - 259

260 - 299

300 - 349

350 - 399

400 - 443

2018

1 - 50

51 - 100

101 - 150

151 - 200

201 - 250

251 - 300

301 - 350

351 - 400

401 - 454

2019

1 - 50

51 - 100

       

micro-recensioni dei film del 2017, dal 259° al 201°


leggi tutte le 50 micro-recensioni (in basso, dopo i poster)

Sergio Leone, Ita, 1966

Stéph. Bernasconi, Can, 1991-2

Francesco Rosi, Ita, 1973

Carlos Carrera, Mex, 2002

Michel Hazanavicius, Fra, 2011

Felipe Cazals, Mex, 1985

Tony Gilroy, USA, 2007

Giuseppe Tornatore, Ita, 1988

Alfonso Arau, Mex, 1997

Peter Cattaneo, UK, 1997

Agnès Jaoui, Fra, 2004

David Wain, USA, 2008

Neeraj Pandey, India, 2008

Dave Fleischer, USA, 1939

Terence Young, UK, 1955

Ken Hughes, UK, 1955

Robert Florey, USA, 1932

Sebastián Silva, Cile, 2009

M. Zmarz-Koczanowicz, Pol, 2006

Quentin Tarantino, USA, 2004

Quentin Tarantino, USA, 2003

John Schlesinger, USA, 1969

Jonathan Demme, USA, 1991

Pedro Almodòvar, Spa, 1997

Bob Fosse, USA, 1949

Roy William Neill, USA, 1934

José Luis Guerín, Spa, 2001

Edward Ludwig, USA, 1949

Woody Allen, USA, 1969

Otto Preminger, USA, 1960

Richard Marquand, UK, 1981

Robert Altman, USA, 1970

Pier Paolo Pasolini, Ita, 1974

Pier Paolo Pasolini, Ita, 1972

John Milius, USA, 1978

John Milius, USA, 1975

John Woo, USA, 2002

John Huston, USA, 1949

Yasujirô Ozu, Jap, 1962

Yasujirô Ozu, Jap, 1960

Yasujirô Ozu, Jap, 1958

Yasujirô Ozu, Jap, 1958

Yasujirô Ozu, Jap, 1953

Yasujirô Ozu, Jap, 1949

Fritz Lang, USA, 1955

Fritz Lang, USA, 1947

Ang Lee, Taiwan, 2000

Gus Van Sant, USA, 2015

Werner Herzog, Ger, 2004

J. Richard Westen, USA, 1947

259 “Il Buono, il Brutto, il Cattivo” (Sergio Leone, Ita, 1966) * con Clint Eastwood, Eli Wallach, Lee Van Cleef
Elemento conclusivo della cosiddetta “Trilogia del dollaro” (dopo “Per un pugno di dollari e “Per qualche dollaro in più”) in merito al quale c’è poco da aggiungere alle lodi pressoché unanimi. Senz’altro è quello che preferisco fra i tre ed è (relativamente) strano che l’ultimo sia il migliore ... di solito i “sequel” (anche se non si tratta di un vero e proprio sequel) sono almeno un po’ inferiori al primo della serie in quanto è più difficile calamitare l’attenzione degli spettatori e inserire novità.
Tralasciando ulteriori encomi alla regia di Leone, alla splendida fotografia di Tonino Delli Colli che esalta gli in particolare gli esterni (per lo più il solito Desierto de Tabernas, Almeria, Spagna), l'eccezionale commento sonoro di Morricone e alle ottime interpretazioni di Clint, Eli e Lee che sono perfetti per i rispettivi personaggi, vengo all’unica parte che mi lascia un po’ perplesso, che trovo un po’ fuori posto, non in linea con il resto. Si tratta di quella dell’arruolamento e della partecipazione diretta alla guerra di secessione (o civile) americana con le scene “dinamitarde” che sembrano tanto una prova generale (o un trailer?) di “Giù la testa” di 5 anni dopo. Nel complesso sono approssimative, incredibile l’esplosione simultanea (usando le micce impossibile) e la scena finale è da B-movie.
La versione che ho guardato era di 153’ netti (praticamente non esistono titoli di coda), ma il dvd conteneva anche 14 minuti di scene tagliate che mi sono sembrate più interessanti e appropriate di quelle appena citate, con tanti silenzi, il lento incedere di Lee Van Cleef fra edifici in rovina, un confronto fra il Buono e il Brutto, e qualcos’altro.
Il precisissimo sito IMDb informa che esistono varie versioni:
161 min, 186 min (dubbed), 179 min (2003 extended English), 142 min (1968) (cut).
Quella che ho visto non coincide con nessuna si queste (con o senza scene tagliate), ma era una edizione spagnola con audio italiano; sarei curioso di vedere quella completa di oltre 3 ore o almeno quella lunga inglese di poco più corta. Cosa mi sono perso?
Ho scelto di non affiancare alla locandina i soliti straconosciuti fotogrammi ma alcune foto del Desierto de Tabernas, location di centinaia di “spaghetti western”, da questo fino ai peggiori, meta quasi obbligatoria per gli amanti del genere. Ci si può andare in giro per ore e ore senza vedere anima viva e ci sono ancora un paio di “studios” dove potrete vivere l’atmosfera dei western.
Film ovviamente da guardare e ri-guardare.
IMDb 8,9 RT 97% al 9° posto della classifica dei migliori film di sempre IMDb

 

La mancanza di post relativi ai film nell’ultima decina di giorni è dovuta alla visione (in 10 serate) dell’intera serie delle “Avventure di Tintin”
249-258 - Tintin (serie tv 1991-92, Canada)

https://discettazionierranti.blogspot.com/2017/08/tintin-stephane-bernasconi-can-1991-92.html

248 * “Lucky Luciano” (Francesco Rosi, Ita, 1973) * con Gian Maria Volonté, Vincent Gardenia, Rod Steiger, Silverio Blasi, Carlo Mazzarella
Ennesimo esemplare ed interessante film di Rosi, sviluppato in stile quasi documentaristico. Molto attento a non travisare i fatti, il regista include date e fatti certi lasciando ben poco alla fantasia. Quelli che si aspettavano il classico film di gangster italoamericani e mafiosi siciliani rimasero delusi dal taglio giornalistico e dalla quasi assenza di violenza e sparatorie.
Il film si avvale della solita bravura dell’ottimo Gian Maria Volonté affiancato da alcuni nomi hollywoodiani come Vincent Gardenia e Rod Steiger (già protagonista per Rosi in “Mani sulla città”, 1963) e da vari personaggi che interpretano sé stessi fra i quali l’indimenticato attore divenuto giornalista Carlo Mazzarella.
Lo definirei non solo un buon film, ma anche un interessante rapporto (inevitabilmente conciso) in merito alle collusioni forze alleate - mafia americana e mafia siciliana, con scambi di favori di tutti i tipi, ad ogni livello.
Suggerisco quindi la visione per entrambe i motivi.
IMDb 6,4

 

247 * “El crimen de Padre Amaro” (Carlos Carrera, Mex, 2002) * con Gael García Bernal, Ana Claudia Talancón, Damián Alcázar, Sancho Gracia, Angélica Aragón
Audace adattamento di un famoso romanzo del portoghese Eça de Queirós, pubblicato nel 1875, e attualizzato con tutto ill peggio del Messico moderno. Il film fu un successo al botteghino, battendo ogni precedente record e su anche candidato all’Oscar come miglior film non in lingua inglese. Tuttavia ha ricevuto parecchie critiche per aver generalizzato le critiche e per aver messo troppa carne a cuocere. Lo sceneggiatore ha voluto includere narcos, guerriglieri, preti ribelli e preti corrotti, riciclaggio di denaro e collusione fra potere ecclesiastico (il vescovo) e potere politico, senza dimenticare il condizionamento della stampa. Gael García Bernal non mi è mai piaciuto più di tanto e questa non è neanche stata una delle sue migliori interpretazioni. Ana Claudia Talancón può contare solo sul suo bell’aspetto, quelli che si salvano fra gli attori sono senz’altro Sancho Gracia, Angélica Aragón e soprattutto il sempre ottimo Damián Alcázar.
Nel complesso è un film appena sufficiente.
IMDb 6,8 RT 62%

 

Manca 246 * “The Artist” (Michel Hazanavicius, Fra, 2011) *

 

245 * “Los motivos de Luz” (Felipe Cazals, Mex, 1985) * con Patricia Reyes Spíndola, Alonso Echánove, Ana Ofelia Murguía, Delia Casanova
Questa è una delle varie storie tragiche e vere portate sullo schermo da Felipe Cazals, regista apprezzato dagli addetti ai lavori, ma politicamente scomodo. Se non avete modo di guardarli, almeno leggete qualcosa in merito a “Canoa” (studenti in vacanza vengono accusati da un prete di essere comunisti e quindi linciati dai bigotti locali), “El apando” (primo lavoro “serio” che mostra la situazione nelle carceri messicane), “Las Poquianchis” (soprannome di tre sorelle tenutarie di un bordello, assassine e dedite ad ogni crimine), fino a “Chicogrande” (episodio della spedizione punitiva e caccia dell’esercito americano nei confronti di Pancho Villa) le cui riprese furono ostacolate direttamente da Margarita López Portillo (direttrice di Radio, Televisione e Cinemamessicani) sorella del Presidente della Repubblica.
Anche “Los motivos de Luz” è basato sulla storia vera di una donna trovata ubriaca al lato dei cadaveri dei suoi 4 figli, da 1 a 6 anni. Non fu mai possibile accertare l’esatto svolgimento dell’eccidio, ma nel 1984 la vera Elvira Luz Cruz fu prima condannata a 23 anni di carcere e quindi (dopo l’uscita del film) assolta e rilasciata. All’epoca divenne un simbolo delle femministe che addossavano tutte le colpe alla società e al machismo. Addirittura intentò una causa nei confronti degli autori del film che però vennero assolti in quanto si erano basati sui fatti così come risultavano dalle udienze del processo e notizie riportate dalla stampa.
Il film si può definire sperimentale, con lunghi dialoghi fra l’accusata e la psicologa e con le interviste a suocera e compagno.
Non concedendo assolutamente niente allo spettacolo, resta un documento preciso, rigoroso, un esempio di ottimo giornalismo più che di cinema vero e proprio.
Buon film, ma solo per chi è interessato al tema.

IMDb 7,3

 

244 * “Michael Clayton” (Tony Gilroy, USA, 2007) * con George Clooney, Tilda Swinton, Tom Wilkinson
Solido thriller in ambiente lobbistico-giudiziario. Tanti i bravi attori - che non deludono - fra i quali spicca il solito Tom Wilkinson, ma si deve anche notare l’interpretazione di Sidney Pollack che si diletta a fare l’attore ma, per chi non lo ricordasse, ha vinto 2 Oscar come regista (Out of Africa) e conta varie Nomination a cominciare dalla sua prima nel 1970 per il cult “Non si uccidono così anche i cavalli?”. In questo caso è anche co-sceneggiatore e produttore.
Merita senz’altro una visione.
IMDb 7,3 RT 90%  *  1 Oscar (Tilda Swinton non protagonista) + 6 Nomination (miglior film, regia, George Clooney protagonista, Tom Wilkinson non protagonista, sceneggiatura, musica originale)

 

243 * “Nuovo Cinema Paradiso” (Giuseppe Tornatore, Ita, 1988) * con Philippe Noiret, Salvatore Cascio, Marco Leonardi, Jacques Perrin ... e tanti altri volti conosciuti
Non penso che Tornatore abbia bisogno di presentazioni, ma mi sembra giusto sottolineare che è regista poco prolifico, con solo una dozzina di film diretti nell’arco di 30 anni, quasi tutti pluripremiati e acclamati anche a livello internazionale, di essi è anche autore di soggetto e sceneggiatura ... circa la metà sono ambientati nella sua Sicilia. “Nuovo Cinema Paradiso” è il suo lavoro più famoso ed è quello che gli ha fatto vincere l’Oscar come miglior film in lingua non inglese (anche se in questa categoria la statuetta non va direttamente al regista).
Si tratta senz’altro di un tributo al “CINEMA” in tutte le sue sfaccettature sociali, dal punto di vista degli spettatori di un minuscolo paese di provincia. Non si può non pensare a un parallelo con “Amarcord” di Fellini nel quale, similmente, venivano descritti tanti personaggi particolari eppure abbastanza realistici se visti in quel determinato ambiente.
Una quantità di buoni attori e caratteristi italiani interpretano i loro ruoli in modo verosimile, finanche Enzo Cannavale che per il resto si è guadagnato da vivere con le peggiori commedie ...
Fra i protagonisti spicca ovviamente Noiret ed è spassoso il giovanissimo esordiente Salvatore Cascio, si difende Perrin nel suo striminzito ruolo, Leonardi conferma la mia opinione espressa nel post precedente a proposito di “Come acqua per la cioccolata” (seppur successivo) ... mi sembra un vero incapace.
Per quanto detto pocanzi, trovo giusto citare almeno alcuni dei co-protagonisti che “nel loro piccolo” non sfigurano di certo se non paragonati a Noiret: Leopoldo Trieste, Tano Cimarosa, Isa Danieli, Leo Gullotta, Pupella Maggio, Nicola Di Pinto e il già citato Cannavale.
Infine, per i vecchi (o almeno incalliti) incorreggibili cinefili c’è lo sfizio di riconoscere poster, foto e spezzoni di film che hanno fatto la storia del cinema, dai muti con Eric Von Stroheim, Rodolfo Valentino e Charlie Chaplin, a quelli degli anni ’30 come Addio alle armi, Pepè le Mokò e Ombre rosse, ai classici italiani del dopoguerra Riso amaro e Catene, vari film di Totò, e tanti altri.
Dopo le tante citazioni sparse nell’arco delle quasi 2 ore del film, nel finale viene mostrato un divertente rapido montaggio dei “baci” tagliati da Noiret su intimazione dell’inflessibile Padre Adelfio.
Da guardare e riguardare con un occhio particolare ai dettagli e a qualche incongruenza/sfasatura ... neanche questo ne è del tutto esente.
IMDb 8,5 RT 90% * Al 55° nella classifica IMDb dei migliori film di sempre

 

242 * “Como agua para chocolate” (Alfonso Arau, Mex, 1997) tit. it. “Come l'acqua per il cioccolato” * con Marco Leonardi, Lumi Cavazos, Regina Torné
In passato mi era capitato di vederne vari spezzoni e non mi aveva mai attirato più di tanto, a inizio anno per puro caso ho trovato il dvd e l’ho comprato.
Come film non mi ha certo entusiasmato, ma la storia (in particolare per la parte culinaria) è affascinante, quasi seducente. Capisco che non è possibile tradurre in immagini le sottigliezze della cucina che, forse, si possono solo apprezzare con una descrizione minuziosa e letterale delle tante sensazioni di chi cucina ...
Visto che mi diletto ai fornelli, sto prendendo in considerazione di leggere l’omonimo libro di gran successo da cui è tratto il film. Per inciso, il regista Arau già nel 1975 aveva sposato Laura Esquivel, autrice sie del libro che della sceneggiatura.
Come dicevo, il film mi è sembrato un po’ pretenzioso, con dettagli luci e colori da spot pubblicitario, recitazione da telenovela con i due protagonisti bellocci, ma abbastanza incapaci. Per tutti i succitati, che ebbero una certa fama proprio da questo film, “Como agua para el chocolate” è rimasto il loro miglior lavoro ... Arau ha diretto solo altri 4 film nei successivi 18 anni, Lumi Cavazos ha recitato in altri film (tutti trascurabili) fino al 2010 per poi passare definitivamente alle serie TV, Marco Leonardi che già 4 anni prima aveva ricoperto un importante ruolo in “Nuovo Cinema Paradiso” di Tornatore non è riuscito ad affermarsi e si barcamena fra cinema e serie TV, per lo più italiane.
In conclusione, la cucina (come ambiente) è quella che ha calamitato di più la mia attenzione, con la sua sovrabbondanza di ogni tipo di cibo, degna della cucina di un re di un paio di secoli fa, le “esposizioni” di verdure e cacciagione sembrano nature morte, gli utensili e i fornelli di una volta sono estremamente interessanti.
Piacevole da vedere, se sopportate le gravi pecche nella recitazione e nella realisticità della storia che però, è doveroso ricordare, vuole essere di fantasia, tendente al magico.
IMDb 7,2 RT 90%

 

241 * “The full monty ” (Peter Cattaneo, UK, 1997) tit. it. “Squattrinati organizzati” * con Robert Carlyle, Tom Wilkinson, Mark Addy
Vorrei incontrare chi “inventa” i titoli italiani che poco o niente hanno a che vedere con quelli originali. Potrebbero anche essere geni del marketing ma, onestamente, ne dubito.
Ma veniamo al film. Ouasi esattamente 20 anni fa (14 agosto 1997) questa insolita commedia drammatica fu presentata al Festival di Locarno, suscitando un discreto scalpore, ma anche tanti commenti positivi. Successivamente approdò anche agli Oscar con 4 Nomination, miglior film, regia, sceneggiatura e colonna sonora aggiudicandosi l’ambita statuetta in quest’ultima categoria.
Nella una volta ricca e prospera Sheffield (capitale dell’acciaio inglese) regna ora la disoccupazione e la conseguente disperazione di molti ... operai e dirigenti. Una mezza dozzina di loro decidono di fare un po’ di soldi con un “audace” spettacolo.
Questa ottima commedia riesce ad alternare momenti drammatici e comici, quasi surreali, forte anche di un cast eccellente che conta, fra gli altri, su Robert Carlyle, il meno conosciuto Mark Addy e Tom Wilkinson, sempre bravissimo, in qualunque ruolo, in qualunque genere.
Se potete, guardatelo in versione originale ma, anche se siete abbastanza ferrati in inglese “classico”, accertatevi di avere anche i sottotitoli a disposizione, l’accento e lo slang (fondamentali nella dinamica del film) non sempre sono facili da seguire.
Ieri sera mi sono divertito di nuovo e non poco, chi conta vari decenni come me gradirà anche la colonna sonora “d’epoca”.
Comunque, da non perdere, lo consiglio a tutti.
IMDb 7,2 RT 95%

 

240 * “Comme une image” (Agnès Jaoui, Fra, 2004) tit. it. “Così fan tutti” * con Marilou Berry, Jean-Pierre Bacri, Agnès Jaoui
Dramma molto articolato (si potrebbe dire “interlacciato”) che si sviluppa fra innumerevoli (pessime) relazioni a molteplici livelli fra genitori e figli, compagni, colleghi, insegnati e allievi, ognuno legato per diversi motivi a vari altri. L'ipocrisia e l'egoismo regnano sovrani (da cui il titolo italiano ... suppongo), ma anche l'incomprensione ha un ruolo determinante.
La regista e protagonista Agnès Jaoui propone varie situazioni interessanti, ma per metterle tutte insieme non ne approfondisce nessuna a dovere e si riduce a narrare una serie di eventi in modo abbastanza scollegato.
Film fatto quasi in famiglia visto che il ruolo principale (un odioso e insopportabile scrittore di successo, ma al momento senza ispirazione) è ricoperto da Jean-Pierre Bacri, marito della regista. Il resto del cast è sulla sufficienza, niente di più.
In sostanza interessante, con buoni spunti di contrasti sociali/familiari/affettivi, purtroppo lasciati quasi inesplorati; quindi, pur fornendo buoni spunti di discussione, dice ben poco.
IMDb 6,9 RT 94%

 

239 * “Role models” (David Wain, USA, 2008) * con Paul Rudd, Seann William Scott, Elizabeth Banks, Christopher Mintz-Plasse
Film giuntomi in un blocco, sapendo di che trattava non lo avrei certo cercato. Fa parte di quella serie di commedie semidemziali (più che altro con protagonisti dementi), più o meno giovanili, con una certa dose di turpiloquio e allusioni sessuali di bassa lega.
A dire il vero non è fra i peggiori del genere e si prende gioco di alcune situazioni tipicamente americane. Ma ciò non lo salva e gli interpreti non aiutano ...
Solo sporadicamente arguto, spesso sopra le righe, per lo più scontato.
Ce l'avevo e l'ho visto, dopo vari anni di rinvii ..., ma non ve lo consiglio.
IMDb 6,9 RT 78%

 

238 * “A Wednesday” (Neeraj Pandey, India, 2008) trad. lett. “Un mercoledì” * com Anupam Kher, Naseeruddin Shah, Jimmy Shergill
Avendo trovato più volte il titolo elencato nelle varie classifiche di film indiani, o asiatici in genere e addirittura in quella dei migliori film di tutti i tempi di IMDB (dove si trova al 180° posto, con un ottimo 8,3) ho scaricato video e sottotitoli e melo sono guardato, non senza “apprensione”. Il genere non è dei miei preferiti (thriller-poliziesco-terroristico) e temevo una cattiva realizzazione di qualche storia già vista e riadattata in stile Bollywood. Niente di tutto ciò. C’è suspense, buona regia (tranne che per qualche inquadratura ripetuta troppe volte), ottimi attori, musica appropriata (indiana, ma senza canzoni né balli), durata giusta (101’) e l’ultima mezz’ora è un vero e proprio susseguirsi di colpi di scena, fino al fermo immagine conclusivo dopo il quale iniziano a scorrere i titoli di coda.
In breve (tentando di non svelare niente) un uomo minaccia di far esplodere bombe a Mumbai e per non farlo chiede il rilascio di alcuni terroristi ... e ho già detto troppo. Sembra la solita trama, ma vi assicuro che non è così.
Sceneggiatura ottima, tempi giusti, forse si può solo obiettare sulla “morale” ...
Assolutamente consigliato, specialmente a chi è aperto alle cinematografie di altre culture.
IMDb 8,3 * al 53° posto nella classifica IMDb
dei migliori film indiani di sempre

ATTENZIONE: al contrario dell’originale, il remake ufficiale hollywoodiano 'A Common Man' (diretto Chandran Rutnam, 2013, con Ben Kingsley e Ben Cross) deve essere tutt’altra cosa in quanto “vanta” un miserrimo 4,7 su IMDb e su RT c’è una sola recensione (ampiamente negativa) e il gradimento del pubblico è stato del 18%!

 

237 * “Gulliver's Travels” (Dave Fleischer, USA, 1939) tit. it. “I viaggi di Gulliver” * animazione
Secondo lungometraggio di animazione nella storia del cinema, di due anni successivo a “Biancaneve e i 7 nani” di Disney. Purtroppo per i Fleischer Studios, il film uscì in un pessimo momento dal punto di vista commerciale, a Natale 1939 con la incombente guerra in Europa dove quindi fu distribuito poco e male. Ciò fu una delle concause del loro successivo fallimento e da allora Disney ebbe praticamente il monopolio del settore.
Il film tratta solo della prima parte della storia (che suppongo conosciate), cioè quella relativa al naufragio e alle sue avventure nel Regno di Lilliput. Pur non apprezzando più di tanto il genere, devo dire che non mi è dispiaciuto e l’ho trovato meno sdolcinato degli omologhi disneyani di metà secolo scorso. In merito all’animazione si può avere qualche riserva, ma i disegni li ho trovati più che buoni e direi migliori di tante altre produzioni moderne generate con i computer. Ogni immagine fu disegnata a mano e i fondali erano ad acquerello. Pur essendo un film di quasi 80 anni fa, vi potete godere l’ottima versione restaurata, attualmente disponibile gratuitamente in rete (anche in HD 1080p) essendo divenuta opera di Pubblico Dominio.
Secondo me merita una visione anche se fosse solo per fare un raffronto con i film d’animazione successivi.
IMDb 6,8 RT 67%

 

236 * “Too hot to handle” (Terence Young, UK, 1960) tit. it. “Londra a mezzanotte” * con Jayne Mansfield, Leo Genn, Karlheinz Böhm, Christopher Lee
Un misto commedia, musical e gangster story che si svolge a Soho (Londra) e che vede la “guerra” - mal mascherata - fra i gestori di due locali di striptease, uno di fronte all’altro, nella stessa strada. Ai tentativi di ricatto, fughe rocambolesche, un doppiogiochista, pezzi musicali, vita nei camerini dove, ovviamente, non tutte le ragazze vanno d’accordo, si aggiunge un intrigante giornalista francese con fotografo al seguito ... e non tutti gradiscono.
Il finale resta un po’ vago e delle tante possibile conclusioni sembra essere quella meno accattivante e certamente la meno probabile.
Da notare che il regista è Terence Young, il quale un paio di anni avrebbe diretto i primi 4 film della serie di James Bond. Nel cast si fa notare Jayne Mansfield, stavolta non solo per la sua presenza, ma anche pre una più che onesta interpretazione e, seppur in un ruolo secondario, Christopher Lee.
Pur lungi dall’essere memorabile o imperdibile, è un buon film d’epoca.
IMDb 6,5

 

235 * “Confession” (Ken Hughes, UK, 1955) aka “The deadliest sin” in USA * con Sydney Chaplin, Audrey Dalton, Jefferson Clifford
Noir inglese abbastanza poco convenzionale, con varie situazioni che si sviluppano in modo abbastanza inaspettato. Soci in una rapina che si scontrano per il bottino, una uccisione quasi non voluta, una seconda premeditata, una storia d’amore stroncata sul nascere, un difficile rapporto padre-figlio e una confessione “pericolosa” e ovviamente un prete ...
Ben girato e ben interpretato, non ha molto da invidiare ai ben più noti analoghi film di oltreoceano.
Se piace il genere, da non perdere.
IMDb 6,7

 

234 * “The man called back” (Robert Florey, USA, 1932) * con Conrad Nagel, Doris Kenyon, John Halliday
Qualche storico del cinema ha definito un “pre-noir” questo insolito mix fra melodramma, thriller e court movie, che inizia in un’isola malese e termina in un tribunale londinese, di produzione americana, con regista francese. Quest’ultimo non è molto noto, ma fu fra gli sceneggiatori del classico Frankenstein del 1931 con Boris Karloff ... in effetti gli fu soffiata la regia, ma in compenso gli fu affidata quella dei “Delitti della Rue Morgue” (1932, con Bela Lugosi) altro classico horror tratto dall’omonima storia di E. A. Poe.
Film piacevole, che pur essendo essenziale e di durata relativamente breve (74’), riesce a delineare bene i caratteri dei vari personaggi. La trama è tutt’altro che banale e scontata ed in chiusura riserva agli spettatori un paio di sorprese.
Prodotto d’epoca che, nella sua semplicità, è più che godibile.
Chi se la cava con l’inglese lo può scaricare gratuitamente anche a 720p , ma si trova facilmente anche su youtube e altri siti.
IMDb 6,2

 

233 * “La nana” (Sebastián Silva, Cile, 2009) tit. it. “Affetti & dispetti ” * con Catalina Saavedra, Claudia Celedón, Alejandro Goic
Film cileno pluripremiato (34 premi e 21 Nomination, fra le quali una ai Golden Globe) giunto in Italia grazie al Festival di Torino.
Discreto film ma non del tutto convincente, gli ho concesso una seconda visione dopo quella di una mezza dozzina di anni fa, ma la mia opinione non è cambiata.
La protagonista quarantenne, a servizio nella stessa benestante famiglia cilena per la metà della sua vita, viene presentata come una donna troppo insoddisfatta, acida e introversa per durare tanto nello stesso ambiente. I suoi scontri con vari membri della famiglia e soprattutto con le varie “aiutanti” sono poco plausibili, così come la conclusione della storia. Con le dovute riserve considerati i personaggi, gli attori sono tutti da apprezzare e la regia, pur con eccessivo uso della camera a spalla, non è male.
Penso che i buoni rating siano soprattutto dovuti al fatto di essere stato prodotto in un paese che sforna ben poco e si vede anche tenendo conto degli altri film del regista, solo alcuni dei quali raggiungono la sufficienza.
IMDb 7,4 RT 94

 

232 * “Still Alive: A Film About Krzysztof Kieslowski” (Maria Zmarz-Koczanowicz, Pol, 2006) * con Irene Jacob, Wim Wenders, Krzysztof Kieslowski
Interessante documentario che ripercorre la vita professionale di Kieslowski, dagli anni della scuola, ai primi documentari, dai rapporti non sempre facili con il potere comunista a Solidarność, dalle prime sottovalutate proiezioni ai festival fino all’unanime acclamazione a Cannes, a Berlino, a Venezia e alle Nomination all’Oscar.
I tanti amici, colleghi, critici e collaboratori con le loro brevi interviste delineano un ritratto di un regista meticoloso, creativo e testardo, concentrato sul suo lavoro, sempre al limite fra ciò che si poteva dire e/o mostrare e ciò che era “vietato”.
Per apprezzare il documentario, tuttavia, si deve conoscere almeno parte dei lavori di Krzysztof Kieslowski i più accessibili dei quali sono i 10 episodi del “Decalogo”, “La doppia vita di Veronica” e la trilogia dei colori (Film Blu - Film Bianco - Film Rosso), suo ultimo lavoro.
Morì nel 1996, a soli 55 anni, dopo essere arrivato in pochissimo tempo e con poche regie ad essere osannato come uno dei più grandi registi moderni.
IMDb 7,7

 

231 * “Kill Bill: Vol. II” (Quentin Tarantino, USA, 2004) tit. it. “Kill Bill - Volume 12” * con Uma Thurman, David Carradine, Michael Madsen
Conclusa la lunga “introduzione” con l’eliminazione di un paio di soggetti sulla “lista nera” di Uma, ecco la seconda metà, più parlata, a tratti quasi filosofica, con scontri più brevi e sorprendenti, punteggiata da racconti significativi e azioni a dir poco sadiche.
Dialoghi, colonna sonora, inquadrature, colori e dettagli ancora una volta calamitano l’attenzione dello spettatore attento che sa leggere (almeno in parte) riferimenti e citazioni e, al contrario di quelli superficiali e distratti, sa che in un film di Tarantino niente è casuale.
Il buon Quentin si conferma un maestro nel padroneggiare un formato non facile come il Panavision (2.35 : 1) e ciò, ovviamente, vale anche per l'altro.
Da guardare, ovviamente a brevissima distanza di tempo dal Vol. I, ancora meglio se in continuità.
IMDb 8,0 RT 84%

 

230 * “Kill Bill: Vol. I” (Quentin Tarantino, USA, 2003) tit. it. “Kill Bill - Volume 1” * con Uma Thurman, Lucy Liu, Vivica A. Fox, Daryl Hannah
Ho aspettato di ri-guardare anche il “Vol. II”, in sequenza, prima di stendere le due micro-recensioni. Dovrebbe essere chiaro a tutti che Tarantino l’ha pensato come un solo film e che è stato distribuito in due parti per motivi commerciali ... il secondo non è un sequel, è il completamento della storia lasciata a metà nel primo.
Ovviamente non stupisce l’abbondanza di sangue, né il linguaggio, né i temi e pertanto ciò che è da apprezzare di più sono le scene in sé e per sé, il montaggio, i frequenti dettagli mostrati in primo piano, il lungo inserto realizzato con disegni in stile “anime” e, assolutamente non da ultimo, la variegatissima e sempre appropriata colonna sonora che include ben oltre 30 temi e canzoni.
Tuttavia, devo dire che ho trovato la scena che precede lo scontro di Uma Thurman (the Bride) con O-Ren Ishii (Lucy Liu) eccessivamente lunga e ripetitiva, rompe il ritmo fino a quel punto incalzante e, pur volendola vedere come un omaggio ai B-movie di arti marziali orientali, stona rispetto al resto.
Tarantino presenta vari personaggi (in primis The Bride) senza lasciar trapelare troppo, proponendo molti avvenimenti in modo vago e avvolti nel mistero, i flashback aiutano ma non sono esaurienti, del Bill del titolo ci fa sentire solo a voce, si vede una sua mano, ma non il volto.
IMDb 8,1 RT 85% * al 180° posto nella classifica IMDb dei migliori film di sempre

 

229 * “Midnight Cowboy” (John Schlesinger, USA, 1969) tit. it. “Un uomo da marciapiede” * con Dustin Hoffman, Jon Voight, Sylvia Miles
Film che ha fatto epoca, emblematico nell’ambito della rivoluzione del Nuovo Cinema Americano (American New Wave) soprattutto per aver portato sullo schermo, in modo abbastanza esplicito per l’epoca, scene di prestazioni sessuali a pagamento (in questo caso da parte del protagonista, un “gigolò”), di un doppio stupro e di incontri omosessuali. All’uscita fu addirittura classificato “X” come i film pornografici e solo dopo vari anni (pur senza tagliare niente) passò a “R”.
Superba l’interpretazione di Dustin Hoffman, per molti (me compreso) la migliore della sua lunga carriera ... avrebbe meritato l’Oscar che invece andò a John Wayne per “True Grit”. Quest’ultimo, già ben noto per le sue idee “conservatrici”, criticò aspramente e in modo palesemente omofobo i temi trattati in “Midnight Cowboy”.
"Wouldn't you say that the wonderful love of these two men in Midnight Cowboy, a story about two fags, qualifies as a perverse movie?"
Non è chiaro se questo suo astio fu accresciuto dal fatto di essere anche citato (seppur in modo non offensivo) in un dialogo fra Ratso (Hoffman) e Joe (Voight) a proposito dei cowboy:
Ratso : "Cowboys are fags!"
Joe: "John Wayne is a cowboy! Are you calling John Wayne a fag?"
A mio modesto parere è un gran film, non solo per quello che rappresentò all’epoca, ma anche per il modo di raccontare la storia di Joe Buck, sprovveduto giovane texano che da un paesino del sud si trasferisce a New York dove pensa di fare un mare di soldi semplicemente e “piacevolmente”. Il rapido montaggio, in particolare per le tante scene di ricordi, piacevoli e spiacevoli, sogni e fantasie, con alternanza di bianco/nero e colore è uno dei migliori che ricordi. Cinematograficamente parlando, lo trovo un film fatto talmente bene che le parole sono superflue.
Sarei curioso di sapere se e quante volte “Un uomo da marciapiede” è passato in TV in edizione integrale ...
La canzone “Everybody's Talkin' “ (composta da Fred Neil e cantata da Harry Nilsson), eseguita più volte nel corso del film, divenne un successo internazionale
Senz’altro un film da non perdere, per il soggetto e la sceneggiatura, le interpretazioni, la regia, il montaggio e la Musica! Cosa volete di più?
IMDb 7,9 RT 90% * 3 Oscar (miglior film, regia, sceneggiatura non originale) e altre 4 Nomination per entrambe gli attori protagonisti Dustin Hoffman, Jon Voight, per Sylvia Miles non protagonista e per il montaggio.

 

228 * “The Silence of the Lambs” (Jonathan Demme, USA, 1991) tit. it. “Il silenzio degli innocenti” * con Jodie Foster, Anthony Hopkins, Lawrence A. Bonney
Pur apprezzandolo, non mi entusiasmò quando lo vidi oltre 25 anni fa né lo ha fatto ieri sera. Concordo su elogi e lodi all’indirizzo di Anthony Hopkins, del film nel complesso e della regia, ma continuano a non convincermi l’interpretazione di Jodie Foster e la sceneggiatura che la presenta pressoché come una incapace ... altro che “agente speciale” (oltretutto non sopporto la sua voce/pronuncia con la bocca quasi chiusa e le labbra serrate).
Diciamo che in genere tutto il sistema FBI, polizia, istituti di rieducazione e compagnia bella sembrano un’armata Brancaleone. Stavolta si esagera in senso opposto a quei film nei quali tutti capiscono tutto immediatamente, sono sempre pronti all’azione e, ovviamente, sono infallibili. A me piacciono di più i film con personaggi più “umani” e almeno in parte credibili, pur convenendo che le storie inusuali sono quelle che affascinano. Ripeto, soggetto ottimo, sceneggiatura non all’altezza.
Pur trovando spropositata la sua 23^ posizione nella classifica dei migliori film di tutti i tempi di IMDB (ma chi crede più alle classifiche? al massimo forniscono qualche input o ci ricordano qualche titolo dimenticato), mi sento di suggerire una attenta visione de “Il silenzio degli innocenti”.
5 Oscar (miglior film, regia, sceneggiatura non originale e migliori protagonisti Anthony Hopkins e Jodie Foster) e altre 2 Nomination per sonoro e montaggio.
IMDb 8,6 RT 95%

 

227 * “Carne trémula” (Pedro Almodóvar, Spa, 1997) * con Liberto Rabal, Francesca Neri, Javier Bardem, Angela Molina, José Sancho, Penelope Cruz,
Più guardo e ri-guardo i film di Almodóvar e più li apprezzo. Al di là delle sue storie talvolta estreme, contorte, a spirale e spesso circolari con corsi e ricorsi di situazioni e scene, trovo che dimostri sempre un “buon gusto” (non sempre buongusto), con immagini, colori (inclusi i soliti classici colpi di rosso) e dettagli accompagnati da ottime colonne sonore (anche stavolta uno struggente pezzo di Chavela Vargas).
In “Carne trémula” ci propone (è co-sceneggiatore) non un triangolo ma un “pentagono” con due coppie e un elemento di disturbo (e relativamente disturbato, ma neanche gli altri scherzano) in una storia che si avviluppa su sé stessa, con tante incredibili coincidenze e casualità, forse poco credibili e plausibili eppure possibili, piazzate magistralmente nel corso di tutto il film.
Ottimo il cast, dai protagonisti agli attori di “contorno”, quasi tutti icone del cinema spagnolo e/o appartenenti a varie famiglie storiche. Liberto Rabal è nipote di Francisco “Paco” Rabal, Javier Bardem è nipote del grande regista Juan Antonio Bardem e di sua sorella minore Pilar che in questo film interpreta Doña “Centro de Mesa”.
Ri-guardato con molto piacere, e ovviamente lo consiglio.
IMDb 7,4 RT 80%

 

226 * “Cabaret” (Bob Fosse, USA, 1972) * con Liza Minnelli, Michael York, Joel Grey, Helmut Griem, Marisa Berenson
Storia debole e (pretestuosi) riferimenti al nascente nazismo a parte, è un ottimo film.
Eccezionale Joel Grey, brava Liza Minelli, eccellente la colonna sonora e la parte visuale nel complesso.
Non per niente si aggiudicò ben 8 Oscar (Liza Minelli protagonista, Joel Grey non protagonista, regia, fotografia, scenografia, montaggio, sonoro, musica originale) e solo le altre 2 Nomination (miglior film e sceneggiatura non originale) non si trasformarono in altrettante statuette.
Consigliato.
IMDb 7,8 RT 97%

 

225 * “The Ninth Guest” (Roy William Neill, USA, 1934) * con Donald Cook, Genevieve Tobin, Hardie Albright
Buon mistery-thriller, precursore dei classici stile Agatha Christie ed in quanto alla trama questo ricorda molto il suo giallo “10 little indians” e quindi le innumerevoli successive versioni e adattamenti sia cinematografici che televisivi.
In questo caso 8 membri dell'alta società newyorchese vengono invitati a mezzo telegramma ad una festa in un lussuosissimo penthouse. Dopo aver appurato che nessuno dei presenti (che si conoscono tutti fra loro, ma non sono certo tutti amici) è il mittente degli inviti, né il padrone di casa, una voce da una radio li informa che non possono uscire dall’appartamento e inizia una specie di sfida “psicologica”, una specie di gioco della verità nel quale la penalità è la morte.
Niente male.
IMDb 7,1 RT 90%

 

224 * “En construccion” (José Luis Guerín, Spa, 2001) * con Juana Rodríguez Molina, Iván Guzmán Jiménez,Juan López López
Particolare ed interessantissimo documentario, privo di ogni commento con voce fuori campo. Attento, acuto, e particolarmente umano propone le reazioni di tutti quelli coinvolti in un modo o nell'altro nella demolizione di un vecchio edificio e la costruzione di un moderno grande condominio in un quartiere popolare di Barcellona. Deliziosi i commenti del "pubblico" che segue l'attento lavoro degli archeologi dopo la scoperta di una necropoli romana scavando per le nuove fondamenta. Egualmente appassionanti sono i racconti dei pensionati che ricordano avvenimenti vari e le loro molto particolari interpretazioni di problemi legati a economia, urbanistica, demografia e chi più ne ha più ne metta, l'interazione degli operai con gli "osservatori" affacciati da finestre e balconi circostanti o appena dietro reti e transenne, i diversi rapporti fra capomastri, supervisori e maestranze, che includono molti immigrati nord-africani, il tutto ai margini del "barrio chino" (quartiere cinese).
Unico elemento negativo, a mio parere, è le troppe scene dedicate alla giovane coppia di squatters tossicodipendenti.
Mi sembrano assolutamente meritati i 3 premi a San Sebastián e il Goya come miglior documentario per questo singolare racconto che va dal progetto finanziato con fondi europei alla vendita degli appartamenti, passando per demolizione e ricostruzione.
IMDb 7,6

 

223 * “The Big Wheel” (Edward Ludwig, USA, 1949) tit. it. “La pista di fuoco” * con Mickey Rooney, Thomas Mitchell, Mary Hatcher
Film abbastanza scadente, dvd comprato solo per la presenza di Mickey Rooney, non particolare conosciuto in Italia, ma famosissimo negli States. Oltre 100 film e innumerevoli serie televisive, attivo fino ai suoi ultimi giorni di vita (“Notte al museo - Il segreto del faraone”, 2014, a quasi 94 anni), vita hollywoodiana molto intensa, con ben 8 matrimoni, il primo dei quali nientemeno che con Ava Gardner.
La sua particolarità? la statura, solo 1,57, ben 11cm in meno della suddetta Ava. Proprio per la sua altezza per anni a ricoperto ruoli del ragazzini imberbi, come è stato anche in questo caso all’età di 29 anni.
Tutto si svolge a margine delle gare automobilistiche in pista, prima su quelle sterrate di provincia e infine a Indianapolis.
Si fa guardare solo per curiosità, ma come detto in apertura vale ben poco.
IMDb 5,7

 

222 * “Take the money and run” (Woody Allen, USA, 1969) tit. it. “Prendi i soldi e scappa” * con Woody Allen, Janet Margolin, Marcel Hillaire
Primo vero film di Allen, costruito quasi come un documentario sulla vita di un criminale (da strapazzo). Commedia abbastanza divertente (con solo alcuni spunti geniali) che portò il regista newyorkese all’attenzione del grande pubblico. Molti la giudicano una delle migliori di Woody Allen che cominciò ad esibire la sua vasta gamma di facce, smorfie e balbettii che poi divennero quasi il suo “marchio di fabbrica”.
La scelta del semidocumentario implica chiaramente tanta voce fuori campo che altrettanto ovviamente appesantisce la narrazione e il film si riduce ad una serie di sketch, divertenti ma abbastanza slegati fra loro. Meritano certamente i commenti dei genitori del “criminale” che, per la vergogna, rispondo alle domande dell’intervistatore cercando di rendersi irriconoscibili con naso finto, baffi e sopracciglia cespugliose, rassomigliando quasi a Groucho Marx.
Se invece della commedia preferite guardare un semi-documentario serio, fra il noir e il poliziesco, vi consiglio senz’altro “The Naked City” (Jules Dassin, 1948, 2 Oscar, con Barry Fitzgerald).
Woody Allen non è certo il mio regista preferito, riconosco che ha prodotto qualche discreta sceneggiatura, come “attore” non lo sopporto.
Dovranno passare vari decenni prima che ri-guardi “Prendi i soldi e scappa” e prima di allora certamente mi godrò almeno un altro paio di volte “The Naked City”.
IMDb 7,3 RT 90%

 

221 * “Exodus” (Otto Preminger, USA, 1960) * con Paul Newman, Eva Marie Saint, Ralph Richardson, Peter Lawford, Lee J. Cobb, Sal Mineo
Lunghissimo (3h19’) film che ci fa conoscere un periodo della travagliata nascita dello stato di Israele, pochi anni dopo la fine della guerra, quando la Palestina era ancora sotto il dominio inglese. Storicamente interessante anche se non vi so assolutamente dire quanto sia accurato, ma certamente ci deve essere molta verità.
La precisa regia di Premiger certamente si fa notare, così come le buone interpretazioni degli attori, Paul Newman su tutti, mentre le due donne sono penalizzate dai loro personaggi più o meno insulsi, certamente irritanti. Non mi convince del tutto la Nomination ottenuta da Sal Mineo come attore non protagonista (lo ricorderete nel ruolo di Plato in “Gioventù bruciata”).
“Exodus” vinse l’Oscar per la miglior colonna sonora di film drammatico e ottenne anche un’altra Nomination per la fotografia a colori curata da Sam Leavitt.
Da guardare solo se motivati (qualunque siano i motivi), altrimenti non si giunge alla fine ...
IMDb 6,8 RT 64%

 

220 * “Eye of the Needle” (Richard Marquand, UK, 1981) tit. it. “La cruna dell’ago” * con Donald Sutherland, Kate Nelligan, Stephen MacKenna
Thriller storico ambientato in UK nei giorni che precedettero lo sbarco in Normandia. Lessi l’omonimo romanzo di Ken Follet (non fra i miei autori preferiti, ma di gran lunga migliore del sopravvalutassimo Dan Brown) molti anni fa e poi vidi anche il film. Anche riguardandolo ora resto dell’idea che il film è ben lontano dalla qualità del libro e non basta un buon Donald Sutherland a risollevarne le sorti.
Richard Marquand è un regista relativamente poco conosciuto con solo 7 film all’attivo nell’arco di un decennio (1978-87), fra i quali però c’è anche il VI episodi di Guerre stellari, Il ritorno dello Jedi. Secondo il sito Rotten Tomatoes, “La cruna dell’ago” dovrebbe essere il suo miglior film, ma al di là delle buone scenografie, il buon testo originale e la bella fotografia, mi sembra che la regia sia lungi dall’essere memorabile.
Discreto film, se piace il genere; potendo scegliere fra libro e film, libro senza dubbio.
IMDb 7,1 RT 85%

 

219 * “M.A.S.H.” (Robert Altman, USA, 1970) * con Donald Sutherland, Elliott Gould, Robert Duvall, Tom Skerritt, Sally Kellerman
Indimenticabile commedia cult, dissacrante e dirompente, che tratta in modo estremamente graffiante e, per alcuni, irrispettoso i drammi quotidiani di un ospedale da campo americano della guerra in Corea, proprio mentre erano invece in corso asprii combattimenti in Vietnam. Il film uscì pochi mesi prima di “Catch-22” (Comma 22, di Nichols, tratto dall’omonimo romanzo di Heller) e da allora i due, pur trattando guerre diverse in modo diverso, sono rimasti assolutamente insuperati nel genere black comedy belliche.
Erano gli albori del nuovo cinema americano del quale Altman fu uno dei primi rappresentanti divenendo famoso proprio con MASH (il suo quarto film, ma il primo di successo), seguito pochi anni dopo da altri registi che hanno fatto la storia del cinema moderno e sono ancora sulla breccia (p.e. Scorsese, Spielberg, Lucas, ...). Negli anni successivi numerose scene cult di MASH sono state citate, riprese o copiate in innumerevoli film.
Tanti i volti noti, da quelli già famosi allora (p.e. Donald Sutherland, Elliott Gould, Robert Duvall) ad alcuni esordienti fra i quali c’è Bud Cort, il quale sarà protagonista del successivo film di Altman (Brewster McCloud - Anche gli uccelli uccidono, 1970) anche se i più lo ricordano come l’Harold si “Harold and Maude” (di Hal Ashby, 1971).
Si fa notare anche la simpaticissima Sally Kellerman, impacciata e “anomala” per la sua altezza (quasi 1,80), che interpreta la memorabile “hot lips” (labbra bollenti, soprannome molto equivoco, ma i dialoghi del film in generale non sono certo per educande), soprannome tradotto in italiano come “bollore” ... penso che nessuno ricordi il suo vero nome: Maggiore Margaret O'Houlihan. Così si guadagnò la sua unica Nomination (non protagonista) ed il film vinse l’Oscar per la sceneggiatura non originale, e ottenne altre 3 Nomination per miglior film, regia, montaggio.
Dark comedy da non perdere!
IMDb 6,9 RT 80%
MASH è l’acronimo di Mobile Army Surgical Hospital (ospedale mobile chirurgico militare)

 

218 * “Il fiore di 1001 notte” (Pier Paolo Pasolini, Ita, 1974) * con Ninetto Davoli, Franco Citti, Franco Merli, Ines Pellegrini
Parimenti al precedente "I racconti di Canterbury" Pasolini si avvale della collaborazione di Danilo Donati per i costumi e Dante Ferretti per le scenografie, non c’è Tonino Delli Colli a dirigere la fotografia (al suo posto Giuseppe Ruzzolini) ma resta in squadra Ennio Moricone con risultati molto più incisivi (penso che a nessuno possa venire in mente di paragonare le musiche del nord Europa con quelle del Medio Orente!), e i risultati sono ancora una volta evidenti. A ciò si aggiungono le meravigliose location che includono San'a (Yemen), Esfahan (Iran), oltre a varie località in Etiopia e Nepal e le citazioni letterali dall'originale testo di “Le 1001 notte” (X secolo, ben prima del Decameron e Racconti di Canterbury), poesia pura.
Tuttavia alla bellezza visuale si contrappone la solita scelta di Pasolini di utilizzare tanti attori non professionisti e fra questi metterei anche Ninetto Davoli il quale, dopo tanti film, ancora non riesce a recitare in modo neanche lontanamente accettabile ... ma forse così gli era richiesto.
Al di là delle (per me) discutibili interpretazioni, il film è un piacere per gli occhi e merita senz’altro una visione (su schermo grande).
IMDb 6,9 RT 80%

 

217 * “I racconti di Canterbury” (Pier Paolo Pasolini, Ita, 1972) * con Hugh Griffith, Laura Betti, Franco Citti, P. P. Pasolini, Ninetto Davoli
Molto merito deve andare all'eccellente "squadra" di Pasolini, in particolare a Danilo Donati per la sua incredibile creatività nel proporre splendi abiti e soprattutto copricapo di ogni foggia possibile e immaginabile ma sempre abbastanza plausibili e a tema, per non parlare degli accostamenti di colore e tinte. Ma, oltre a lui, PPP contava anche sulla fotografia del ben noto Tonino delli Colli e le scenografie di Dante Ferretti (per chi non lo sapesse ha vinto 3 Oscar e ottenuto altre 6 Nomination).
A parte le meraviglie fornite da questo trio, il film non offre molto di più. Certamente non è lontanamente a livello delle prime opere di Pasolini, “Accattone” su tutti, ma lo trovo anche un passo indietro al precedente “Il Decameron”. Stasera chiudo con il terzo della film della “trilogia della vita”: “il fiore di 1001 notte”.
Ho trovato singolare l’apertura con l’immortale canzone napoletana “Fenesta ca lucive” (pubbl. 1842, musica attribuita a Bellini) cantata con un giusto divertentissimo accento inglese da un venditore di indulgenze, canzone inserita anche nella colonna sonora del precedente “Decameron” cantata Franco Citti.
Interessanti anche i richiami alla pittura classica (vedi ultime due foto).
Da guardare per quanto detto in apertura e per completezza, ma non pregevole.
IMDb 6,5 RT 63%

 

216 * “Big Wednesday” (John Milius, USA, 1978) tit. it. “Un mercoledì da leoni” * con Jan-Michael Vincent, William Katt, Gary Busey
Più piacevole e più credibile di “The Lion and the Wind” (Milius, 1975) visto ieri. Rappresenta bene un certo ambiente (senz’altro di nicchia, limitatissimo) della gioventù statunitense di metà anni ’70. Il mito del surfboard, le spiagge californiane, le giornate intere passate ad affrontare o ad aspettare le onde o a guardare quelli che le cavalcavano, per poi finire con il solito party quasi selvaggio. A interrompere questa routine arrivano le chiamate alle armi (Vietnam) ma Milius lascia la guerra molto a margine della storia contando solo i reduci e quelli che non ce l’hanno fatta.
Ottime le riprese dei surfisti in acqua (e con che tavole!), molto apprezzabili se si considerano i mezzi disponibili all’epoca.
Fra film sportivo e commedia giovanile (ce ne sono di tipi strani ...) “Big Wednesday” resta un film abbastanza piacevole, anche a distanza di quasi 40 anni. Certo, chi ha vissuto quel periodo lo può apprezzare di più.
Senza infamia e senza lode, ma certamente sopra la sufficienza.
IMDb 7,3 RT 67%

 

215 * “The Wind and the Lion” (John Milius, USA, 1975) tit. it. “Il vento e il leone” * con Sean Connery, Candice Bergen, Brian Keith
Sarò più conciso del solito: The Wind and the Lion deludente. La bella fotografia e gli esterni, l’ottimo John Huston (qui attore), nonché le oneste (lungi dall’essere superlative) interpretazioni di Sean Connery e Candice Bergen non portano il film al di sopra della mera sufficienza. Il personaggio di Roosevelt interpretato da Brian Keith è proposto in modo abbastanza ridicolo e i luoghi comuni (politicamente scorretti, ma si era ancora negli anni ’70) abbondano. Imprecisioni e pressapochismo sia nella trama (molto vagamente basata su un evento reale) che nelle scene d’azione fanno il resto.
Le 2 Nomination Oscar le ottenne per il sonoro e musica originale ...
Se ne può fare a meno. Pronto per il prossimo Milius, visto solo una volta poco meno di 40 anni fa.
IMDb 7,0 RT 75%

 

214 * “Windtalkers” (John Woo, USA, 2002) * con Nicolas Cage, Adam Beach, Peter Stormare
Dvd comprato senza sapere troppo del film, ma preso per John Woo (del quale apprezzo moltissimo “Red Cliff”, edizione integrale), per la presenza dei navajo, per la location nella mia cara Oahu (nella solita valle affacciata sulla costa nordorientale dell’isola), un poco per Mark Ruffalo, ma non certo per Nicholas Cage che trovo sia in genere assolutamente sopravvalutato e, visto il film, ne sono ancor più convinto.
Di Windtalkers mi è piaciuto l’inizio e la fine, ma solo perché in quei pochi minuti ci sono belle riprese delle distese infinite della Navajo Nation dell’Arizona, punteggiate dalle caratteristiche meravigliose torri di roccia. Della riserva si vede molto poco e nel corso del film i due “indiani” sono presentati quasi come macchiette. I dialoghi sono penosi, i vari soldati-cliché ci sono tutti (peggiori del solito) e le scene di guerra sono del tutto risibili. In sostanza uno dei peggiori film bellici mai visti, ridicolo e neanche divertente ... e oltretutto non erano necessarie più di due ore per raccontare, molto male, quasi niente.
Da evitare accuratamente. I rating, per quanto bassi, sono da considerarsi valutazioni molto benevole e generose.
IMDb 6,0 RT 32%
PS - ho appena letto che è classificato al 4° posto nella speciale classifica “Most Inaccurate Military Movies Ever Made”

 

213 * “We were Strangers” (John Huston, USA, 1949), tit. it. “Stanotte sorgerà il sole” * con Jennifer Jones, John Garfield, Pedro Armendáriz
Film di Huston poco conosciuto e poco apprezzato, ambientato all’Havana all’epoca della caduta del dittatore Machado nel 1933. A molti sembrò strano che il già noto regista affrontasse questo tema “rivoluzionario” nel periodo embrionale del maccartismo, mentre a Cuba Batista (che praticamente successe a Machado) governava più o meno con gli stessi metodi dittatoriali. Fin dalla seconda metà dell’800 gli Stati Uniti ufficialmente o solo per interessi commerciali influirono sulla politica ed economia dell’isola. In quanto a Machado la loro posizione cambiò più volte e non fu mai chiara, anzi rimase sempre molto ambigua. Per di più John Garfield (che interpreta Tony Fenner, venuto proprio dagli USA sotto mentite spoglie con il preciso scopo di fomentare la rivoluzione e far cadere la dittatura) era già schedato come comunista, fatto che lo costrinse ben presto ad abbandonare la sua brillante carriera e lo portò alla morte ad appena 39 anni. A molti il suo nome può risultare quasi sconosciuto, tuttavia ottenne due Nomination Oscar per “Four Daughters” (1938) e “Body and Soul” (1947), fu il protagonista con Lana Turner del primo e originale “Il postino suona sempre due volte” (1946, unanimemente giudicato molto migliore del remake del 1981 con J. Nicholson e J. Lange) ed era molto amato dal pubblico americano tanto che al suo funerale attesero oltre 10.000 persone, nonostante fosse vittima della “caccia alle streghe” del maccartismo.
La produzione si attirò molte critiche (che condivido in tutto e per tutto) per aver fatto parlare gli attori in inglese, ma con un forte accento latino, cosa ridicola in quanto i rivoluzionari non parlavano certo inglese e quindi la scelta doveva essere limitata al lasciare il presumibile originale cubano o doppiare tutti senza accenti di sorta. Per di più, di tanto in tanto i protagonisti pronunciano brevi frasi o saluti in spagnolo, facilmente comprensibili. Queste scelte balzane non sono purtroppo rare e per un film “serio” assolutamente inopportune ... è - forse - accettabile solo per Stanlio e Ollio (perché sempre così sono stati presentati in Italia) ma non per altri.
Il film in sé e per sé non è male e nel cast molto vario, che include validi caratteristi americani e cubani (il film fu girato all’Havana), spiccano gli altri due protagonisti assoluti: Jennifer Jones e l’eclettico e sempre bravo Pedro Armendáriz.
Per quest’ultimo, avendone grande stima, mi sento in dovere spendere qualche parola in più. Come Garfield è poco conosciuto in Italia pur essendo stato fra i protagonisti anche di varie produzioni nostrane fra le quali il notevole “Uomini e lupi” (1957) con Silvana Mangano e Yves Montand, regia di Giuseppe De Santis con il quale collaborarono al soggetto e sceneggiatura Tonino Guerra, Elio Petri, Cesare Zavattini, ... roba seria. Di padre messicano e madre americana, studiò negli States ed era assolutamente bilingue. Star durante l’Epoca de Oro del cinema messicano, fu protagonista di “El bruto” di Luis Buñuel (1956) e di molti capolavori di Emilio Fernández “el Indio”, ma lavorò tanto anche in produzioni hollywoodiane con registi del calibro di John Ford e Michael Curtiz. Concluse la sua brillante carriera al 125° film al fianco di Sean Connery nel secondo 007 (“Dalla Russia con amore”, regia di Terence Young, 1963) senza riuscire a terminare del tutto le riprese (fu cambiata un po’ la sceneggiatura e ove possibile fu sostituito da una controfigura). Soffriva per un cancro in stato molto avanzato e (pare) che per recitare avesse bisogno di morfina; ricoverato in ospedale a Los Angeles si suicidò con un colpo di pistola. Ma anche questa fine tragica è legata al mondo del Cinema ed in particolare al film “The Conqueror” (“Il conquistatore”, 1956, biopic di Gengis Khan - interpretato da John Wayne - prodotto da Howard Hughes). Questo film fu un fiasco clamoroso, ma viene ricordato per gli effetti ben più terribili su interpreti e maestranze. Infatti gli esterni furono girati in Utah abbastanza vicino alla zona del Nevada sede un paio di anni prima di test nucleari. Anche se è impossibile determinare con certezza le origini di un cancro i numeri sono impressionanti: pochi anni dopo, a 91 dei quasi 200 partecipanti fu diagnosticato un cancro e 46 di loro ne morirono. Fra questi ultimi, oltre ad Armendáriz, gli attori protagonisti del film John Wayne, Susan Hayward, Agnes Moorehead e John Hoyt , nonché il regista Dick Powell.
IMDb 6,7 RT 70%

 

212 * “Il gusto del sakè” (Yasujirô Ozu, Jap, 1962), tit. or. “Sanma no aji” , tit. int. “An Autumn Afternoon” * con Chishû Ryû, Shima Iwashita, Keiji Sada
Ultimo film della mia selezione di film di Ozu e ultimo della sua carriera (sarebbe morto l’anno successivo, nel giorno del suo 60° compleanno). Non so se all’epoca subisse già gli effetti del cancro alla gola che lo portò alla morte, ma “Il gusto del sakè” non mi è sembrato al livello dei precedenti lavori pur essendo più che buono. Leggendo una sua breve biografia, ho scoperto che fu un gran bevitore e con non si sposò mai e visse con la madre che morì appena due anni prima di lui. Probabilmente, la sua passione per l’alcool spiega la presenza di bottiglie in tantissime scene (sono convinto che fosse sponsorizzato da produttori di birre come Asahi e Sapporo e varie marche di whisky le cui bottiglie sono facilmente riconoscibili) ed il tema ricorrente del rapporto figli / genitori soli.
Quindi, ovviamente, anche in “Sanma no aji” si ritrovano situazioni molto simili, forse più del solito, a suoi film precedenti. Per esempio il trio di maturi amici che cercano di organizzare matrimoni è quasi identico a quello di “Akibiyori” del quale ho scritto ieri, gli uffici sembrano assolutamente uguali, alcuni concetti sono ripetuti quasi pedissequamente, gli ubriachi sono solo un po’ più frequenti con saké che scorre a fiumi in aggiunta a birra e whisky, alcuni figli un po’ più indisponenti.
A ciò si aggiunge il cast composto quasi sempre dagli stessi attori principali nel corso degli anni e perfino i nomi sono spesso ricorrenti come la famiglia Hirayama presente con uno o più membri in ruoli importanti se non addirittura da protagonisti (bisognerebbe sapere se esiste un significato particolare).
In conclusione di questo breve ciclo di 6 film di Ozu, mi sento di affermare che nel complesso è imperdibile e che il “Il gusto del sakè” non è certo il migliore del lotto, e se doveste limitare la scelta a pochi titoli consiglierei: Tarda primavera (Banshun), Viaggio a Tokio (Tôkyô monogatari) e Tardo autunno (Akibiyori)
IMDb 8,3 RT 95%

 

211 * “Tardo autunno” (Yasujirô Ozu, Jap, 1960), tit. or. “Akibiyori” , tit. int. “Late Autumn” * con Setsuko Hara, Yôko Tsukasa, Mariko Okada
Altra eccellente commedia sui “matrimoni combinati”. Tre amici di vecchia data cercano di trovare un marito alla figlia di un quarto loro compagno di avventure, deceduto vari anni prima. Come già visto in altri film, i figli si preoccupano di non lasciare i genitori soli e quindi i tre cercano di sistemare anche la madre (la vedova), vecchia fiamma di quasi tutti loro ed ancora molto ammirata. Così fra riunioni, bugie, piani di battaglia e false notizie fatte circolare ad arte, si procede con sorprese e colpi di scena ma non senza l’intervento dei figli che aiutano a scompigliare le carte .
Due ore che passano velocemente con i tre (quasi) imperturbabili signori di mezza età (due dirigenti d’azienda ed un professore universitario) non solo impegnati a trovare un buon partito per la figlia dell’amico scomparso, ma anche alle prese con le loro critiche mogli e non da ultimo con i propri figli.
Anche con “Akibiyori” Ozu fornisce un arguto spaccato del ceto medio-alto del Giappone di inizio anni ‘’60, in velocissima evoluzione e, soprattutto, in un processo di americanizzazione.
Vale quanto detto per i precedenti ... da non perdere.
IMDb 8,2 RT 100%

 

210 * “Buongiorno” (Yasujirô Ozu, Jap, 1959), tit. or. “Ohayô” , tit. int. “Good Morning” * con Chishû Ryû, Keiji Sada, Yoshiko Kuga,
Stavolta Ozu passa alla commedia “sociale” in un ambiente più popolare dei flm precedenti, occupandosi di problemi abbastanza diversi che comprendono i rapporti fra vicini con relative maldicenze, pettegolezzi e sospetti, l’educazione dei bambini, la diffusione degli elettrodomestici (televisori e lavatrici in primis), oltre ad accenni ai soliti temi del matrimonio, alcolismo, vita familiare.
Continua a mantenere alcuni dei suoi schemi e immagini peculiari come, per esempio, i panni stesi ad asciugare all’aperto (con i quali apre e chiude il film), i terrapieni, il ritorno a casa dei mariti e relativa “svestizione” (foto). Per quanto riguarda le riprese, per lo più si mantiene fedele a inquadrature fisse e spesso ricorrenti con campi più o meno lunghi perfettamente in asse con un corridoio o una stradina, immancabilmente attraversati da soggetti, protagonisti o meno, vicini o lontani, che quindi appaiono nella sola parte centrale del fotogramma scomparendo quasi immediatamente di lato entrando in una stanza o dietro un edificio (p.e bambini che passano sulla limitata parte del terrapieno visibile fra le case, alle loro spalle - vedi foto).
Pur apparendo in un certo senso ripetitivo, Ozu costruisce ogni scena con criterio e con piccole variazioni sempre significative, utilizza alla perfezione ambienti limitati ed essenziali e, con il supporto del suo ottimo “cast di fiducia”, pur raccontando relativamente poco riesce a non annoiare mai (checché ne dica qualcuno). Divertenti le opinioni espresse da diversi personaggi a riguardo della televisione (vedi foto).
Ozu riesce ad essere preciso, incisivo, piacevole e arguto anche in un film leggero come “Buongiorno”, che quindi merita una visione alla pari degli altri.
IMDb 7,9 RT 88%

209 * “Fiori d'equinozio” (Yasujirô Ozu, Jap, 1958), tit. or. “Higanbana” , tit. int. “Equinox Flower” * con Shin Saburi, Kinuyo Tanaka, Ineko Arima
Primo film a colori per Ozu, che per l’occasione scelse di mantenere una predominanza di colori variabili fra il verdastro, l’ocra e il marrone, senza mai creare contrasti e senza mai usare colori intensi o accesi.
Piccolo cambio di registro nello stile di ripresa, ai soliti “tatami shots” si aggiungono tanti primi piani e mezzo busto, con chi parla esattamente al centro dell’inquadratura e con lo sguardo rivolto (quasi) verso l’obiettivo.
Si dibatte ancora di matrimonio, ma in senso più ampio e analizzando varie situazioni molto differenti, quasi tutte in contrasto con la “morale” vigente all’epoca in Giappone ... chiare conseguenze dell’inarrestabile occidentalizzazione.
L’immancabile Chishû Ryû stavolta non è protagonista, ma appare in un ruolo minore.
Meno incisivo dei due visti nei giorni scorsi, forse limitato dal troppo parlare, comunque merita un’attenta visione ... come tutti i lavori di Ozu.
Lo “sponsor” di questo film sembra essere la birra ASAHI con tante bottiglie della famosa A. Gold (lanciata sul mercato appena l’anno prima), pubblicità meno evidente di quella della Bridgestone in Tokyo Story in quanto molto “diluita”, eppure presente nell’arco di tutto il film .
IMDb 8,0 RT 88%

208 * “Viaggio a Tokio” (Yasujirô Ozu, Jap, 1953), tit. or. “Tôkyô monogatari” , tit. int. “Tokyo Story” * con Chishû Ryû, Chieko Higashiyama, Sô Yamamura
“Tôkyô monogatari” è giudicato fra i migliori film di sempre considerando sia gli occidentali che gli asiatici ed in vari sondaggi, anche recenti, compare addirittura al primo posto assoluto.
Nel sondaggio effettuato dalla rivista Sight & Sound's nel 2012 interpellando ben 358 registi, “Tôkyô monogatari” fu votato come miglior film di sempre, di tutto il mondo.
Si tratta di un film relativamente lungo e articolato che fra il mostrato e il narrato sviscera i reali livelli affettivi fra una coppia di anziani genitori, i loro 4 figli e la nuora, vedova del quinto. Assolutamente essenziale e pur non ricorrendo a lunghi dialoghi fornisce agli spettatori una percezione esatta dei i vari rapporti familiari, dai nonni ai nipoti, mettendo cinicamente a nudo i lati negativi ed esaltando quelli positivi.
Nella consueta abbondanza di quadri fissi e “tatami shots”, ho notato una breve (insolita per Ozu) carrellata, ma molto di più mi ha molto incuriosito una “pubblicità occulta” (in effetti molto evidente) con caratteri occidentali. In due separate scene, separate da una inquadratura di Noriko che risponde al telefono, in primo piano appare un settore di pneumatico Bridgestone (sappiate che, nonostante il nome, si tratta di azienda giapponese fondata nel 1931). Per pura curiosità dovrò approfondire. (vedi ultima foto, da apprezzare anche la "perfezione" della composizione dell'immagine, ovviamente un "tatami shot" = ripresa dal basso).
Come nel precedente “Tarda primavera”, Chishû Ryû interpreta l’anziano genitore mentre a Setsuko Hara spetta la parte dell’amorevole nuora. Ho letto che per un lungo periodo la brava e molto amata attrice quasi si “specializzò” in questo tipo di personaggio di giovane donna sola (nubile o vedova) tanto devota a persone di maggiore età da rinunciare al matrimonio e che per tal motivo si guadagnò il soprannome di “eterna vergine”.
Film da non perdere per nessun motivo.
IMDb 8,3 RT 100%

 

207 * “Tarda primavera” (Yasujirô Ozu, Jap, 1949), tit. or. “Banshun” , tit. int. “Late Spring” * con Chishû Ryû, Setsuko Hara, Yumeji Tsukioka
Con “Tarda primavera” inizio il mio mini-ciclo dedicato a Ozu, regista giapponese del quale non si parla tanto, eppure giudicato quasi unanimemente uno dei migliori di sempre.
Come in molti dei suoi lavori, anche in questo analizza rapporti interpersonali nell’ambito di una classica famiglia di ceto medio, nel Giappone dell’immediato dopoguerra. Ritmo lento, tante inquadrature fisse e tanti “tatami shots”, vale a dire le sue caratteristiche riprese dal punto di vista di un ipotetico spettatore seduto sul tatami (classico rivestimento modulare del pavimento delle case).
Per apprezzare i film di Ozu (e ciò vale anche per tanti altri ambientati in Giappone) è utile conoscere almeno un poco delle tradizioni nipponiche, dalla cerimonia del tè all’abbigliamento (in particolare il valore del kimono), dai legami fra figli e genitori al matrimonio e all’educazione, dal rapporto con la morte alla religione.
In “Tarda primavera” Ozu ci mostra il particolare rapporto fra un padre vedovo ed una figlia (già da un po’ in età da marito) che non vorrebbe sposarsi per non lasciarlo solo. E’ un sottile gioco di “bugie bianche” dette da entrambi, per di più soggetto all’interferenza di amici e parenti. Accuratamente narrato, splendidamente proposto in immagini.
Ottimo film che, ovviamente, consiglio.
IMDb 8,3 RT 100%

 

206 * “Moonfleet” (Fritz Lang, USA, 1955) tit. it. “Il covo dei contrabbandieri” * con Stewart Granger, George Sanders, Joan Greenwood, Jon Whiteley.
Lang, quasi a fine carriera, si cimentò anche con un film d'avventura in costume e per ragazzi.
Il cast di un certo livello include anche George Sanders, ma i veri protagonisti sono Stewart Granger ed il piccolo Jon Whiteley.
La storia abbastanza movimentata, con una buona varietà di scene e ambienti, ricchi costumi di metà '700. Verso il finale appare l'immancabile marchiano errore (sembra che i film privi di essi si contino sulla dita di una mano).
Pur vantando un rating migliore di "Secret Beyond the Door" (visto un paio di giorni fa) non ha il fascino di quel buon thriller, che oltretutto vanta una ottima fotografia in bianco e nero, molto più piacevoli dell’Eastman Color del 1955.
Genere inusuale per Lang che, ovviamente, non si esprime al meglio.
I vari Metropolis, Mabuse, M, Scarlet Street, sono un lontano ricordo.
IMDb 6,8 RT 75%


205 * “Secret beyond the door” (Fritz Lang, USA, 1947) tit. it. “Dietro a porta chiusa” * con Joan Bennett, Michael Redgrave, Anne Revere

Confesso che lo stile di Lang mi piace, anche in film come questo, certamente non memorabile. Tempi, inquadrature, pause, alternanza pp e campi totali sono sempre sintatticamente corretti anche quando qualche dettaglio non lo è (pure Lang, come Kubrick, ha qualche “problema di porte”).
Come commentava qualcuno pochi giorni fa, ovunque ci sia una porta da non aprire, ci sono tanti che vogliono sapere cosa c’è dietro, e qualcuno ovviamente riesce a varcarla. Seppur in situazione e modo differente, anche in questo caso una moglie “ruba” la chiave della stanza proibita al marito (come in “Notorious”) ... e non dirò di più.
Nell’essenza, si tratta di un noir psicologico, con tanti espliciti tentativi di spiegare con la psicoanalisi gli strani comportamenti del protagonista.
Senz’altro datato, “Dietro a porta chiusa” vanta una buona fotografia, oneste interpretazioni (specialmente in campo femminile), un po’ di buona suspense e vari colpi di scena.
Merita la visione.
IMDb 6,8 RT 54%

204 * “La Tigre e il Dragone” (Ang Lee, Taiwan, 2000) tit. or. “Wo hu cang long” , tit. int. “Crouching Tiger, Hidden Dragon” * con Yun-Fat Chow, Michelle Yeoh, Ziyi Zhang
Certamente ha i suoi meriti, tanti, ma in questo genere non è fra i miei preferiti (amo "La foresta dei pugnali volanti").
Eccezionali le scelte scenografiche esterne (so di essere di parte, ma fra deserto e montagne è una gioia per gli occhi) oltretutto esaltate da un'ottima fotografia. Belli anche i costumi, gli interni e affascinante la musica.
Qualcuno si starà chiedendo: allora, qual è il problema?
La trama molto debole e troppi, inutili "voli" non strettamente legati alle varie "esibizioni" di arti marziali, oggettivamente ben realizzate.
Se si sopporta il genere, è da non perdere, altrimenti ... passate.
IMDb 7,9 RT 97% * 4 Oscar (miglior film in lingua non inglese, fotografia, musica originale e scenografia) e altre 6 Nomination (miglior film, regia, sceneggiatura, costumi, montaggio, canzone originale)

 

203 * “The sea of trees” (Gus Van Sant, USA, 2015) tit. it. “La foresta dei sogni” * con Matthew McConaughey, Naomi Watts, Ken Watanabe
Durante la mia ultima visita alle bancarelle dei dvd di seconda mano, oltre ad una quindicina di titoli noti, ho comprato anche questo "a fiducia", contando soprattutto sul regista e sugli interpreti, ma anche incuriosito dall'ambientazione e dalle poche righe riassuntive del soggetto riportate sulla custodia.
Devo dire che sono rimasto abbastanza deluso dalla messa in scena, in particolare per la parte nel magico, affascinante bosco che avrebbe meritato una regia più competente in materia. Ciò che viene mostrato non ha alcun senso, mi è sembrato mal narrato e le poche "sorprese" sono ampiamente prevedibili.
Peccato, l'idea di fondo era buona ed il cast niente male .
Gus van Sant non è nuovo a questi alti e bassi, alternando film come Good Will Hunting (1997) o Milk (2008) a flop quasi clamorosi.
IMDb 5,9 RT 12%

 

Manca 202 * “Mein liebster feind” (Werner Herzog, Ger, 2004) tit. it. “Kinski, il mio nemico più caro” * documentario, con Werner Herzog e Klaus Kinski

 

201 * “Nelly was a Lady” (J. Richard Westen, USA, 1947) * con Donald Reed, Milton Shockley, John Stanley
Film “misterioso”, del quale si sa poco o niente. Segnalato e reso disponibile online da Jimbo Berkley, un appassionato sempre a caccia di film di pubblico dominio, quasi sempre misconosciuti. Tramite il suo sito free-classic-movies.com ho avuto occasione di guardare altri film “strani” come il black movie “Gang Smashers” (di Leo C. Popkin, 1938) e vari muti interessanti. Vale la pena leggere il suo articolo di presentazione (c'è ancke il link per streaming o download)
“Nelly was a Lady” è il titolo di una canzone di Stephen C. Foster (1826-1864), unanimemente reputato il padre dei cantautori americani avendo scritto centinaia di canzoni (fra le quali anche la famosissima "Oh! Susanna”), morto in circostanze abbastanza misteriose.
Il film tratta della vita di Foster, da quando era impiegato come contabile presso la ditta del fratello fino alla sua morte
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Per informazioni generiche, tecniche e recensioni  dei film consiglio di consultare i seguenti siti:

IMDb (Internet Movie Database) : il più completo, la Bibbia del Cinema, con archivio di 3.5mln di titoli e quasi 7mln di nomi (in inglese)

Rotten Tomatoes : meno dati di IMDb, raccoglie soprattutto recensioni in rete, quindi carente su film datati (in inglese, con numerose recensioni in spagnolo)

Film Affinity/es : trovo che sia il più completo per quanto riguarda film spagnoli e dell'AmericaLatina (in spagnolo)

Allo Ciné : sopratutto cinema francese, ma non solo (in francese)

 Upperstall.com  : specializzato in cinema indiano. uno dei più frequentati al mondo fra i siti che si occupano di cinema  (in inglese)

per ricevere o fornire informazioni cinematograiche potete scrivermi a giovis@giovis.com

     

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